Mei rilancia: "Il meglio deve ancora venire: 6 ori a Los Angeles, si può. E i Mondiali a Roma..."

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Il presidente Fidal pensa in grande dopo il trionfo agli Europei di Birmingham: "Stupito dai ragazzi e poi ci sono i big: Tamberi un fenomeno da studiare"

Elisabetta Esposito

Giornalista

20 agosto - 08:45 - MILANO

Ai Mondiali giapponesi un anno fa l’euforia per l’argento di Antonella Palmisano l’aveva fatto cadere in tribuna, con tanto di controllo ospedaliero... Stavolta, nonostante le occasioni per festeggiare siano state praticamente infinite, il presidente della Fidal Stefano Mei è uscito da Birmingham illeso: “Sono stato attento a scendere le scale, ma se ricapita una cosa come l’oro all’ultimo secondo della 4x400 che ci ha fatto vincere il medagliere mi parte la pompa... Quando è finita mi sono sgonfiato, non mi succedeva neanche quando correvo”.

Prima della partenza per l’Inghilterra ci aveva detto che puntava a superare le 12 medaglie di Spalato, gli Europei che hanno preceduto quelli di Roma dove ne avevamo prese 24. Ne sono arrivate 22... 

“Questi ragazzi mi hanno sorpreso di nuovo. Penso alla fantastica medaglia di Dariya (Derkach, il presidente chiama tutti gli atleti per nome, ndr) che a 33 anni corona il sogno di una vita, alle due 4x400 in cui abbiamo dettato legge a casa dei maestri, con i ragazzi che nell’uno contro li hanno sfondati... Sono stati straordinari e non riesco a non parlare di Momo (Soudassi, ndr) che all’esordio ha dato alla staffetta la spinta decisiva. Non so dire quale preferisca, potrei citare gli ori di Nadia (Battocletti, ndr) ma è troppo facile, è un’aliena, in Europa fa un altro sport... Però il terzo posto di Micol (Majori, ndr) è stato assurdo! Potrei dire Leo (Fabbri, ndr) che è leader mondiale, perché Andy (Diaz, ndr)?? Che cosa vogliamo dire di uno che arriva e sfiora il record del mondo? E Larissa (Iapichino, ndr)? Ci ha fatto sudare parecchio con quel centimetro di vantaggio, magnifica. Poi i due della marcia (Stano e Fiorini, ndr) e c’è pure quell’altro che è un altro alieno: in gara non saltava e mi chiamava, dicendomi che in allenamento faceva 2.32 ma che al dunque...”. 

Quell’altro è ovviamente Tamberi. 

“Certo. Gli ho detto: “Vedrai che arrivi lì e trovi le motivazioni giuste, avrai tua figlia in tribuna e saprai fare quello che sai”. Io ho sempre creduto in Gimbo, lo ha raccontato anche lui dopo quest’oro pazzesco. Lui è un fenomeno da studiare... Noi due non siamo andati sempre d’accordo, abbiamo avuto anche delle discussioni, però devo dire che quando dà la sua parola fa quello che dice. E poi si può discutere con tutti, poi si va oltre, è successo anche con Marcell (Jacobs, ndr). Ecco, il suo infortunio è stato un dispiacere enorme”. 

Con lui e Furlani si potevano superare le 24 medaglie di Roma? 

“Ma certo... Avete visto Marcell in semifinale? Avrebbe vinto dando una nuova spinta alla sua carriera e ci avrebbe fatto vincere anche la 4x100, dove poi si è fermato Ceccarelli. Stesso discorso per Mattia. Peccato, perché davvero con un po’ di sfortuna in meno si poteva stravincere”. 

Si è partiti con i ko di Furlani e Jacobs. 

“Ed è stata necessaria una riunione, perché il contraccolpo rischiava di essere pesante. Ci siamo spaventati. Ho detto qualcosa anche io, trasmettendo loro la mia certezza che saremmo andati a vincere il medagliere. Ma questa è una Nazionale fatta di ragazzi cattivi, in senso agonistico ovviamente. Del resto erano arrivati a Birmingham già un po’ arrabbiati”. 

Perché? 

“Erano infastiditi da certe stupide polemiche alimentate da chi secondo me di atletica capisce poco e niente: si diceva che le 24 medaglie di Roma fossero un episodio non aderente alla realtà e addirittura che Roma ci aveva fatto poi fallire a Parigi, nonostante il 70% di finalisti in più rispetto ai Giochi di Tokyo. Ho le spalle larghe, da atleta mi sono sempre qualificato alle Olimpiadi nelle ultime ore disponibili, figuriamoci se mi toccano certi servi sciocchi, ma vedere che attaccano i ragazzi fa rabbia”. 

Percepiamo un certo veleno... 

“Solo in risposta al veleno altrui, magari di chi ha avuto le sue possibilità ed è rimasto con in mano un pugno di mosche. Da quando sono presidente ho investito fortissimamente sull’attività di alto livello, costruendogli introno un sistema che porta risorse che poi finiscono anche alla base, visto che nessuno ha mai dato così tanti soldi alle società sportive. Quando sono arrivato c’era un accordo con un advisor con un minimo garantito di 2,1 milioni strutturato così: 400 mila euro di sponsorizzazioni e 1,7 milioni dalla RunCard, una cosa che era già nostra. Ora abbiamo 3 milioni secchi di sponsorizzazioni e 2 milioni di RunCard. Mi pare molto diverso”. 

Los Angeles è praticamente domani... 

“Sì, manca poco, tanto che io già penso a Brisbane 2032 e ai tanti giovani che stanno crescendo benissimo. A Los Angeles avremo ancora la crema di Tokyo, come Jacobs e Tamberi, più tutti quelli che sono emersi alla grande da allora, come Furlani e Battocletti, più tanti giovani, come Doualla e i fratelli Inzoli. Che cosa sogno? Almeno 20 finalisti e 6 medaglie d’oro, battendo il record del 2021. Io poi farò di tutto per portare a casa i Mondiali di Roma ‘29 anche perché tutti i grandi mi hanno detto che se ci riusciamo non smetteranno”. 

E ci riusciamo? 

“È difficile, davvero difficile. Più di Londra mi preoccupa la candidatura di un’africana come Nairobi, potrebbe diventare un problema. Il nostro però è un progetto fortissimo in cui tutto il Paese, partendo dal governo. rema nella stessa direzione. Sarebbe importante ospitare i Mondiali, non solo come ritorno economico, ma anche sociale, perché per fare atletica bastano un paio di scarpe e a prezzi stracciati i ragazzi, magari quelli che i nostri tecnici intercettano a scuola, possono venire al campo. I campioni nascono così”.

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