Malattie neuromuscolari: la rivoluzione delle terapie grazie a ricerca e medicina di precisione

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Negli ultimi cinque anni, la ricerca e la medicina di precisione hanno rivoluzionato le terapie per le malattie neuromuscolari, un gruppo eterogeneo di patologie che colpiscono circa 4 milioni di persone in Italia e coinvolgono il sistema nervoso periferico e i muscoli causando diversi livelli di gravità e compromissione. Comprendono, tra le altre, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), l'Atrofia Muscolare Spinale (SMA), la Miastenia Gravis, la Distrofia Muscolare di Duchenne ed altre tipologie di Miopatie e le Neuropatie Periferiche, incluse quelle associate a patologie croniche come il diabete. Possono essere di origine genetica o acquisita e nel 90% dei casi si tratta di forme rare con conseguenti criticità in termini di tempestività diagnostica, accesso uniforme ai trattamenti e continuità assistenziale.

La giornata mondiale

Il punto sulle nuove opzioni di cura è stato il principale focus della IX Giornata delle Malattie Neuromuscolari, in programma il 21 marzo in 19 città italiane con il coinvolgimento di 30 centri specialistici che operano come punti di riferimento clinico-assistenziali multidisciplinari per la diagnosi, la terapia e il follow-up di queste patologie. L'iniziativa è promossa dall'Associazione Italiana Sistema Nervoso Periferico (ASNP), dall'Associazione Italiana Miologia (AIM) e dalla Società Italiana di Neurologia (SIN). Quello su cui possono contare i pazienti e le loro famiglie è un vero e proprio cambio di paradigma. La speranza di poter trattare una patologia e bloccarne o rallentarne il decorso in molti casi è diventata realtà e ha prodotto una trasformazione epocale nella neurologia pediatrica e dell'adulto. Malattie un tempo considerate incurabili, dunque, oggi beneficiano di terapie che agiscono direttamente sul “difetto di fabbrica” del DNA o del sistema immunitario. “Non siamo più di fronte a farmaci che tentano solo di alleviare i sintomi, ma a terapie “disease-modifying”, cioè che modificano la malattia. La capacità di intervenire sul DNA o sull'RNA permette di trasformare alcune patologie un tempo mortali in condizioni gestibili o croniche. Aggiornare la comunità scientifica, le istituzioni sanitarie, le associazioni di pazienti, i medici e i pediatri di famiglia, gli specialisti di varie aree e i pazienti stessi sugli sviluppi in questo settore è uno degli obiettivi della Giornata delle Malattie Neuromuscolari di quest'anno”, sottolineano il professor Angelo Schenone e il professor Antonio Toscano, responsabili scientifici della Giornata delle Malattie Neuromuscolari.

Nuove soluzioni che cambiano la prognosi

Un esempio emblematico è quello delle malattie del motoneurone. In particolare, la SMA, in cui gli oligonucleotidi antisenso (ASO) stanno permettendo ai bambini nati con questa patologia di sopravvivere innanzitutto e di raggiungere tappe motorie prima impensabili. In questo caso, è fondamentale lo screening neonatale per individuare precocemente la malattia. Gli ASO funzionano come piccoli “cerotti genetici” che istruiscono le cellule a ignorare un errore nel DNA. Anche la SLA, che nella sua forma sporadica è ancora orfana di terapia, è diventata una malattia trattabile con terapie basate sugli ASO per un gruppo specifico di pazienti portatori di una mutazione nel gene SOD1 (circa il 2-3% dei casi).

Soluzioni per geni difettosi

In questo ambito, anche per la Distrofia di Duchenne ci sono novità. Ci sono farmaci che utilizzano la tecnica dell'exon skipping (salto dell'esone) per “saltare” la parte danneggiata del gene e produrre una proteina, la distrofina, senza la quale i muscoli si indeboliscono progressivamente. La malattia non scompare del tutto, ma si trasforma da una forma grave a una più lieve e più lenta nella sua evoluzione. Grazie alle terapie con RNA e a quelle geniche non si corregge solo il messaggio, ma si interviene alla radice o si silenziano i geni tossici. La SMA è ancora una volta prototipale per le terapie di sostituzione genica. La cura è estremamente costosa, ma rivoluzionaria: una singola infusione sostituisce il gene difettoso. In Italia è già rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. Per la SMA, inoltre, è stato introdotto anche un farmaco, già esistente nella formulazione in sciroppo, sotto forma di compresse, con il quale sono stati trattati finora 26mila pazienti. La terapia è stata messa a punto per aumentare e sostenere la produzione della proteina SMN in tutto il sistema nervoso centrale (SNC) e nei tessuti periferici. La versione in pastiglia, più pratica e trasportabile perché non richiede la refrigerazione, è adatta a persone dai due anni di età o più, che pesano almeno 20 kg o più e sono in grado di deglutire senza l'uso di un sondino di alimentazione. La ricerca può anche arrivare “a spegnere” la produzione di proteine tossiche nelle neuropatie rare. In questo ambito ci sono risultati promettenti grazie all'RNA per le sarcoglicanopatie, che colpiscono i muscoli del cingolo pelvico e scapolare, con esordio infantile-adolescenziale, progressiva debolezza e possibili coinvolgimenti respiratori e cardiaci.

Uno “scudo” immunitario

Per malattie come la Miastenia Gravis o le neuropatie immunomediate, il problema è il sistema immunitario che attacca l'organismo. I farmaci di ultima generazione, realizzati con anticorpi monoclonali, agiscono come interruttori di precisione: bloccano l'infiammazione o eliminano gli anticorpi “impazziti” senza indebolire l'intero sistema immunitario come facevano i vecchi cortisonici. “Le malattie neuromuscolari rappresentano una sfida clinica e organizzativa complessa. L'efficacia di farmaci così avanzati dipende strettamente dalla qualità dell'assistenza. La rivoluzione terapeutica ha senso solo se accompagnata da una diagnosi tempestiva, come nello screening neonatale, poiché molti di questi farmaci danno il meglio se somministrati prima che il danno muscolare sia irreversibile. Inoltre, è condizione essenziale l'approccio multidisciplinare. Queste terapie richiedono una gestione che coinvolge neurologi, fisiatri, psicologi e infermieri specializzati, per garantire che il paziente riceva non solo il farmaco, ma un percorso di cura completo, che includa anche la riabilitazione”, concludono Schenone e Toscano.

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