Martin: "Marquez è il favorito, Bez e Ogura mi hanno stupito. Ma io ho l'Aprilia e una grande occasione"

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Il leader iridato carico: "Nella seconda parte di stagione di solito vado meglio. Sono primo e in forma, felice di aver dimostrato a me stesso di saper uscire dai momenti difficili. I bookmakers mi snobbano? Penso a quello che posso controllare" 

Mario Salvini

Giornalista

7 agosto - 07:58 - MILANO

Per riposarsi un po’, durante la vacanza, Jorge Martin è andato da Girona a San Sebastian. In bicicletta. “Fanno circa 900 chilometri – ride lui - con 20.000 metri di dislivello. Ero con un gruppo di amici, ci abbiamo messo una settimana”. Poi si è fatto qualche giorno in giro per vigneti: “Mi è venuta la passione per il vino, dite che sto invecchiando?”. Per fugare i dubbi, allora, anche un lungo fine settimana a Ibiza, “a far festa”. Al quale ha invitato i suoi uomini-Aprilia. “Tutti quelli che sono potuti venire: mi piace molto l’idea di fare squadra. Ma no, non posso raccontare nessun particolare…”. 

Parliamo di campionato, allora: un anno fa esatto, a metà stagione, era a zero punti. Adesso è in testa, che effetto fa?

“Eh dai, mi sembra che stiamo andando un po’ meglio, no? In effetti è abbastanza incredibile, se pensiamo che a gennaio non sono nemmeno riuscito a fare i primi test. Essere riuscito a ritornare così è una di quelle cose che mi fa credere in me stesso. Sono molto soddisfatto. Più ancora del primo posto, sono contento di essere a posto fisicamente e in forma”. 

Di momenti brutti ne ha attraversati tanti: nel 2011 quando rischiò addirittura di non cominciare nemmeno la carriera per i problemi economici, le delusioni per la mancata promozione nel team ufficiale Ducati, gli infortuni dello scorso anno. Qual è stato il peggiore? 

“Troppi, davvero. Gli infortuni, il dolore fisico, sono la cosa peggiore. Però tutto quello che mi è successo mi è servito per crescere, per migliorare me stesso. Ma forse il momento davvero più buio è stato lo scorso anno a Valencia, quando, dopo una stagione piena di guai, mi sono reso conto che dovevo sottopormi ad altri due interventi chirurgici, a una mano e a una clavicola. Mi ero illuso di poter fare un bell’inverno, una buona preparazione in vista della stagione. Invece mi sono ritrovato in casa a non poter fare nulla da solo, nemmeno andare in bagno. Per questo è bellissimo essere dove sono ora, in testa alla classifica. Ho dimostrato a me stesso di essere capace di uscire da situazioni veramente difficili”. 

Non succede per caso di aver superato così tante difficoltà...

“No, sono veramente un duro. Anche se a dire la verità non è che stia tanto lì a pensare: ‘ce la posso fare, non ce la posso fare’: ci metto tutto quello che ho, e quello che viene viene. La mia forza sono la mia squadra, la mia famiglia e la mia fidanzata”. 

Qual è stato l’insegnamento più importante da tutte queste vicende? 

“Di vivere il presente e di godermi il momento”. 

E quindi quel motto di Conor McGregor che ha tatuato su un braccio: ‘non sono qui per partecipare, ma per prendere il controllo', non è più tanto valido. Con una sola vittoria fin qui, il suo primato in classifica è più che altro frutto della continuità, della capacità di gestire bene le situazioni… 

“Sì, più di qualcosa è cambiato. Prima ero molto dipendente, anche sotto il profilo del morale, dai risultati. Adesso dei risultati me ne frega davvero poco, non sono più la mia motivazione. Ora è più che altro una questione di come posso migliorare gara dopo gara. I risultati a quel punto diventano una conseguenza”. 

Quindi, Martin non è più Martinator? 

“No, no: sono sempre Martinator, solo in un altro modo. Diciamo che sono diventato Martinetor con un po’ più di consapevolezza. Più consapevolezza di me stesso e del mio sport”. 

Approccio che si direbbe appropriato: un anno fa Marc Márquez di questi tempi, dopo 11 gran premi, aveva 344 punti, lei è in testa con 208. Il campionato è più una questione di regolarità che di successi? 

“Questo è ovvio. Per esempio, io ho fatto del mio meglio, sono soddisfatto della mia prima parte di stagione. Ma mi rendo conto che non sia stata strepitosa. Quindi sono riuscito a fare meglio di tutti gli altri sì, ma so che per vincere devo fare ancora di più”. 

I bookmaker dicono che il favorito è Marquez, anche se in questo momento è solo terzo, la fa arrabbiare? 

“Non posso certo controllare quello che dicono i bookmaker, io posso controllare come mi alleno, come mangio, come mi preparo: e so che se farò tutto bene, lotterò fino alla fine. Poi è ovvio che diano Marquez favorito, è un nove volte campione del mondo e su una moto molto forte. L’importante è essere nella condizione di lottare con lui, uno dei più grandi della storia. Riuscire a farlo per me è già una vittoria”. 

In quanti siete in lotta per il titolo? 

“Non si può dire. È tutto ancora molto aperto, e sarà sicuramente molto divertente sia per gli spettatori che anche per noi che ce lo giochiamo…”. 

Allora ci dica chi l’ha stupita fin qui… 

“Ogura e Bezzecchi, tutti e due. Io so quello che valgo, quale sia il mio livello, e vederli in questo momento un poco più forti di me credo sia molto significativo. Ed è anche molto positivo, perché posso scambiare dati e informazioni importanti con loro che stanno andando così forte”. 

Da dopo le delusioni con la Ducati aveva raccontato di avvalersi dell’aiuto di uno psicologo: è ancora così? 

“Sì, lavoro con lui ogni giorno”. 

L’errore e la caduta al Balaton che hanno coinvolto anche Bezzecchi hanno cambiato qualcosa? 

“Che mi fa ancora un po’ male la schiena. Nient’altro. È stata una situazione difficile, anche per via dell’asfalto, ma credo che sia una di quelle cose che sarebbero potute capitare a tutti. Piuttosto ho capito che ancora non conosco la moto al 100%”. 

Delle piste che arriveranno su quale non vede l’ora di correre, e quali invece eliminerebbe volentieri dal calendario? 

“Non ne toglierei neanche una, perché nella seconda parte della stagione sono sempre andato meglio rispetto alla prima. E poi amo le extraeuropee, perché si rimane fuori: mi piace molto rompere la routine, allenarmi in posti insoliti. Normalmente mi aiuta a restare concentrato”. 

Ha deciso di andare in Yamaha prima ancora di cominciare la stagione, quando non sapeva il vero valore della nuova Aprilia. Pentito? Dei tempi, se non proprio della scelta…

“Come tutte le altre decisioni importanti della mia carriera ho pensato che fosse la migliore possibile per me e per la mia famiglia. Ma adesso non voglio pensarci, ho questa grande opportunità su una moto fantastica. E non voglio perdere nemmeno un secondo della mia energia pensando al futuro”. 

L’avversario più pericoloso è Marc Márquez? 

“Sicuramente sì. È quello che ha vinto di più, quello che ha più esperienza. Spero di essere pronto e all’altezza per battermi con lui.”

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