Meli, la rivelazione di Velasco: "Il bronzo in Vnl un'incredibile vittoria. Julio ci dice di soffrire e non subire"

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La centrale si è guadagnata un posto nel gruppo azzurro e punta all'Europeo. Dalla Toscana a Bergamo che le è valsa la chiamata

Laerte Salvini

5 agosto - 19:47 - MILANO

Sette punti nella notte di Macao che valeva il bronzo, l'ultimo atto di una Volleyball Nations League vissuta come si vive un sogno. Denise Meli, centrale classe 2001 nata a Bagno a Ripoli, è stata una delle sorprese più piacevoli dell'Italia di Julio Velasco in questa estate di transizione: chiamata per la prima volta in maglia azzurra dopo un campionato d'A1 disputato con il Volley Bergamo, si è ritrovata catapultata tra le pallavoliste più forti del mondo e, invece di scomparire, ha lasciato il segno. Le azzurre erano reduci dal ko al tiebreak contro il Brasile in semifinale, l'unica sconfitta di un cammino altrimenti solido: ventiquattr'ore dopo hanno risposto da squadra vera, battendo 3-1 la Cina padrona di casa (25-16, 23-25, 25-22, 25-13) e conquistando la medaglia di bronzo. Nel tabellino, tra i punti di Antropova, Fahr e Nervini, ci sono anche i sette di Denise Meli, la debuttante. 

la chiamata

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Meli non usa mezzi termini quando racconta l'inizio di questa avventura: non se l'aspettava, e ce lo confessa con un candore che ha il sapore della sincerità più che della falsa modestia. "Non mi aspettavo minimamente questa convocazione. È sempre stato un sogno, ma non è mai stata una cosa che potessi toccare con mano: rimaneva sempre un ideale, come per tutti gli atleti". Quando la chiamata è arrivata davvero, lo stupore ha lasciato spazio quasi subito al lavoro: "All'inizio mi sentivo un po' un pesce fuor d'acqua, perché alla fine mi stavo allenando con le giocatrici più forti del mondo. È normale sentire quel gap". 

step

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Dietro l'esordio in Nazionale maggiore c'è una carriera che non ha conosciuto scorciatoie. Dopo il debutto giovanissima in A1 con Il Bisonte Firenze, Meli ha attraversato anni di gavetta in A2, tra Soverato, Montecchio Maggiore, Trento, Alba e Brescia, prima di tornare quest'anno nella massima serie con la maglia di Bergamo. Un cammino che lei stessa definisce diverso da quello di compagne più precoci: "Ci sono atlete che riescono a esplodere subito, a diciotto o diciannove anni, che giocano in A1 e in Nazionale fortissime da subito, come Linda Manfredini. Il mio percorso è stato più step by step: ho dovuto costruire ogni anno qualcosa, e inevitabilmente ci sono stati anche dei momenti di down". Tra questi, un infortunio serio all'epoca dell'Under 18 e un terzo anno di A2 in cui il dubbio di non essere all'altezza si è fatto sentire. "Poi però quello che mi ha sempre dato la pallavolo, i rapporti che ho trovato in questo sport, mi hanno dato la forza di andare avanti. È sempre stata la cosa che mi ha acceso di più nella vita, nel bene e nel male: credo che qualsiasi cosa riesca a darti così tante emozioni sia sempre la strada giusta". 

il gruppo

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Nell'Italia di Velasco, fatta di rotazioni e volti nuovi in questa prima parte d'estate, Meli si ritrova quasi per gioco nel ruolo di veterana: "A livello di età fai bene a dirlo, non sono più giovanissima. Ma non mi sento tale per le esperienze che molte altre hanno già vissuto". È proprio nel confronto con chi ha attraversato competizioni e pressioni simili che dice di aver trovato la crescita più autentica: "Condividere questa esperienza con chi l'ha già vissuta mi sta aiutando come bagaglio personale, a capire dove sono, cosa sto facendo, se è la strada giusta. E per come sta andando, posso solo dire che è la strada più giusta che potessi percorrere". 

le lezioni di velasco

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Chiamata in causa anche nella finale per il terzo e quarto posto, un impiego che non si aspettava, Meli custodisce una frase del commissario tecnico pronunciata in spogliatoio, diventata quasi un mantra personale: "Una squadra deve saper giocare anche male: non importa se bene o male, importa che tu arrivi alla fine dando tutto, senza mollare mai. Lui una volta ci ha detto: voglio che la mia squadra giochi soffrendo, ma non subendo. Per me è stato bellissimo, perché è come dire che lottiamo fino alla fine: soffriamo sempre, ma non siamo mai passive nel soffrire". 

sconfitta agrodolce

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Sul ko contro il Brasile, che ha preceduto di un solo giorno il bronzo, Meli non usa la parola sconfitta: "Mi dispiace se non è andata come molte speravano, ma è anche giusto che ogni tanto succeda. Fa sempre piacere portare a casa un oro, ma bisogna anche rendersi conto che i percorsi cambiano: le persone sono diverse, gli equilibri di una squadra cambiano. Per me questo bronzo, tra virgolette, non è una sconfitta: è un'incredibile prima vittoria di un gruppo che, pur avendo tante giocatrici che stanno insieme da tempo, a suo modo è nuovo". 

sogni europei

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Chiusa la VNL con una medaglia al collo - dedicata, come ha raccontato lei stessa a fine torneo, alla nonna - il prossimo sogno di Meli porta dritto all’Europeo: "Tolte le scaramanzie del caso, penso di essere in una delle Nazionali più forti di tutti i tempi. Vedo l'Europeo come alla nostra portata, molto accessibile. Non posso dire quale sarà il risultato finale, ma posso dire che potremo dire la nostra in modo molto convincente, magari sistemando quelle due o tre cose che in questa VNL non sono andate come speravamo".

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