A sera la quadra ancora non c'è, ma "la notte è lunga". Perché l'idea rimane quella, almeno per Fratelli d'Italia, di arrivare a depositare il testo della nuova legge elettorale in settimana. In entrambi i rami del Parlamento, anche se oggi il borsino pende più per far partire l'iter da Montecitorio. Ma non è questo l'oggetto del rompicapo tra gli alleati, che si sono visti a più riprese in via della Scrofa, sede del partito di Giorgia Meloni per cercare di sciogliere gli ultimi nodi delle nuove regole per il voto.
"Tecnici", dicono tutti, ma trattandosi di legge elettorale inevitabilmente altrettanto politici. Dato per scontato l'impianto di un sistema proporzionale "con premio alla coalizione che raggiunge il 40%" per garantire "stabilità", come sottolinea il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, al tavolo si discute di listini e collegi, come spiega anche il vicepremier, e leader di Forza Italia, Antonio Tajani.
Per gli azzurri la trattativa la fanno "Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio", dice Tajani. E i due, come gli altri sherpa, a metà pomeriggio in una pausa dell'incontro con gli alleati, dossier alla mano tornano ad aggiornare il leader sull'andamento delle riunioni. Che riprenderanno all'ora dell'aperitivo, anche per consentire ai leghisti - Roberto Calderoli e Andrea Paganella - di votare in Senato. I tre partiti, alla ripresa dei lavori, non danno le stesse chance all'intesa finale, ma FdI sarebbe più che determinata a concludere. C'è l'ostacolo delle preferenze, dopo che si sono valutate in questi giorni tutte le possibilità, inserirle tout court, non inserirle, o inserirle ma con i capilista bloccati.
Sul punto, che sta particolarmente a cuore alla premier, lo scetticismo degli alleati è massimo, e la sola idea ha agitato un po' tutti i partiti in Parlamento. A sera sono in bilico, ma se non la dovesse spuntare, il partito della premier potrebbe ripresentare la proposta sotto forma di emendamento.
Altro scoglio è quello dell'ipotesi di ballottaggio laddove nessuna coalizione raggiunga il 40%. Nella proposta elaborata da FdI se nessuno supera il 35% i seggi sarebbero assegnati col proporzionale puro, tra il 35% e il 40% si andrebbe invece, appunto, al ballottaggio. Che non piace proprio alla Lega - Calderoli in testa - ma nemmeno a Forza Italia.
In più, da un punto di vista tecnico, un eventuale ballottaggio pone un problema con le province autonome di Trento e Bolzano e con la Valle d'Aosta, che al primo turno, da statuto, continuerebbero ad andare con regole diverse da quelle nazionali. Elemento in più per gli alleati per tentare di evitarlo. Ma si discute anche dei collegi, che potrebbero essere ridisegnati al di là del necessario adeguamento legato ai dati Istat sulla popolazione.
Mentre non sarebbe ancora superata nemmeno la questione della suddivisione dei seggi del listino legato al premio di maggioranza. Lo schema prevede un premio fisso, 70 seggi alla Camera e 35 al Senato da scomputare dall'attribuzione proporzionale, ma con tetto al 60%. FI e Lega avrebbero avanzato al partito della premier la richiesta di un accordo fin da ora, che spartisca in modo uguale i seggi, una richiesta difficilmente digeribile da Fratelli d'Italia, pur nella consapevolezza della necessità di essere "generosi" nei confronti degli alleati. Per le formazioni minori, come quella di Maurizio Lupi nel caso del centrodestra, molto probabilmente ci sarà il ripescaggio di chi ottiene il miglior risultato sotto soglia, che rimarrà al 3% anche per chi corre in solitaria.
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