Sulla prima pagina de L'Équipe c'è spazio solo per i campioni. La coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo da Marquinhos, una squadra in festa e un concetto molto semplice a titolare: "Les invincibles", gli invincibili. Gongolano, in Francia, e fanno bene, perché in 68 anni di storia della massima competizione europea il loro movimento calcistico era pressoché sempre stato relegato ai margini, con la sola eccezione del Marsiglia di Bernard Tapie nel 1993. Due anni dopo, i titoli sono diventati tre, per merito di una squadra programmata per questo da un decennio, che più volte si è scontrata contro un muro e che ha trovato la via maestra lasciando andare le sue superstar.
"E' stata un'attesa lunga, molto lunga, per non dire interminabile - scrive Hervé Fouillet nel suo editoriale -. Ma ieri, al termine di una sessione di rigori mozzafiato, abbiamo finalmente assaporato quel delizioso piacere della felicità che si ripete in così poco tempo. Ed è stato magico". Una magia dovuta anche alle attuali stelle, che però, a differenza delle sopra citate, non sono arrivate a Parigi da tali: Dembelé, pallone d'oro in carica, e Kvaratskhelia, che se solo la sua Georgia giocasse il Mondiale ne sarebbe il naturale successore, pur non scintillando come al solito hanno fatto nascere, in combutta, il pareggio.
Ma il vero uomo-copertina - opinione comune in tutto il mondo, non solo in Spagna per ragioni di campanile - è la mente di questa squadra, Luis Enrique. Secondo tecnico della storia, dopo Zinedine Zidane, a vincere due volte di fila la Champions, riesce anche nell'arduo compito di mettere d'accordo la stampa di Madrid e quella di Barcellona. "Mantiene la corona", titola Marca dalla capitale, con il catalano Sport che è perfettamente in linea con un "Re d'Europa". "Lo fa di nuovo", sottolinea As.
In Portogallo, invece, O Jogo rimarca il "bis portoghese": con Vitinha eletto miglior giocatore, Nuno Mendes e Joao Neves in campo per tutti i 120 minuti e Goncalo Ramos a segno nella lotteria dei rigori, la brigata lusitana del Psg tiene alta la bandiera e si candida a un ruolo da protagonista anche al Mondiale.
Spazio, poi, agli sconfitti. L'edizione domenicale del Telegraph evidenzia in prima pagina la foto dell'abbraccio tutto brasiliano tra i rivali Marquinhos e Gabriel, dopo l'errore di quest'ultimo nel rigore decisivo, scrivendo che "il sogno dell'Arsenal muore". Infine, il Times esalta "una delle prestazioni difensive migliori di sempre", affiancando però allo stesso tempo un'analisi dura: "E' davvero difficile vincere in questo modo".
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