Melanoma: il vaccino a mRNA dimezza i rischi

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Lo scorso 19 agosto Moderna e Merck hanno pubblicato i risultati del trial di fase 3 (una fase di studio molto avanzata) di intismeran autogene, la loro terapia oncologica personalizzata a base di mRNA contro il melanoma cutaneo di cui avevamo scritto a giugno.

Non si tratta di un vaccino antitumorale nel senso preventivo del termine (non è, cioè, un'iniezione che ci protegge dal cancro), ma di un trattamento per i pazienti oncologici che combina l'iniezione di un mRNA sintetico con l'immunoterapia Keytruda (pembrolizumab), un farmaco della Merck già utilizzato contro il melanoma cutaneo che ne potenzia l'effetto. Vediamo come funziona.

Una terapia personalizzata

Il trattamento è personalizzato da paziente a paziente: si preleva un pezzo del tumore del paziente e si analizza per scoprire quali mutazioni genetiche lo rendono unico.

Su questa "impronta digitale" viene costruito un mRNA sintetico capace di produrre nel corpo fino a 34 neoantigeni, ovvero proteine mutate tipiche di quel tumore. Il sistema immunitario impara quindi a riconoscere questi neoantigeni e ad attaccare le cellule tumorali.

Nel trial di fase 3, condotto su 1.137 pazienti operati per un melanoma della pelle in stadio avanzato, il trattamento ha ridotto in modo significativo il rischio che il tumore tornasse o si diffondesse, rispetto al solo Keytruda, senza mostrare nuovi problemi di sicurezza. È un risultato storico: è la prima volta che una terapia di questo tipo funziona in uno studio così avanzato.

Risultati promettenti ma non definitivi

Restano però alcune cose da chiarire: Merck e Moderna si limitano a parlare di miglioramenti «statisticamente e clinicamente significativi», senza fornire (per ora) numeri precisi; questi dati, si legge sul comunicato, verranno presentanti in un «prossimo evento medico internazionale», di cui non viene specificato il nome né la data. Insomma, si tratta di risultati preliminari sicuramente promettenti, ma non ancora definitivi.

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