Meloni frena sul disgelo con Donald, 'un errore Putin al G20'

3 ore fa 3

Vladimir Putin al G20 sarebbe un errore. La Nato va rafforzata e non debilitata da strappi transatlantici. La linea diretta con la Casa Bianca, dopo le tensioni degli ultimi giorni, non è stata ancora riattivata. Il disgelo tra Giorgia Meloni e Donald Trump resta un'ipotesi anche a Cipro, in una due giorni del vertice dei leader europei nella quale l'alleato americano è stato ancora una volta convitato di pietra. Forse non è il momento di ricucire, forse lo sarà fra qualche tempo. Di certo non aiutano i continui attacchi che l'amministrazione Trump sta mettendo in fila contro la Nato, l'Europa, la coalizione dei Volenterosi di Hormuz. "No, Trump non l'ho sentito, non c'è niente di particolare che stia facendo" per attenuare la tensione tra Roma e Washington, scandisce la presidente del Consiglio. A Cipro, Meloni, è arrivata con il piglio di chi va in trincea. La crisi energetica e la mancata uscita dalla procedura per deficit sono un binomio che pesa, anche per chi si avvia all'ultima manovra prima delle urne. Ma i grattacapi, per l'inquilina di Palazzo Chigi, non arrivano solo dal contesto economico. C'è un posizionamento geopolitico da calibrare dopo gli strappi tra Trump e l'Italia. Roma non è più un ponte tra l'Ue e gli Usa. Certo, la rottura con l'alleato transatlantico non ci può e non ci potrà mai essere. Ma la temperatura sull'asse Roma-Washington resta fredda.

L'attacco del Pentagono alla Spagna, con la email interna in cui si ipotizza la sospensione di Madrid dall'Alleanza Atlantica, non è piaciuta. Queste tensioni "non le vedo positivamente, credo che bisogna lavorare per rafforzare la Nato, per rafforzare la sua colonna europea, che è complementare all'Alleanza", sottolinea Meloni. Meno ancora, forse, è piaciuta l'ipotesi che la Casa Bianca inviti Putin al G20 che si terrà in Florida a dicembre. "Io penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a lui di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti", spiega il capo del governo, oggetto tra l'altro dei feroci attacchi del conduttore russo, filo-Cremlino, Vladimir Solovyov. "I rapporti con gli Usa - precisa - sono sempre solidi". Ma questo è il tempo della pazienza e della prudenza. Trump non è mai stato così lontano dall'Europa. E l'Italia è parte dell'Europa. E poi c'è un dato: difendere il tycoon è, dal punto di vista del gradimento, oggi quasi una follia. E sebbene il voto in Italia sia lontano, qualche preambolo di campagna elettorale già si intravede nelle parole di Meloni. Come, quando, ad esempio, attacca l'Ue per aver proposto una ristrutturazione del palazzo del Consiglio da 800 milioni. Per Meloni il vertice di Cipro è stata una navigazione accidentata. La proposta di scorporare le spese per la crisi energetica, così come è accaduto per il modello Safe, ha avuto qualche plauso, per esempio dalla Spagna, ma poco di più. Meloni ha visto in bilaterale il cancelliere Friedrich Merz - sul Patto "le posizioni sono distanti ma cerchiamo di avvicinarle" - ma non Ursula von der Leyen, che resta molto fredda sulla proposta di scorporo delle spese. A Cipro Meloni ha visto anche il presidente libanese Joseph Aoun. C'è, da parte dell'Italia il fermo sostegno ai negoziati tra Israele e Libano. Ma, sottolinea Meloni, "una presenza internazionale al confine tra Israele e Libano è necessaria. Il ruolo che gioca l'Italia può fare la differenza". La missione Unifil scadrà a fine anno.

"Il segretario generale Guterres deve fare delle proposte su come continuare a garantire una presenza in Libano: vedremo quali saranno le proposte e ci regoleremo di conseguenza", sottolinea Meloni senza escludere, quindi, un coinvolgimento italiano in una cornice extra-Onu. Un punto, questo, che rischia di aumentare la tensione tra il governo e Benjamin Netanyahu. Lo smarcamento dall'abbaccio di Trump, in fondo, passa anche dal Sud del Libano.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi l’intero articolo