Mangiare kimchi potrebbe aiutare l'organismo a eliminare le nanoplastiche

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Le nanoplastiche entrano nel corpo attraverso cibo e acqua e si accumulano in organi come reni e cervello: un batterio del kimchi potrebbe aiutare a ridurne la presenza nell'organismo

Eu.Spa.

16 aprile - 17:23 - MILANO

Il kimchi è una di quelle preparazioni che l'Occidente ha scoperto tardi e che, una volta scoperta, non smette di sorprendere. A base di cavolo fermentato con aglio, zenzero e peperoncino, è un pilastro della cucina coreana. E in Italia è arrivato insieme all'ondata di serie tv, musica e cinema di Seul e dintorni che ha travolto l'ultimo decennio, e da un po' si comincia a vedere anche nei supermercati. Merito dei suoi benefici sulla salute: nel tempo, il kimchi ha guadagnato attenzione scientifica per le proprietà probiotiche, tra le quali, ci sarebbe anche la capacità di aiutare l'organismo a espellere le nanoplastiche. 

plastiche invisibili

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Si tratta di particelle ultrafini, più piccole di un micrometro, che si formano quando i materiali plastici si degradano. Entrano nel corpo attraverso il cibo e l'acqua e da lì possono attraversare la barriera intestinale e accumularsi in organi come i reni e il cervello. Quanto questo accumulo incida sulla salute è ancora oggetto di studio, ma la preoccupazione è reale e cresce con ogni nuova indagine.

Il team di ricercatori guidato da Sehee Lee ha isolato un ceppo batterico del kimchi, il Leuconostoc mesenteroides CBA3656, e ne ha studiato la capacità di legarsi alle nanoplastiche di polistirene in laboratorio. In condizioni standard, il batterio ha mostrato un'efficienza di assorbimento dell'87%, sostanzialmente identica a quella di un ceppo di riferimento. La differenza è emersa quando le condizioni sperimentali sono state modificate per simulare l'ambiente dell'intestino umano: il ceppo di riferimento è crollato al 3%, mentre il CBA3656 ha mantenuto un'efficienza del 57%. In pratica, il batterio del kimchi continua a legarsi alle nanoplastiche anche in un ambiente ostile come quello intestinale.

batteri spazzini del kimchi contro le nanoplastiche

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Nei test su topi privi di flora batterica propria, ai quali è stato somministrato il probiotico, la quantità di nanoplastiche rilevata nelle feci era più che doppia rispetto a quelli che non avevano ricevuto il batterio. L'idea è che il ceppo si leghi alle particelle plastiche nell'intestino e contribuisca a trascinarle fuori dall'organismo prima che vengano assorbite. "La contaminazione da plastiche è riconosciuta sempre più come un problema di salute pubblica", ammette la dottoressa Lee. "I nostri risultati suggeriscono che i microrganismi derivati da alimenti fermentati tradizionali potrebbero rappresentare un nuovo approccio biologico per affrontare questa sfida". Gli autori precisano che si tratta di una scoperta preliminare: il passo dai topi agli esseri umani è lungo e le applicazioni pratiche restano da dimostrare. Quello che la ricerca indica, però, è che i batteri lattici del kimchi non si limitano al loro ruolo tradizionale nella fermentazione, ma possono interagire con contaminanti ambientali in modi che fino a poco tempo fa non erano stati considerati. Una buona notizia per chi già apprezza la cucina coreana. 

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