Luis Enrique low profile: "Io nella leggenda? Non mi interessa". Vitinha: "Siamo stati i migliori"

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Il tecnico spagnolo si gode la seconda Champions consecutiva dopo la vittoria ai rigori contro l’Arsenal: “Sapevamo quanto sarebbe stata dura. È una vittoria che ci siamo meritati nell’arco della stagione”. Nessun discorso speciale all’intervallo, solo pragmatismo: “Le cose normali da fare contro chi difende bene”

Aveva un appuntamento con la storia. E Luis Enrique è arrivato puntuale, come sempre. Maglietta nera, look essenziale, quasi da uomo qualunque dopo una notte tutt’altro che normale. Del resto bastano gli accessori: la medaglia d’oro sul petto, la coppa dalle grandi orecchie in mano, la certificazione del bis europeo del suo Psg. Poi parla e prova quasi a riportare tutto dentro la normalità. “È una vittoria che ci siamo meritati nell’arco della stagione, anche se la finale è stata molto combattuta. Faccio i complimenti all’Arsenal, ha giocato da grande squadra. Abbiamo cercato di controllare la palla e alzare il pressing. E abbiamo vinto il titolo”. Il resto è quasi una presa d’atto: “Questo è il momento migliore della stagione. Siamo ancora campioni, due volte di fila, è incredibile". E, ancora una volta, Luis Enrique minimizza: "Cosa ho detto ai miei all'intervallo? Niente: le cose normali che si devono fare per attaccare una squadra che difende molto bene. I rigori? Siamo abituati". Tutto normale quindi, quasi non avessero appena compiuto un'impresa storica. E quando qualcuno prova a parlargli di leggenda, il tecnico chiude il discorso nel suo stile: “Io nella leggenda? Non mi interessa”.

 il capitano

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Marquinhos parla da capitano e da uomo simbolo di questo ciclo: “Abbiamo lavorato tanto per arrivare fino a qua, è stata una stagione lunghissima, ora dobbiamo godercela, abbiamo sofferto tanto. Contro l’Arsenal è stata molto dura, ma vedere i tifosi così contenti è il miglior finale possibile. Ci siamo detti 'una è storica, la seconda è leggenda', era questa la nostra motivazione per oggi”. Il brasiliano rende merito anche al tecnico: “Il mister ha saputo gestirci nel miglior modo. Abbiamo una bellissima squadra, possiamo fare bellissime cose.” Sui rigori nessun dubbio: “Sapevamo di essere forti, di poter vincere. Abbiamo un portiere che sa cosa fare, giocatori che sanno cosa fare”. E sul possibile assalto al record di tre Champions consecutive del Real Madrid, Marquinhos glissa sorridendo: “Vedremo, vedremo… Ora c'è il Mondiale, ma il Psg lotterà sempre per il livello più alto”. 

l'mvp

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Più tecnico e analitico il racconto di Vitinha, mvp della finale: “Se mi avessero detto appena arrivato a Parigi che avrei vinto due Champions avrei pensato che era una prospettiva ambiziosa, ma abbiamo meritato. Secondo me oggi siamo stati i migliori. Ma ora è difficile parlarne, bisogna godersi il momento”. Poi spiega cosa rende speciale questo Psg: “La nostra qualità migliore? Siamo umili, corriamo uno per l’altro. Abbiamo tanta mobilità, ed è una cosa che crea tanti problemi alle altre squadre. Ci piace giocare in questo modo. Se poi vinci, è perfetto”. Il centrocampista torna sulla partita: “Non penso di aver mai avuto i crampi prima d'ora, ma la finale di Champions League si sente. Il corpo è più teso e diventa tutto più difficile. Volevo esserci, ma sono contento che la squadra non abbia tradito”. Infine la lettura tattica del match: “Sapevamo che sarebbe stato difficile affrontare l’Arsenal, sono molto bravi a difendere e si sentono a loro agio. Nel primo tempo non avevamo spazio al centro e tra le linee, ma siamo stati pazienti, cercando di trovare la soluzione migliore. Nella ripresa abbiamo trovato più spazio e alla fine abbiamo meritato”.

La Gazzetta dello Sport

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