Giuseppe Conte rilancia il campo progressista e parla da leader. Lo fa, all'indomani dell'evento con i civici di Alessandro Onorato, in una giornata densa di appuntamenti: prima con "l'Officina Repubblicana" di Giorgio La Malfa a Roma, poi ospite della "Repubblica delle Idee" a Bologna. "Quattro anni di governo Meloni" sono stati quattro anni di "fallimenti. Devono farsi da parte, ora tocca a noi", scandisce il leader pentastellato. Secondo cui, il centrosinistra "non parte da zero, abbiamo già tanti punti condivisi e una consuetudine di lavoro insieme. Il Movimento 5 stelle ha fatto una scelta di campo definitiva", forte anche dell'esperienza del Conte 2 che "fu un governo progressista a tutti gli effetti", rivendica.
Il tema della leadership resta sul piatto. Oltre alle primarie "ci sono altri modi, per esempio - come già sperimentato nelle elezioni regionali - si sceglie il candidato più competitivo per vincere", ma "non posso dire alla mia comunità incoroniamo" il leader del partito che prende più voti, ovvero il Pd, "perché non c'è consuetudine all'alleanza", argomenta Conte. Detto ciò, "se non dovessi essere io" il candidato "premier di questa coalizione, sarò sempre costruttore, mai rottamatore". Una stoccata diretta a Matteo Renzi nei cui confronti però - allo stato - non vengono (ri)sollevati veti. I riformisti dem che criticano l'alleanza con i pentastellati? "Signori volete fare senza di noi? Avete paura del M5s? - risponde pungente - Ci mettiamo nelle mani di Vannacci? Accomodatevi".
Dichiarazioni a parte, sarà la legge elettorale il primo banco di prova del campo largo, deciso a contrastare in ogni modo la proposta del centrodestra, ma ancora non del tutto compatto sulle proposte alternative. Le preferenze - come peraltro accade nella maggioranza - sono divisive: il M5s le ha inserite in un emendamento in commissione che riscrive integralmente il progetto degli alleati di governo, il Pd punta più sugli uninominali. E anche tra i dem ci sono sensibilità differenti. "Credo che le preferenze siano importanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento", esorta il governatore della Puglia, Antonio Decaro. Una spinta a cui si associa anche Onorato, assessore della giunta Gualtieri e fondatore di Progetto Civico Italia: ha organizzato 100 piazze in tutta Italia per chiedere di introdurre le preferenze nella legge elettorale.
A livello di politica estera, invece, il nodo principale è l'atteggiamento nei confronti della guerra in Ucraina. "C'è un punto da discutere ed è notorio - ammette Conte - ma dall'altro lato sono divisi su tutto". Il M5s è concentrato "sugli obiettivi politici che a breve presenteremo al paese", ma nel rapporto con gli alleati "non sarà un prendere un lasciare", rassicura l'ex premier.
Carlo Calenda, da parte sua, resta fuori e annuncia la costituzione di "un polo di centro, europeista, liberale e pragmatico", terzo rispetto a centrodestra e centrosinistra. "Lunedì - fa sapere - faremo una grande iniziativa a Milano dove ci sarà anche Pina Picierno, i Liberaldemocratici, la Fondazione Einaudi, +Europa. Azione che è il partito più grande, in questa area, ha il dovere di metterli insieme per andare alle prossime elezioni con un polo terzo, rispetto alla destra e alla sinistra".
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