
intervista
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L'ex bianconero racconta il suo calcio libero: "Prestai la camera a un compagno che era con una donna e nel frigo non trovò lo champagne, ma le scarpette..."
Furio Zara
2 aprile 2025 (modifica alle 07:27) - MILANO
l'andatura dinoccolata, l'aria svagata. Irregolare per naturale attitudine, disobbediente alle leggi del branco. Domenico Marocchino ha vissuto i suoi anni da calciatore in esilio volontario sulla fascia destra, nella penombra indulgente dove hanno diritto di cittadinanza i poeti della viandanza. Lì inventava ricami di dribbling, fughe da fermo, tracce celesti per i compagni. Giocava con la posa del bambino che per strada scalcia un sassolino, perso nei suoi pensieri leggeri. Il talento non gli mancava, ma si concedeva il lusso più grande, quello di sprecarlo.