Il doppio ex tra la svolta del Toro e la Cremonese in crisi: "Sfida importante per entrambi. I grigiorossi non devono fare calcoli, ne hanno già fatti troppi nel girone di ritorno dilapidando un patrimonio"
Non gli abbiamo chiesto domenica per chi tiferà, scegliere sarebbe un tormento. In fondo, la Cremonese e il Toro sono due amori che vibrano con la stessa intensità, solamente appartenenti a stagioni differenti della vita di Riccardo Maspero. È stato un dieci vero di un calcio che (ahinoi) in Italia non esiste più, è diventato un personaggio cult della storia granata per via di quella "buca" scavata sul dischetto a Salas in un derby. Dopo si è seduto in panchina, poi è arrivato il padel, passione che condivide con l’allenatore del Toro Roberto D’Aversa (i due sono buoni amici) e con cui s’incrocia ogni tanto in un campo... di padel, circolo di Ortona. "Domenica sarà una partita importante. Lo sarà per il Toro, che vorrà vivere alla grande il finale di campionato. Lo sarà per la Cremonese per la quale, d’ora in poi, saranno tutte gare difficili. Allo stesso tempo, la Cremo non deve guardare in faccia a nessuno e ha un’unica strada: è quella di andare a vincere. Se inizia a fare i calcoli, non va da nessuna parte. Di calcoli ne ha già fatti troppi nel girone di ritorno dilapidando un patrimonio".
Giampaolo parte con una bella vittoria sul Parma, poi due sconfitte: lei che idea si è fatto?
"Quando cambi l’allenatore c’è sempre un qualcosa di nuovo che ti porta a dare nella prima partita qualcosa in più. Dopo, se ci sono dei problemi, tornano a galla. A Cagliari ha fatto anche un buon primo tempo, ma i problemi sono tanti e sta mancando la finalizzazione: in tutto il ritorno sono mancati i gol".
Lei è preoccupato?
"Eh sì, perché la prima cosa è fare gol. Quando si segna, poi ci si può sistemare in qualche modo per non prenderli. Se continui a non farli, ben che ti vada finisce 0-0. Più spesso perdi".
Chi ha trovato il gol con regolarità è il Toro di D’Aversa: come vede i granata?
"D’Aversa è riuscito a dare una bella svolta. Ha portato quello che serviva: l’entusiasmo e la forza per ottenere le vittorie. Robi è riuscito a dare al Toro dei valori importantissimi e fondamentali".
E viaggia a una media di 2 punti a partita...
"Robi è davvero bravo. Tante volte noi allenatori rischiamo di essere giudicati solo per i risultati. Bisognerebbe, invece, essere giudicati per tutto ciò che un tecnico porta alla squadra, all’ambiente e alla società. E Robi queste cose le porta sempre: al Toro ha centrato in pieno l’obiettivo: ha portato un grande entusiasmo. Era quello che serviva".
Si aspettava un rendimento così alto di Vlasic?
"Ha valori e qualità importanti. Tante volte, nei momenti difficili, i giocatori di fantasia o vengono messi in discussione oppure sono dirottati a livello tattico in alcuni ruoli poco congeniali alle loro caratteristiche. Invece, se hai giocatori di fantasia devi dargli libero spazio: la mossa di Robi di portarlo più avanti, da trequartista, è stata indovinata".
A Cremona Gigi Simoni mi ha creato e mi ha costruito come attaccante. Torino, poi, mi ha dato quella popolarità che prima non avevo mai avuto"
E il Toro gioca fisso con le due punte più Vlasic...
"Secondo me il calcio è a due punte più il trequartista. Per il resto, fai quello che vuoi. Ma, per come la vedo io, il calcio è a due punte: non a una, non a tre. Sono nato a Cremona con il direttore Favalli che diceva: la prima punta ti fa 20 gol, la seconda 15. Così parti già con una trentina di gol in dote".
Cremona l’ha fatta grande, Torino l’ha resa famosa: è tutto corretto?
"Tutto, sicuramente. Sono state due esperienze fondamentali nel mio percorso da calciatore: a Cremona ho trovato l’ambiente che mi ha aperto le porte di questo mondo, Gigi Simoni mi ha creato e mi ha costruito come attaccante. Torino, poi, veramente mi ha dato quella popolarità che prima non avevo mai avuto".
Arriviamo al famoso derby del 14 ottobre 2001 (3-3): lei scavò la buca sul rigore di Salas...
"E mi fermano ancora per strada per questa buca! Ma è possibile perché ho avuto la fortuna di indossare una maglia prestigiosa come quella del Toro".
Da allenatore cosa direbbe ai calciatori del Toro che affronteranno le ultime sei giornate, e in coda c’è il derby, forti della tranquillità dei 39 punti?
"Sicuramente di continuare a lavorare com’è stato fatto finora, con la stessa intensità e determinazione. Perché c’è da scrivere la storia di questa stagione. Chi vuole rimanere deve guadagnarsi la riconferma, e chi vuole andare via deve far vedere che va via dal Toro avendo fatto bene. Il calcio è questo: se fai bene, hai mercato e guadagni. Se non vai bene, non avrai mercato e non guadagnerai di conseguenza. E poi ci sarà da mettere la ciliegina all’ultima giornata...".
Cosa ne pensa della situazione ambientale che esiste a Torino?
"Non conosco di persona il presidente Cairo, per cui non posso dare dei giudizi. Però, io dico sempre che chi è presidente di una società va sempre rispettato perché tira fuori dei soldi. Chiaramente, chi compra il Toro sa che ha una grande responsabilità perché il Toro non è un club normale. Penso che, per quanto sia stato costruito in questi anni, c’è da essere contenti: ad esempio, prima che arrivassi io al Toro erano stati giocati tantissimi campionati di Serie B. Mentre durante l’era Cairo c’è stata una stabilità. È un valore".



