A tu per tu con il campione spagnolo della Ducati: "Vivo a Madrid perché avere il doppio dei soldi non cambierebbe il mio stile di vita. E perché credo che sia senso civico. L'ambizione più grande è finire la carriera divertendomi"
26 giugno - 10:12 - ASSEN (OLANDA)
Quando hanno annunciato il suo rinnovo con Ducati fino al 2028, Marc Marquez ha detto una cosa da restarci secchi: "Avremo obiettivi ancora più ambiziosi". Come più ambiziosi? Come si fa ad avere più ambizioni di tutto quello che ha già conquistato? Cominciamo da lì. "(Risata) Sì, mi rendo conto che, detto così, potrebbe sembrare da ingordi. Ma intendevo una cosa che non ha a che fare con le vittorie. Per me la cosa più ambiziosa è decidere tu quando è il momento di fermarsi e, al tempo stesso, fare in modo che sia nel massimo livello di divertimento. Spero di smettere di correre divertendomi fino all’ultimo e senza soffrire. Ho parlato con tanti campioni del passato e molti di loro mi hanno raccontato di un finale di carriera tribolato, non necessariamente in termini di dolori fisici, ma anche di frustrazione, per i risultati che non arrivano più, per la velocità che non è quella di un tempo. Dico che è l’ambizione più grande perché quella sensazione sarà quella che mi resterà, sarà il mio ricordo del motociclismo".
Il suo divertimento deve essere ancora pazzesco per essere superiore a quanto ha sofferto…
"Finalmente sono in un momento in cui non ho più dolore. E allora posso cercare il divertimento. A patto di non darmi obiettivi troppo alti. Mi rendo conto che, se avessi sempre aspettative di vittoria, mi provocherei un altro tipo di sofferenza. Che voglio evitare. Sono contento di poter sfruttare al meglio tutte le possibilità che ho, e ancora di più di sapere che lo farò ancora nei prossimi due anni".
A Brno ha detto: "Io non mollo mai". Dove trova tutta questa motivazione?
"Negli ultimi mesi mi sono reso conto che avrei potuto essere felice ancora guidando una moto. Dovevo però mettere in conto di patire dolore fisico. L’ho fatto pensando al futuro, ma, adesso possiamo dirlo, il futuro che avevo in mente non era tanto la seconda parte di questa stagione, quanto i prossimi due anni".
Sa giocare a poker?
"No".
Sta bluffando… Bagnaia dice che contro di lei non vorrebbe giocarci.
"No, davvero, giuro che non ci ho mai giocato. Ma è vero che, se lo facessi, non avrei bisogno degli occhiali da sole: tanto non lo capisci quello che sto pensando. Il problema è che certe volte non lo so bene nemmeno io".
Lei è il miglior pilota di questi anni, ha sempre la situazione sotto controllo, le sta stretto ogni tanto questo ambiente? Non vorrebbe provare qualcosa d’altro per vedere se potrebbe essere altrettanto bravo?
"No. No perché nella vita devi scegliere la tua strada. Io credo di avere scelto quella giusta per me. Non so, diciamo che potrei provare con le macchine, magari sarei un po’ bravo, non lo so, di sicuro non sarei mai un Hamilton o un Verstappen".
E al di fuori dei motori?
"La gente vede come eroi noi piloti o altri atleti. I miei eroi sono i medici, quelli che lavorano in ospedale. Forse perché in tutti questi anni ne ho visti talmente tanti… Non ne avrei la capacità, ma mi piacerebbe essere uno di quelli che salva la vita alla gente".
In conferenza oggi ha detto che non lo sa, se questo sarà il suo ultimo contratto. In ogni caso: dopo cosa succederà?
"È esattamente il punto in cui volevo arrivare: se finisci la carriera scottato dal tuo mondo, in quel mondo non ci vuoi restare più. Mi sono costruito la fortuna di poter decidere: potrei anche non fare più niente. Ma non mi ci vedo a vivere una vita così, senza stimoli e senza obiettivi. Per questo voglio finire in un modo bello, in un modo giusto, senza soffrire. Se sarà così, come spero, mi verrà voglia di restare per godere ancora di questo sport".
La gioia di correre è tale che accetterebbe di farlo anche piazzandosi a metà della griglia?
"In questo momento, la risposta a una domanda così è un rotondo no. Ma in futuro, non si sa mai. Ora no, perché ho dimostrato di poter ancora vincere".
Se le avessero detto che in due soli gran premi sarebbe passato da -102 a -40 da Bezzecchi…
"Avrei risposto: ‘Ma cosa ti sei bevuto?’. È una cosa persino incredibile da credere. In questo campionato sono già successe, succedono e continueranno a succedere cose incredibili, perché dal primo al sesto siamo tutti molto vicini".
Quanto c’è nella sua concretezza, nella sua determinazione, dei suoi genitori? Di sua madre, che ha continuato a lavorare dopo i suoi titoli, di suo padre, che non viene nel paddock a fare l’ospite, ma guida il suo motorhome da un GP all’altro in giro per l’Europa?
"Molto, credo. La mamma non lavora più, adesso è in pensione. E mio papà è così: molto attivo, il doppio di me, non lo puoi fermare. Adesso io vivo a Madrid, e allora lui cura il mio giardino a Cervera, non sta mai fermo".
Anche lei è così?
"No, no. Se c’è da lavorare in giardino lo faccio, ma quando si può evitare…".
Vive a Madrid e ha ancora la casa a Cervera. Perché non ad Andorra, come molti suoi colleghi? Perché non a Montecarlo?
"Ad Andorra ho avuto casa per quasi quattro anni, ma non ci ho mai abitato davvero e non ci ho mai pagato le tasse. Perché alla fine Cervera da Andorra è a un’ora di macchina, in pratica lassù ci tenevo solo gli sci. Stando da sempre in Spagna ho la metà di quello che potrei avere, ma mi sono sempre fatto delle domande. ‘Se avessi il doppio, mi cambierebbe la vita?’. La risposta era no. ‘Se in banca avessi il doppio, cambierebbe il mio stile di vita?’. La risposta continuava a essere no. Credo che ci sia un senso di giustizia, un senso civico: chi ha di più deve pagare di più. Con dei limiti, eh…".
Chi è il più forte contro cui ha corso?
"Questa domanda ha più di una risposta. Quando sono arrivato nel Mondiale, il più forte era Lorenzo, perché era il migliore in quel momento. Però in pista c’era anche Valentino che, in assoluto, lo dicono i numeri, è stato più bravo di Lorenzo".
Il prossimo anno in Ducati sarete le Furie Rosse: arriva Acosta. Pedro ha già detto che avrà molto da imparare da lei. Ma per lei non sarà tenera…
"Lo spero. Perché sarà la più naturale delle cose. Nessuno è invincibile. Se mi batterà non sarà nient’altro di quello che accade a tutti: un giorno arriva uno più giovane che fa meglio di te. Ma cominceremo a parlarne il prossimo inverno…".
È lui, è Pedro, il giovane che la scalzerà?
“Sono due o tre. C’è anche Aldeguer, che sta ancora guidando con una gamba sola. Arriveranno David Alonso, Maximo Quiles…”.
Torniamo all’ambizione da cui siamo partiti: nelle sue aspirazioni non c’è quella di battere i record di Agostini e di Rossi?
"No. O meglio: se me l’avessi chiesto cinque anni fa, avrei senz’altro detto di sì. Avrei risposto che cercavo di raggiungerli. Poi, dopo quello che ho passato dal 2020 al 2023, per me è un regalo anche solo essere qui. E quindi non avrebbe più avuto senso pensare a una cosa del genere. Adesso considero un onore e un regalo ogni volta che vedo il mio nome in qualche classifica dei record insieme a quelli di Ago e di Valentino. Avere un titolo in più o in meno non mi cambierà più la vita. Sono arrivato a essere in pace con me stesso l’anno scorso a Motegi, quando ho dimostrato a me stesso di essere ancora capace di vincere. Non volevo in nessun modo finire la mia carriera con gli strascichi del mio errore del 2020, quando sono voluto rientrare troppo in fretta. Ho rivinto, e ora sono a posto".

