Mercati delusi dall'incontro Trump-Xi, Borse in calo

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Il vertice a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping lascia i mercati nell'incertezza, con gli investitori che si aspettavano risposte più chiare sui numerosi dossier aperti, dall'Iran al commercio. E così, in un clima di delusione, le Borse europee, in scia con quelle asiatiche e sulla stessa lunghezza d'onda di Wall Street, concludono la seduta in netto calo. I pochi dettagli che arrivano dalla Cina rendono scettici gli investitori ed alimentano le vendite sui mercati azionari.

Non c'è dubbio che la spinta "rialzista della vigilia è stata così aggressiva da rendere possibile il rischio di una correzione", afferma Paul Skinner di Wllington management a Bloomberg Tv. Considerando l'instabilità dei mercati "obbligazionari, il problema dell'inflazione - aggiunge - e la mancata risoluzione della questione dello stretto di Hormuz al vertice tra Trump e Xi Jinping, credo che ci sarà una certa volatilità in futuro".

In questo quadro i listini europei hanno concluso la seduta in rosso con lo Stoxx 600, l'indice che raccoglie le 600 società con maggiore capitalizzazione, che ha ceduto l'1,5% . In rosso Francoforte (-2,07%), Milano (-1,87%), Londra (-1,71%), Parigi (-1,6%), in scia con i listini asiatici e con l'andamento negativo di Wall Street. Tra i settori maggiormente colpiti c'è quello tecnologico (-2,5%) che aveva accolto positivamente la visita del presidente americano in Cina, nella speranza di incrementare le prospettive di investimenti per l'intelligenza artificiale.

Ma non è tutto. Tra gli investitori, secondo gli analisti, si era rafforzata la convinzione di un intervento diplomatico della Cina per trovare una soluzione per l'Iran e lo sblocco dello stretto di Hormuz. Speranze che sembrano ormai affievolite, alimentando la corsa delle materie prime legate all'energia, con il petrolio che resta sopra i 100 dollari. In particolare il Wti guadagna il 3,5% a 104,72 dollari al barile e il Brent sfiora i 110 dollari (+3,2%). In rialzo anche il gas con il prezzo che sale del 6% a 50,56 euro al megawattora. In questo quadro si addensano le nubi all'orizzonte per i prezzi al consumo.

Le ipotesi di una nuova fiammata dell'inflazione fanno aumentare le scommesse sull'ipotesi che le banche centrali si muovano verso una stretta della politica monetaria. E così i titoli di Stato hanno messo a segno un balzo. Lo spread tra Btp e Bund si è allargato a 78 punti. Il rendimento del decennale italiano è salito di 17 punti base al 3,94%, quello tedesco al 3,16% (+12 punti), e della Grecia al 3,88% (+16 punti).

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