Marcelino, l'uomo che ha reso letale Sorloth: "Poche parole, tanti gol. Se ha fiducia non si ferma più"

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L'allenatore uscente del Villarreal, con cui il norvegese segnava una rete ogni 89 minuti, parla del bomber nel mirino di Juve e Napoli: "È pronto per una squadra di livello assoluto"

Alexander Sorloth ha giocato in nove Paesi, ha vestito 11 maglie, ha vinto due trofei e un titolo di capocannoniere, ma è sotto la guida di Marcelino Garcia Toral - conosciuto soltanto con il nome di battesimo -, che è riuscito a esprimersi a livelli da record. Meno di una stagione al Villarreal, il 2023-2024, con una raffica di gol in sequenza: 18 in 25 partite complessive, con il picco di 17 reti in 21 giornate di Liga a dipingere una clamorosa media gol di una rete ogni 89 minuti. Il fiore all'occhiello, un incredibile poker al Real Madrid in un pirotecnico 4-4 di campionato. Per raccontare ogni sfumatura del norvegese nel mirino di Juventus e Napoli non c'è quindi nessuna voce migliore dell'allenatore in scadenza con il Villarreal, tecnico e incisivo come quando guida i suoi da bordocampo.

Marcelino, qual è la prima cosa che le viene in mente quando pensa a Sorloth?
"L'ho conosciuto ai tempi della Real Sociedad, anche se in quel periodo non ha avuto moltissima continuità: si contendeva il posto in campo con un altro attaccante di grandissimo livello come Isak".

Poi lo ha trovato al Villarreal...
"Ci siamo incrociati quando sono tornato qui nel 2023, a stagione in corso. Aveva già segnato alcuni gol a stagione in corso e, insieme a Gerard, era uno dei migliori marcatori della squadra. Fino a quel momento l'annata era stata discontinua, ma quel gruppo meritava più dei 12 punti che aveva conquistato in 13 giornate. Lui ha subìto un infortunio che gli ha impedito di giocare le prime partite, ma poi ha iniziato a crescere di condizione poco a poco e, superata una piccola ricaduta dopo Natale, ha iniziato a trovare la continuità".

​Con lei in panchina, Sorloth ha avuto la miglior media realizzativa di tutta la carriera: qual è stata la chiave del vostro rapporto?
"Lui è un ragazzo super rispettoso, prudente e che parla poco, ma in realtà è affettuoso nei rapporti e nei dialoghi. Sia lo staff tecnico che io in particolare conserviamo un ottimo ricordo di lui".

Dopo i quattro gol nel 4-4 contro il Real Madrid, lo definì "stratosferico".
"Per un attaccante è fondamentale avere fiducia nel proprio gioco, sentire il rispetto e il sostegno dei compagni e avere la necessaria serenità sotto porta. Penso che la fiducia dei compagni l'avesse già, ma è aumentata a mano a mano che diventava sempre più decisivo. Il sacrificio e il lavoro non sono mai mancati e l'efficacia è cresciuta di pari passo con il progressivo miglioramento del gioco della squadra. Abbiamo raccolto sempre più vittorie e più punti e questo ha avuto una ricaduta positiva sulla fiducia di tutti i calciatori, compreso lui. In ogni squadra questi fattori condizionano parecchio le punte".

Come descriverebbe il suo modo di giocare?
"È un attaccante di grandissimo livello, che condiziona molto la difesa avversaria per la sua stazza. È molto coordinato considerato quanto sia alto e forte fisicamente e ha anche un vantaggio importante: è mancino. Sul centro-sinistra si esalta ed è proprio dove con noi ha segnato tantissimi gol, oltre ad avere un tiro preciso sul secondo palo che ha fruttato parecchio. Per di più condiziona l'avversario anche in situazioni di pressing alto, perché è capace di vincere i duelli individuali e, da lì, generare situazioni di pericolo. Inoltre, come dicevo, è coordinato e molto rapido negli spazi e, se affronta dei blocchi medi, ha ottimi movenze alle spalle della difesa. Cerca l'appoggio, ma soprattutto la profondità, specialmente sul lato sinistro, dove sa creare molti problemi".

Perché con lei è riuscito a essere così efficace da segnare 17 gol in 21 partite in Liga?
"Credo che si siano uniti diversi fattori. In primo luogo, le sue qualità individuali. In secondo luogo, la sua fiducia e le sue motivazioni. E in terzo luogo, il fatto che la squadra giocasse in un modo che lo esaltava, sia a livello generale che di posizionamento. Inoltre, era assistito benissimo da giocatori dotati di ottimi piedi e capaci di fare l'ultimo passaggio. Ricordo in particolare che con Baena creava molte azioni offensive pericolose. In definitiva: qualità individuali, stile di gioco della squadra e compagni hanno contribuito a quel grande rendimento".

Il fatto di aver militato in sette paesi diversi gioca a suo favore?
"Di certo sa adattarsi molto bene. Contro i blocchi bassi, per esempio, la sua stazza lo renda un giocatore temibile: di testa è molto preciso, trova benissimo il secondo palo e dentro l'area è letale. È un attaccante di alto livello per il calcio moderno: ovviamente, come tutti i bomber, può attraversare momenti di discontinuità, ma ha un livello competitivo e di rendimento molto alto. È pronto per competere in squadre di livello assoluto: quando lo abbiamo perso, per noi è stato molto complicato farne a meno".

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