Da quanto l'Union Berlin si è affidato alla 34enne tutta la Germania (e non solo) parla di lei: "Sarebbe bello se si aprissero strade e porte. Ora conta la partita con il Wolfsburg"
Tutta la Germania parla di lei. Marie-Louise Eta, nata Bagehorn, però è ora conosciuta in tutta Europa. È lei la prima donna ad allenare una squadra dei cinque campionati più importanti del nostro continente. La sua nomina ha quindi fatto scalpore. "Capisco che il fatto che io sia la prima allenatrice donna tenga banco, ma per me l'importante è il calcio - ha detto nella conferenza di presentazione -. Sono convinta sia fondamentale la collaborazione. Mi piace stare con la gente, avere successo. Per me conta che sabato ci sia la partita col Wolfsburg, nella quale dobbiamo fare bene". E spera: "Sarebbe bello se si aprissero strade e porte. Trovo semplicemente importante e chiaro che ci sia visibilità, ed è bello se, di conseguenza, si genera ispirazione e le giovani ragazze vedono che tutto ciò è possibile: che non si può mai escludere nulla e che conta solo il merito, e che si può arrivare ovunque si voglia".
commenti d'odio
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Sui social, come spesso accade, più di qualcuno, protetto dall'anonimato, ha riempito di insulti la nuova allenatrice dell'Union. "So che tutta questa storia ha un impatto sociale, ha un significato, e forse è anche un messaggio, ma per me ora deve contare altro - ha spiegato Eta -. Ci sono stati anche messaggi d'odio, ma so che ci sono stati molti messaggi positivi e questo deve prevalere. Quel che succede sui social, con molti che in maniera anonima generano odio, è un problema sociale che mi rende perplessa. Ma non è una questione che posso risolvere io. Per quanto mi riguarda, ci sono abituata e non è mai stato un problema. Per me è sempre e solo calcio. È lavorare insieme agli altri, ed è questo che mi piace di più: lo stare insieme, la collaborazione, il raggiungere il massimo successo possibile".
l'infanzia
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Marie-Louise ha cominciato è sempre stata appassionata di calcio. Ha cominciato a giocare a 7 anni, con il Dresden 06 Laubegast. Era una squadra mista, ma lei era solo una di due femmine. Suo padre era allenatore nel settore giovanile del club. Di lei raccontano che si presentasse al campo correndo col pallone, che si portava da casa, fra i piedi. Era talmente appassionata che durante gli allenamenti della prima squadra si metteva a bordo campo e ripeteva gli esercizi degli adulti. A 11 anni la prima squadra femminile (la FFC Fortuna). A 14 il trasferimento al Turbine Potsdam, dove entrò a far parte del giro della nazionale (nel 2010 divenne campione del mondo U20) e vinse la Champions League con la prima squadra. Un lungo percorso fatto di passione e impegno. Che l'ha portata a diventare la prima allenatrice donna di un club dei 5 maggiori campionati d'Europa. E ora tutti in Germania parlano di lei.

