L'ex Roma, Milan e Psg: "I francesi avranno il possesso, l'Arsenal può essere comunque velenoso in contrattacco. Nei centri di formazione francesi c'è molta più qualità rispetto all'Italia"
Italiano impeccabile e sguardo del calcio sempre pertinente. E voglia di vincere intatta, anche quando c'è da disputare solo una partitella nell'ambito di un evento organizzato da All Accor, uno degli sponsor del Psg che ha portato al Parco dei Principi un centinaio di clienti, mischiandoli con vecchie glorie del club. Vecchio, il 39enne Jeremy Menez non lo è di certo, ma è tra quei giocatori che hanno inaugurato il nuovo ciclo di gloria del club della capitale francese. Fu suo il gol del primo titolo del club dell'emiro del Qatar, nel 2013. Menez era arrivato da un triennio alla Roma, e dopo un triennio al Psg, tornò in Serie A, al Milan. “E le squadre italiane – spiega Menez alla Gazzetta - le seguo sempre con interesse. Ho visto nel complesso una bella Roma, magari per momenti un po' in difficoltà, ma è normale nella sua evoluzione. Quest'anno comunque con Gasperini hanno fatto un salto di qualità rispetto agli anni precedenti. Sia come rosa che come gioco di squadra. Ne sono felice, perché è un grande club. E non è facile, perché stiamo parlando della squadra di una capitale, dove c'è pure la Lazio e c'è la pressione enorme delle radio e dei media”.
E il Milan di Allegri?
“Sono partiti bene, poi sono calati. Va detto che a livello di gioco hanno fatto un po' fatica rispetto al Milan che vorremmo vedere tutti”.
In generale, le squadre italiane sono uscite presto dalle coppe europee e l'Italia non si è qualificata per la terza volta di seguito a un Mondiale. Cosa sta succedendo?
“Mentirei se dicessi che sono sorpreso. Quando dopo la pandemia sono tornato in Italia alla Reggina, mi sono reso conto che la qualità era sparita. Nei centri di formazione francesi c'è molta più qualità rispetto all'Italia. Non so quale sia la soluzione, ma di sicuro va fatto qualcosa ripartendo dai settori giovanili, perché è da lì che fai crescere i giocatori”.
Insomma, bisogna fare giocare i giovani?
“Certo, ma vanno trovati anche i giovani forti. Non funziona se li si fa giocare solo perché sono giovani. Si deve lavorare anche su questo aspetto”.
Chi può vincere di nuovo la Champions League invece è il suo Psg. Contro l'Arsenal, parte da favorito?
“Si, perché il Psg ha già vinto l'anno scorso e quest'anno ha dimostrato di essere ancora la squadra più forte del mondo oggi. Però non è scontato. L'Arsenal prende pochi gol e ha giocatori forti davanti”.
Che partita si aspetta?
“Il Psg avrà il possesso, e l'Arsenal dovrà difendere di più e può essere comunque velenoso in contrattacco”.
Da ex del Psg cosa le piace e la impressiona di più di questa squadra?
“In generale il gioco che produce, un gioco collettivo, e il fatto che domina quasi tutte le partite. Non è una cosa scontata. Luis Enrique è riuscito a fare una cosa eccezionale: tutti i giocatori corrono, attaccano e soprattutto difendono. E se non corri in questo Psg, finisci in panchina. Anche questo fa la sua forza”.
Una forza che è esplosa dal momento in cui il Psg ha rinunciato alle grandi stelle come Messi, Neymar e Mbappé: c'è un nesso diretto?
“Secondo me, il nesso è la crescita generale. Quando giocavo io, il Psg usciva da un periodo complicato. Noi avevamo la missione di alzare il livello e penso che ci siamo riusciti. Per noi, che giocavamo al Psg dieci anni fa, non può che far piacere vedere il cammino realizzato. Poi il calcio è cambiato molto in questo lasso di tempo, quindi è difficile fare paragoni tra epoche diverse anche se non così lontane”.
Che calcio è quello di oggi?
“È un calcio più fisico, più rapido, forse un po' meno tecnico e fino a poco tempo fa ero un po' deluso del livello generale. Ai miei tempi c'erano giocatori forse più lenti ma con un bagaglio tecnico più importante. Il Psg però mi ha fatto tornare il piacere di guardare il loro calcio. E ultimamente ho notato stanno emergendo giocatori che mi ricordano quelli che incrociavo io sui campi”.
Tipo?
“Yamal, Olisé, Dembélé, Doué, oppure Paz del Como. Sono giocatori di grande qualità che mi fanno pensare a quando c'ero io. Allora per giocare in una squadra forte dovevi sapere davvero giocare a calcio, e non solo correre veloce. Forse la tendenza sta cambiando”.
Con il Psg è emerso Kvaratskhelia: può competere per il Pallone d'oro con Dembélé?
“In realtà tutti i giocatori del Psg posso ambire al Pallone d'oro, soprattutto se vincono la Champions. Magari Kvaratskhelia paga il fatto di non giocare il Mondiale, ma quello che sta dimostrando in Champion è fenomenale”.
A lei, che suggellò il primo scudetto parigino dell'epoca Qatar con un suo gol a Lione, le piacerebbe giocare in questa squadra?
“Anche allora c'era una squadra forte e soprattutto un bel clima di spogliatoio. Lo prova il fatto che è sempre un piacere ritrovarsi. Ma in questo Psg penso che mi divertirei anch'io”.



