Il segreto dell'olandese è una potenza lattacida che in gruppo ha solo lui. E che viene dal ciclocross, oltre che da un talento speciale
Un capolavoro assoluto. Quello che ha fatto Mathieu van der Poel sul traguardo degli Champs-Élysées andrebbe incorniciato e messo tra le opere più belle del Louvre. Un capolavoro di sofferenza, di forza, di resistenza. E il fuoriclasse olandese era probabilmente l’unico sulla terra a poter fare quello che ha fatto: van der Poel ha questa capacità di fare sforzi estremi, di sfruttare al massimo la potenza lattacida. È questo che ha prodotto i trecentocinque metri finali del Tour, trecentocinquanta metri mai visti. L’attacco decisivo van der Poel l’ha lanciato sulla terza salita di Montmartre assieme alla maglia gialla Tadej Pogacar. Collaborando per mettere più strada possibile fra loro e gli altri, hanno resistito al ritorno degli uomini veloci del gruppo, che volevano a ogni costo riappropriarsi dell’ultimo traguardo del Tour.
una balena pronta a ingoiarli
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A un chilometro e mezzo dal traguardo la coppia di fuoriclasse procedeva a tutta, con cambi regolari, con il gruppo dei velocisti a 4 secondi. Sotto la flamme rouge dell’ultimo chilometro, l’olandese è passato davanti per l’ultima curva a destra. Quando in fondo si è stagliato l’Arco di Trionfo la maglia gialla gli ha dato un ultimo cambio, con il gruppo degli sprinter che sembrava una balena pronta a ingoiarli. Pogacar si voltava continuamente indietro, van der Poel non lo ha mai fatto. A 350 metri dal traguardo l’olandese ha cambiato marcia, quando nessuno di quelli che stavano guardando lo credeva più possibile: Pogacar si è arreso, è stato lì che è cominciato il finale più incredibile di tutto il Tour. Dietro Mads Pedersen guidava la muta dei velocisti, ai 300 metri hanno ripreso Pogacar proprio mentre attorno alla ventesima posizione c’è stata una caduta, Evenepoel si è salvato per un pelo. Ai 250 metri Pedersen è partito lunghissimo, se non fosse che davanti c’era uno che era partito una vita prima. Van der Poel. Che si è spinto con tutto il suo peso sul manubrio. A 100 dal traguardo è arrivato anche il suo compagno e amico Jasper Philipsen a contendere la tappa a Pedersen nel caso che il suo capitano non ce la facesse a resistere. A 50 metri dal traguardo van der Poel si è alzato sui pedali e ha spinto con tutto quello che aveva.
ciclocross
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Sulla linea bianca ha dato anche il colpo di reni, mentre Philipsen tagliava il traguardo girato verso di lui con un pugno alzato per esultare. "Ci avrei creduto finché non avessi visto una ruota superarmi. In Olanda diciamo che a volte bisogna trovare le forze anche nelle dita dei piedi. Non so da dove mi sia arrivata questa forza, ma di sicuro non dalle dita dei piedi". Da dove arriva? Van der Poel, già dotato di suo di un talento fuori dal comune, ha allenato (soprattutto con il ciclocross) la sua potenza lattacida, cioè la capacità dell'organismo di generare energia attraverso il metabolismo anaerobico lattacido: questo gli consente di produrre acido lattico in sforzi ad altissima intensità ma di breve durata. Abbiamo cronometrato la volata di van der Poel: dura 29 secondi, ed è fuoco puro. Nel ciclocross, che van der Poel domina nella stagione invernale, questa capacità è ancora più decisiva che nel ciclismo su strada: serve a gestire i continui fuorigiri, i cambi di ritmo esplosivi e anche i tratti a piedi. Richiede un'elevata tolleranza all'accumulo di acido lattico e una sua rimozione velocissima nei brevi momenti di respiro. Van der Poel in questo è praticamente inarrivabile.
inarrivabile
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Dopo aver vinto si è accasciato contro una transenna, è scivolato per terra ed è rimasto lì sotto senza più fiato per diversi minuti. Quando è riuscito a muoversi, quando finalmente si è un po’ disintossicato, ha avuto soltanto la forza di aprirsi la maglietta per respirare finalmente a pieni polmoni. Il bacio con Roxanne è arrivato cinque minuti dopo la volata, quando Mathieu è riuscito a rimettersi in piedi. Poi è andato dietro il podio, e mentre passava la tivù stava mostrando la replica dell’arrivo: si è fermato, e si è guardato fare quella roba con gli occhi sbarrati, scuotendo la testa. Non ci credeva neanche lui. Un capolavoro a lungo sognato, immaginato. Dunque premeditato. "L’anno scorso ho visto questa tappa in tivù, e ho pensato che mi dispiaceva non esserci (era tornato a casa con la polmonite, ndr). Stavolta volevo esserci assolutamente. È stato bellissimo, ero lì con tutti questi campioni (parla lui, ndr). Mi sono giocato le mie chance negli ultimi 500 metri, ho spinto più possibile, non mi hanno preso. È una delle più belle vittorie della mia carriera". Perché vincere l’ultima tappa del Tour è per sempre, e con questo percorso ancora di più. Ma ricordiamo altre vittorie di van der Poel con questa sofferenza fisica: l’anno scorso, sempre al Tour, a Boulogne-sur-Mer, a Visegrad al Giro 2022, ancora al Tour nel 2021, a Mur de Bretagne. E sempre in quell’anno alla Strade Bianche e alla Tirreno-Adriatico. E prima ancora al BinckBank Tour nel 2020, e l’enorme vittoria all’Amstel Gold Race 2019. Quando fa così, è inarrivabile.




