Lo stop a Schlein del M5s e di Avs sull'Ucraina: 'Basta armi'

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I piani unitari della segretaria Pd Elly Schlein devono fare i conti con quelli del M5s. In vista del tavolo di programma annunciato per settembre, le due parti stanno allineando i punti fermi. Anzi, le tre parti. Su Il Foglio Schlein ha ribadito che il Pd continuerà convintamente ad aiutare l'Ucraina a difendersi "con tutti i mezzi a disposizione", quindi anche quelli militari. Ventiquattr'ore dopo, sempre su Il Foglio, il senatore del M5s Stefano Patuanelli le ha risposto che invece "serve un elemento di discontinuità". Che poi è anche la linea di Avs: "Abbiamo votato contro l'invio di armi - ha ricordato il deputato Marco Grimaldi - Lo faremo ancora. La pace non si invoca. Si costruisce".

Sull'Ucraina, foto e comizi tutti insieme dei leader del campo largo per ora non hanno portato a compromessi. Per ribadire la posizione M5s, Patuanelli ha pure usato una citazione a rischio incidente diplomatico: "Einstein diceva che la stupidità è rifare sempre le stesse cose sperando di avere un risultato diverso". E infatti ha poi subito spiegato il senso: nessun riferimento agli alleati, ma al fatto che "dopo quattro anni e mezzo di guerra" senza risultati è il caso di cambiare strategia. "Serve un'escalation diplomatica, non militare - ha detto Grimaldi per Avs - Un cessate il fuoco, un negoziato, un piano di pace vero". Patuanelli prevede che le posizioni potranno convergere su una "limitazione del sostegno militare. Bisogna far capire a Zelensky che l'aiuto militare non è così scontato e bisogna portare le parti al tavolo negoziale". Ma difficilmente nel Pd, specie nell'anima riformista, ci sarà terreno per un ragionamento di quel tipo. L'Ucraina per cominciare. E Italia viva per continuare.

 Schlein non pone veti sulle alleanze. "Ma Renzi i voti non li porta - ha detto Patuanelli - Io credo che con Pd e Avs il coordinamento è forte, ma serve una componente moderata per vincere al centro. Ci sono tanti progetti che stanno nascendo, come quello di Alessandro Onorato…". Chiamato in causa, l'assessore a Roma e coordinatore di Scelta civica, ha aggiunto un nuovo elemento di discussione nel già intricatissimo e affollatissimo dibattito sul metodo per scegliere il leader del campo progressista. Onorato tifa per le primarie, ma "con una legge che obbliga a indicare nel programma un candidato presidente, potremmo indicare una figura autorevole che ci rappresenta tutti, non un premier, ma un garante del nostro percorso. Il premier" verrebbe invece indicato "dopo il voto, in base ai risultati". Per ora la proposta è caduta nel vuoto. Ma c'è tempo.

Prendendo spunto dall'Inghilterra, il segretario di Sinistra italiana e deputato di Avs Nicola Fratoianni ha invece rilanciato la proposta di patrimoniale, che non piace a Conte. E che anche nel Pd non trova particolare entusiasmo. "In Gran Bretagna - ha spiegato Fratoianni in un video sui social - 120 multimilionari hanno scritto al nuovo primo ministro: tassaci di più, perché per noi non è un problema. Mi piacerebbe che dai super ricchi del nostro Paese arrivasse una disponibilità anche solo a discuterne. Sarebbe un bel segno"

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