L'amministratore delegato traccia un bilancio del suo mandato: "Siamo tornati in utile con oltre un milione di euro". Nel frattempo: "Trattative aperte con Scorsese"
Cinecittà chiude il bilancio in utile e l'amministratore delegato Manuela Cacciamani fa il punto sui primi due anni del suo mandato. "Siamo tornati in utile con oltre un milione di euro", racconta all’Adnkronos, "ma dentro questo bilancio c’è l’esperienza umana dentro gli Studios più iconici del mondo: mettere insieme l’ambizione di tutelare l’azienda con quella di rispettare i diritti dei lavoratori è stata la sfida più grande". Il risultato, sottolinea, è merito anche dei dipendenti: "Hanno dato fiducia, hanno trovato risorse profonde per superare momenti di crisi. Cinecittà è sempre stata bella e dannata, ha vissuto stagioni positive e negative, e questo ha rafforzato il senso di appartenenza". Nel giorno del Cda, in cui presenta il nuovo organigramma, Cacciamani parla di come la nuova Cinecittà punti su giovani, ricambio generazionale, welfare aziendale, parità di genere, tradizione che guarda al futuro e competitività internazionale senza dimenticare l'attenzione alle produzioni italiane. "Essendo ritornati in una stagione economica più favorevole, è stato possibile riequilibrare i livelli all’interno dell’organigramma. Sono molto contenta che molte figure femminili crescano all’interno del Contratto nazionale dei lavoratori". Una crescita, precisa, fondata sulla "meritocrazia": "Non sono né maschilista né femminista, sono umanista e ritengo che l’umanità vada protetta". Tra i risultati concreti, il rinnovo del contratto nazionale, fermo da anni, e la modifica della norma che impediva ai parenti di primo grado dei dipendenti di accedere alle graduatorie: "Era una preclusione ingiusta. Ora abbiamo anche figli di dipendenti tra gli stagisti". Una scelta che valorizza mestieri manuali dove "la passione si tramanda in famiglia: si fa fatica a cercare un elettricista o un fabbro giovane".
Sono passati due anni dall'inizio del suo mandato nel 2017. Un bilancio.
"Siamo tornati in utile con oltre un milione di euro. Ma per me è altrettanto importante il bilancio dell’esperienza vissuta all’interno degli Studios più iconici del mondo. È stato sfidante tenere insieme l’ambizione di tutelare l’azienda e quella di rispettare i diritti dei lavoratori, gestendo al tempo stesso il legame profondo che ho con questa struttura. Sono molto soddisfatta che questa visione sia stata accolta da un gran numero di dipendenti, ai quali riconosco anche il merito dei risultati raggiunti. Tanta fiducia e tanti sforzi hanno contribuito a migliorare i numeri. A Cinecittà ci sono persone di grande talento che, in questi anni, hanno trovato dentro di sé le risorse per affrontare momenti di vera crisi. È sempre stata una realtà bella e dannata, capace di attraversare stagioni positive e negative, e forse proprio questo ha rafforzato il senso di appartenenza".
In che modo è cambiata come manager in questi due anni?
"Dopo due anni mi accorgo che oggi riesco a mettere insieme due dimensioni: quella umana e quella manageriale. Ogni azienda, per trovare davvero la propria identità, deve capire qual è la sua missione. E un manager può - e deve - influire sui valori che vuole imprimere a un’organizzazione. Per il resto ha solo doveri. Ma sui valori, invece, ha la possibilità e il diritto di indicare una direzione".
È in arrivo una nuova Cinecittà?
"Puntiamo su giovani, ricambio generazionale, welfare aziendale, parità di genere, tradizione che guarda al futuro e competitività internazionale senza dimenticare l'attenzione alle produzioni italiane".
Partiamo dal ricambio generazionale.
"Dopo una grande adesione all’esodo, stiamo cercando nuove figure, soprattutto perché con i nuovi teatri realizzati grazie al Pnrr - un progetto concluso nei tempi e con successo - abbiamo bisogno di professionalità capaci di offrire i servizi per cui quegli spazi sono stati pensati. Abbiamo inoltre modificato una norma che impediva ai parenti di primo grado dei dipendenti di accedere alle graduatorie. È chiaro che la Commissione debba essere esterna e che ci siano tutte le verifiche necessarie, ma quella preclusione iniziale era un’ingiustizia evidente. Ora abbiamo anche figli di dipendenti tra gli stagisti. Una scelta che valorizza mestieri manuali dove la passione si tramanda in famiglia: si fa fatica a cercare un elettricista o un fabbro giovane. Cinecittà è sempre stata al centro dell’immaginario mondiale grazie a nomi che appartengono al passato, che rispettiamo e ringraziamo profondamente. Ma oggi dobbiamo costruire nuove storie, nuovi protagonisti, nuove competenze".
Quindi ha ringiovanito Cinecittà...
"Negli ultimi mesi mi sono resa conto che per molti ragazzi sta venendo meno la voglia di superare i nostri cancelli. In un'epoca in cui tutto si consuma velocemente, il desiderio di avvicinarsi fisicamente a Cinecittà non è più scontato. E questo mi preoccupa: da bambina (suo nonno e suo padre sono stati dipendenti degli Studi, ndr) vedevo persone scavalcare il muro pur di girare una scena. Mi piacerebbe che quell’attaccamento non si perdesse. Da qui nasce 'Short Attacks!', la call to action per autori e autrici under 35. Abbiamo inoltre ampliato le iniziative aperte al pubblico, aumentando l’apertura dei cancelli e programmando nuove attività. Cinecittà oggi è più grande e può diversificare i servizi. La governance infatti dovrà aprirsi anche ad altre manifestazioni culturali legate alle immagini in movimento, dalle mostre immersive agli eventi celebrativi".
E per il welfare aziendale cosa ha fatto concretamente?
"Per lavorare bene bisogna essere sereni. Per questo abbiamo introdotto due settimane di smart working su quattro per madri e padri con figli sotto i dieci anni. Un risultato ottenuto grazie a un lavoro di squadra con il ministero della Cultura e la Dgca".
E sulla parità di genere?
"Essendo ritornati in una stagione economica più favorevole, è stato possibile riequilibrare i livelli all’interno dell’organigramma. Sono molto contenta che molte figure femminili crescano all’interno del Contratto nazionale dei lavoratori. Una crescita fondata sulla meritocrazia. Non sono né maschilista né femminista, sono umanista e ritengo che l’umanità vada protetta".
Lei come amministratore delegato di Cinecittà è ancora l'eccezione che conferma la regola?
"Nel mondo del lavoro molti ruoli chiave sono ancora occupati da uomini. Gli interlocutori che hanno il potere di far avanzare o bloccare un progetto sono spesso uomini. È un segnale evidente. Ma credo che le nuove generazioni se la caveranno meglio, hanno meno preconcetti. Il rischio, per le donne, è auto-escludersi: non proporci, non insistere, pensare di dover scegliere tra maternità e carriera, per cercare la perfezione. Se abbiamo contenuti e competenze, le aziende hanno bisogno di noi a prescindere dal sesso".
Come si resta competitivi nell'attuale scenario internazionale?
"Bisogna rimanere competitivi dal punto di vista del listino. Ci sono Paesi molto agguerriti dove il costo del lavoro è più basso: bisogna trovare un equilibrio costante tra investimenti e offerta, altrimenti si rischia di andare fuori mercato. La competizione sugli incentivi fiscali è enorme, ma l'Italia continua ad avere talenti di altissimo livello e una infrastruttura tecnologica che non ha nulla da invidiare a Hollywood. Grazie al Pnrr, Cinecittà è oggi al massimo della sua performance".
E le produzioni italiane?
"Stiamo portando avanti una politica di inclusione delle produzioni italiane. Ben vengano le grandi produzioni hollywoodiane, ma entrando a Cinecittà vorrei vedere tanti progetti italiani al lavoro. Credo infatti che si possa lavorare su due livelli: da un lato rispondere alle esigenze dei grandi progetti internazionali, dall’altro offrire soluzioni creative e sostenibili ai produttori italiani, coinvolgendo tutte le nostre aree. L'area post‑produzione audio e video è molto apprezzata: registi come Luca Guadagnino o Edoardo De Angelis sono frequentatori abituali dei nostri tecnici, che sono eccellenti".
Negli Studi di Cinecittà era attesa una grande produzione, 'Annibale' con Denzel Washington. È stata sospesa, cosa è successo?
"Purtroppo sono state sospese per motivi interni alla produzione. Il progetto "avrebbe occupato molti spazi fino al prossimo anno, per l’esattezza eravamo sold out, e chiaramente questo imprevisto a metà anno va gestito con cautela, ma la macchina commerciale non si è mai fermata ".
Chi potremmo vedere nei prossimi mesi a Cinecittà?
"I rapporto con gli Stati Uniti sono intensi. Stiamo finalizzando numerosi preventivi, anche con interlocutori statunitensi. Attualmente sono in corso lunghe telefonate in corso con Martin Scorsese. Chissà...".
Lei chi sogna di vedere negli Studios?
"Non ho dubbi: Terry Gilliam".
Cinecittà, che Lei definisce la 'fabbrica delle opportunità', il prossimo anno compirà 90 anni.
"Tra marzo e aprile sono previste molte iniziative che coinvolgeranno il pubblico e il quartiere, perché Cinecittà è parte della città e del territorio che la circonda. Lì vivono famiglie storiche del cinema - stuntman, tecnici degli effetti speciali - che da generazioni abitano quel quartiere. È un patrimonio umano che va valorizzato anche dal punto di vista industriale. Per i 90 anni arriverà anche un documentario, 'Girato a Cinecittà' di Roland Sejko. Alla presentazione mi piacerebbe che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, varcasse i cancelli: l’ultima volta fu Cossiga per i 50 anni. L'omaggio passerà anche da uno spot che sarà diffuso a livello mondiale".
Quale traguardo rivendica con maggiore orgoglio dall'inizio del suo mandato?
"Ho incontrato ragazzi e ragazze che mi hanno detto di vedere in me un modello di perseveranza e in un un mondo di comunicazione fugace, sapere che qualcuno raccoglie ciò che fai è un regalo".
Un sogno?
"Che grazie a iniziative come 'Short Attacks!' i giovani autori possano arrivare lontano, e perché no, anche agli Oscar".




