Mariolina Bernardini: "Papà col Bologna nel cuore, ma sognava lo scudetto con la Roma. Disse due no alla Juve"

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La figlia del “Dottore” campione d’Italia da allenatore coi rossoblù nel ’64: "Era il suo Paradiso, amava il calcio giocato coi piedi buoni. I giallorossi gli preferirono Herrera: ci rimase malissimo"

Matteo Dalla Vite

Giornalista

12 marzo - 12:07 - MILANO

Sorride. Ogni aneddoto è un lampo. "Quando rileggo o rivedo la frase 'Così si gioca solo in Paradiso' mi emoziono. Non era uno slogan: era una verità. Una fotografia". Mariolina è a Roma e ricorda il papà con una dolcezza che ti conquista. Papà Fulvio Bernardini, capitano della Roma e allenatore scudettato col Bologna, l’uomo che ha messo il timbro in maniera decisiva su tante piazze: da calciatore, da guida. "Fra i suoi sogni aveva anche quello di poter vincere lo scudetto da tecnico della Roma. Ora le raccontò come andò…". La voce è chiarissima e Bologna-Roma di Europa League diventa il sano pretesto per parlare di Fuffo o del “Dottore”, colonna e graduato dei giallorossi per dieci anni sul campo, allenatore che amava il calcio bello e ben fatto, "quello coi piedi buoni - ricorda Mariolina -, perché quell’immagine, quella definizione, è sua". E si parte, nel nome del padre. 

Mariolina, da una parte la Roma dall’altra Bologna: da quale “pezzo di cuore” cominciare? 

"Dal fatto che con tutta la famiglia eravamo presenti all’Olimpico nel giugno del ’64: papà ci fece avere i biglietti in curva ed era un caldo pazzesco, mi ricordo tutte le macchine dei bolognesi festanti dopo la vittoria. Sa cosa mi viene in mente? Il Bologna giocava molto ma molto meglio di come disputò quello spareggio, ci tengo a dirlo perché per tutti era veramente uno spettacolo. Prima della gara vedemmo la famiglia Moratti: parlando fra loro erano già convinti di vincere a tal punto da aver prenotato un locale per festeggiare… Ma ha vinto papà". 

Ho affetto per la Roma, ma sono tifosissima del Bologna: prima di ogni partita mi messaggio con Stefano Dall’Ara, il nipote di Renato

Mariolina Bernardini

Perché il Bologna giocava come in Paradiso. 

"A Bologna venivamo praticamente in vacanza, quando papà era lì. Si mangiava da 'Pedretti', a volte faceva le conferenze stampa lì, era il suo luogo famigliare. La sua casa era vicino alla stazione, una di quelle che aveva Renato Dall’Ara. A Roma ho vissuto la mia vita ma quando venivo a Bologna in famiglia per andare da papà vedevo gli studenti, la leggerezza, la giocosità della gente e mi sarebbe piaciuto vivere e studiare lì. E poi quel Bologna giocava bene, lo dicevano tutti. Quella splendida frase, che ho rivisto nella finale di Coppa Italia vinta un anno fa e alla quale non ho potuto assistere, era davvero una istantanea, una foto a colori, la realtà". 

Quanto è tifosa del Bologna? 

"Molto tifosa, molto; ma sempre con l’affetto per la Roma ovviamente. Papà è stato la prima bandiera giallorossa, oltre 200 gare, capitano, lo sa che nella 'Canzona' di Testaccio viene citato? Bellissimo. Tifosissima, però, del Bologna a tal punto che prima di ogni partita mi messaggio con Stefano Dall’Ara, il nipote di Renato: abbiamo un codice su whatsapp, scaramantico. A suo tempo raccontavano che papà e Dall’Ara non andavano molto d’accordo perché Fulvio non andava a giocare a carte col presidente. La verità è che papà non amava parlare di calcio col presidente perché ci teneva a rimanere indipendente. Ma era un sentimentalone un po’… nascosto". 

Di certo è stato una colonna della Roma. 

"Dopo Lazio e Inter andò in giallorosso, 1928. Nella sua carriera disse di no due volte alla Juventus. Avrebbe potuto vincere tutto se ci fosse andato da calciatore e poi da allenatore. Nel primo caso conosceva molto bene il portiere juventino dei primi Anni 30: gli chiese di raggiungerlo ma scelse di restare alla Roma, diventando anche capitano. Da allenatore lo chiamò Boniperti. Ma lui amava scegliere uomini e avere un piano triennale per vincere. A Giampiero disse: 'Eddai, che ce vengo a fa’, lo sanno tutti che la squadra la fai te'. Questo era mio padre. Alla fine è andata così: avrebbe potuto vincere tutto se fosse andato alla Juventus ma non l’ha scelta ed è andato a prendersi altre due piazze nelle quali vincere, Firenze e poi Bologna". 

Mio padre trattava i giocatori come figli: Janich chiamava lui "papà" e me "sorellina"

Mariolina Bernardini

Ma il rimpianto Roma c’è. 

"Ecco, ma devo sottolineare che non retrocesse con lui eh... La storia, più avanti negli anni, è questa: i Marchini, allora proprietari, vennero a casa e gli proposero un contratto, papà era contentissimo, poi un socio degli stessi Marchini scelse con un blitz di prendere Helenio Herrera. Papà ci rimase non male: malissimo. Uno dei suoi sogni sarebbe stato quello di allenare a lungo la Roma fino a portarla allo scudetto. È un cruccio che si è sempre portato addosso".

Quel suo Bologna era pieno di campioni. 

"Amava guidare, da Bologna a Roma veniva sempre in macchina e si fermava sempre a Badia al Pino perché riusciva a telefonare senza gettoni. Odiava i gettoni, l’idea di avere un tempo prestabilito per parlare con noi lo mandava nei matti… Trattava i calciatori come dei figli, ricordo che li chiamava per nome. Con Janich esisteva un rapporto speciale, per lui era un po’ come il figlio maschio che non aveva mai avuto. E Franco lo chiamava 'papà', mentre io ero la sua 'sorellina'. Anche con Nielsen aveva un rapporto splendido: nel 1963 andammo a trovarlo fino in Danimarca con la macchina. Poi Bulgarelli, che simpatia…".

Mariolina, quindi come si pone davanti a questo euroderby? 

"Posso banalizzare, cosa che solitamente non amo? Ho seriamente il cuore diviso a metà. Il Bologna è una società super, mi hanno chiamato quando c’era Motta e mi hanno fatto visitare il centro tecnico e poi la terrazza al Dall’Ara intitolata a Fulvio. La Roma mi ha già chiamato perché nel 2027 compirà 100 anni. Amo entrambe ma il tifo per il Bologna è sempre stato vivo, forte". 

Delle squadre attuali che le piace? 

"So che Gasperini è un allenatore in gamba, conosco Dybala (che sarà assente per infortunio, ndr) per celebrità. Nel Bologna? Orsolini. Mi fermo qui. E magari le due partite le vedrò…". Nel nome del padre ovviamente.

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