Malattie infiammatorie intestinali: 400 mln i costi per il Ssn, giovane un paziente su tre

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Progetto Assobiotec-Federchimica

Nel prossimo decennio le Mici destinate a crescere di un ulteriore 30-40%: un modello anticiperà gli effetti economici di diagnostica e nuove terapie

di Ernesto Diffidenti

11 marzo 2026

Healthcare business graph and Medical examination and businessman analyzing data and growth chart on blured background

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La prevenzione, la diagnosi e la cura di diverse patologie si stanno sempre più muovendo nella direzione della “Target Medicine”, un modello che supera gli interventi standardizzati sulla popolazione per orientarsi verso diagnosi e terapie personalizzate, costruite sulle caratteristiche biologiche e cliniche di ciascun paziente.

Un cambio di paradigma che riguarda in modo particolare patologie complesse come le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) che pongono ancora numerosi interrogativi clinici. Negli ultimi anni queste patologie hanno mostrato una crescita significativa sia in termini di nuove diagnosi sia di prevalenza: negli ultimi dieci anni il numero di pazienti è aumentato in modo rilevante e le stime indicano che nel prossimo decennio la prevalenza potrebbe crescere di un ulteriore 30-40%.

L’impatto delle MICI non è soltanto sanitario

“In Italia - spiega Giorgio Ghignoni, co-coordinatore Gruppo di lavoro Prevenzione di Assobiotec – Federchimica - il costo diretto per il sistema sanitario supera i 400 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono i costi indiretti legati alla perdita di produttività e all’assistenza. Ad essere colpite sono spesso persone giovani, con conseguenze rilevanti sulla vita lavorativa e sociale: fino al 30% dei pazienti sviluppa disturbi d’ansia o depressione e molti caregiver sono costretti a ridurre o interrompere l’attività lavorativa. Uno studio del Centro EEHTA del Ceis ha stimato inoltre un costo di circa 21 milioni di euro annui per il sistema previdenziale. A livello individuale, i costi di trattamento possono arrivare fino a 20mila euro l’anno per paziente, ai quali si aggiungono quelli legati alle ospedalizzazioni, considerando che dal 20 al 40% dei malati viene ricoverato almeno una volta all’anno”.

Accanto alla dimensione economica emerge poi un tema strutturale del sistema sanitario italiano: le disuguaglianze territoriali. “In alcune aree del Paese - continua Ghignoni - l’accesso ai centri specializzati e alle terapie innovative risulta più complesso, con il rischio di ampliare il divario nella qualità dell’assistenza”.

È dunque evidente che le MICI rappresentano non solo una questione clinica, ma anche una sfida per la sostenibilità del Servizio sanitario cazionale. Per affrontarla servono scelte di politica sanitaria chiare e una visione di sistema.

Standardizzare i percorsi diagnostici e assistenziali

“La prima priorità - sottolinea Ghignoni - riguarda la standardizzazione dei percorsi diagnostici e assistenziali, attraverso l’adozione uniforme delle linee guida nazionali e internazionali e l’utilizzo di protocolli diagnostici validati, così da ridurre la variabilità nelle decisioni cliniche e garantire maggiore equità nell’accesso alle cure. Parallelamente è necessario investire nelle tecnologie diagnostiche avanzate che possono contribuire a rendere più tempestiva e precisa l’identificazione della malattia, consentendo al tempo stesso un utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie”. Un ulteriore elemento chiave “è rappresentato dalla presa in carico multidisciplinare, che integri competenze gastroenterologiche, nutrizionali e psicologiche”. In questo contesto assume particolare rilievo anche il coinvolgimento attivo dei pazienti attraverso programmi di educazione sanitaria e supporto psicologico, strumenti sempre più riconosciuti come essenziali per migliorare l’aderenza terapeutica e gli esiti clinici. Infine, un’attenzione specifica deve essere rivolta alla nutrizione clinica. “Garantire l’accesso ai supplementi nutrizionali orali prescritti dal medico, attraverso il loro inserimento nei Livelli essenziali di assistenza - spiega Ghignoni - permetterebbe di gestire in modo più efficace la malnutrizione associata alla patologia, migliorando il decorso clinico e la qualità della vita dei pazienti e contribuendo al tempo stesso alla riduzione dei costi per il sistema sanitario”.

Il progetto lanciato da Assobiotec

Per favorire la definizione di strategie e percorsi integrati di assistenza, nutrizione e cura sempre più personalizzati, efficaci e sostenibili in grado di valorizzare l’innovazione e di rispondere ai bisogni reali dei pazienti e del Sistema Paese, Assobiotec ha avviato una iniziativa multistakeholder di lungo periodo inaugurata con il lancio istituzionale del progetto alla Camera dei Deputati con l’evento “Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali: il valore della ricerca biotecnologica e della collaborazione fra Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti”. A questo incontro seguiranno altri momenti di confronto strutturato tra istituzioni nazionali e territoriali, clinici, associazioni di pazienti e industria biotecnologica, con l’obiettivo di allineare i bisogni assistenziali e l’innovazione scientifica. Il progetto prevede inoltre la realizzazione, a cura di ALTEMS e CEIS, di un modello econometrico predittivo/previsionale in grado di anticipare gli effetti economici legati alla disponibilità di nuove soluzioni diagnostico terapeutiche che sarà presentato alla fine del percorso.

“Puntare su diagnosi precoce, innovazione terapeutica e modelli assistenziali integrati - conclude Ghignoni - significa offrire percorsi di cura migliori ai pazienti e rendere il sistema sanitario più efficiente. Trasformare il progresso scientifico in scelte organizzative e politiche concrete non è più un’opzione: è la condizione per migliorare davvero la vita di chi vive con le MICI”.

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