Mattarella omaggia Moro, il Senato ricorda le vittime del terrorismo

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Da Aldo Moro alle tante altre vittime del terrorismo e delle stragi. Uniti nel ricordo del prezzo pagato contro il "vile ricatto della violenza e del terrorismo". A cominciare dal leader della Dc che proprio il 9 maggio di 48 anni fa fu trovato cadavere in una Renault 4 rossa a due passi da Botteghe oscure. E' partito da lì l'omaggio delle istituzioni, reso fisicamente dal presidente Sergio Mattarella che in mattinata, accompagnato dai presidenti delle Camere Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, ha deposto una corona di fiori in via Caetani. E subito dopo, nella cerimonia ufficiale che quest'anno si è svolta al Senato (da tempo ci si alterna fra le due Camere). Presente il capo dello Stato, i vertici delle istituzioni, ministri e soprattutto i parenti delle vittime. Alcuni con la commozione che non hanno nascosto. Quasi tutti con la richiesta instancabile di verità. "Pretendere la verità è un accanimento dovuto e non ci arrenderemo mai. La vendetta non mi appartiene e non ci appartiene ma la riscossa sì", sono state le parole ferme di Massimo Coco, figlio di Francesco Coco, procuratore della Corte d'appello di Genova ucciso dalle Br nel 1976 e che due anni prima rifiutò la trattativa, appunto con i brigatisti, nel sequestro del magistrato Mario Sossi.

A ricordare "tutte le vittime di ogni forma di terrorismo" è stata anche la premier Giorgia Meloni. Sui social ha citato Moro ma anche Peppino Impastato, ucciso proprio il 9 maggio 1978 "dopo le sue denunce contro Cosa nostra" e il magistrato Rosario Livatino. "Non dimenticare è un dovere - ha scritto - per onorare chi ha sacrificato la vita per la libertà, per rispetto della nostra storia e per difendere ogni giorno la democrazia". Ai morti e a chi ha perso l'affetto di genitori, compagni, nonni si è rivolto "in punta di piedi" il presidente La Russa nell'aula di Palazzo Madama. Ad aprire la cerimonia - figlia della legge del 2007 che ha istituto la Giornata della memoria sul terrorismo - è stato l'inno d'Italia cantato dai liceali dell'istituto Manzoni di Latina. Per La Russa, "la memoria non è solo un album del dolore, ma è anche uno scudo.

Il più prezioso degli scudi a presidio di quei diritti e di quelle libertà che sono il cuore della nostra democrazia". Consapevole che il mondo sia cambiato rispetto agli Anni di piombo, ha ammonito: "Il pericolo è sempre in agguato" citando la guerra in Medio Oriente e "i nuovi rigurgiti di intolleranza" che non bisogna sottovalutare. Contro il terrorismo che non si ferma ai bersagli umani ma cerca di "trasformare le piazze in trincee di intolleranza", la seconda carica dello Stato propone come antidoto la coesione nazionale intesa come "la sostanza stessa della nostra democrazia", per cui l'Italia "non si è mai piegata e non si piegherà al vile ricatto della violenza e del terrorismo". Non nasconde i pericoli attuali, dovuti a "inaccettabili manifestazioni di odio e di intolleranza" nemmeno il presidente della Camera, Lorenzo Fontana che rilancia perciò il dovere della memoria. "Rievocare alcune tra le pagine più oscure del nostro passato è necessario per forgiare coscienze capaci di opporsi a qualsiasi forma di fanatismo". Convinto che per la politica, sia "un pilastro dell'impegno quotidiano in difesa della libertà e della dignità" perché "questi diritti non sono affatto scontati, ma vanno custoditi e preservati costantemente". In linea il vicepremier Antonio Tajani, presente al Senato e che poi in un tweet rimarca: "Il sacrificio delle vittime continua a rappresentare un monito forte contro ogni estremismo e un richiamo al valore della libertà, delle istituzioni democratiche e dell'unità nazionale".

Video Senato, la cerimonia per le vittime del terrorismo con Mattarella

Fra le testimonianze sentite in aula, quella commossa di Pierpaolo Deianna, figlio di Antioco Deiana agente di scorta morto assieme al magistrato Coco. O quella più critica di Alberto Capolungo, figlio di Pietro, ucciso dalla banda della Uno Bianca: "Su questo terrore sono ancora in corso indagini, ma gli assassini continuano a depistarle andando perfino in tv a raccontare evidenti falsità e mezze verità", alludendo all'intervista rilasciata di recente da Roberto Savi, capo della banda.

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