Leclerc: "Scoprii il kart fingendomi malato all'asilo. A 11 anni iniziai ad allenare la mente in un centro"

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Il pilota monegasco si racconta al podcast di Gianluca Gazzoli: "Mi ero finto malato e mio padre doveva andare al kartodromo della famiglia Bianchi. Oggi voglio continuare a far sorridere papà e Jules"

Federico Mariani

10 aprile 2026 (modifica alle 11:55) - MILANO

L’amore di Charles Leclerc per la Ferrari sembra più vivo che mai. Il monegasco è arrivato all’ottava stagione in F1 insieme alla scuderia di Maranello, ma il legame con l’Italia ha radici profonde, risalenti ai tempi dei kart, come ha raccontato lo stesso Leclerc al podcast BSMT: “Sono fortunato, mi piace la genuinità degli italiani. Si è creato un rapporto speciale soprattutto con i tifosi”. Durante l’intervista rilasciata a Gianluca Gazzoli, Charles ha parlato anche dei momenti più difficili affrontati in questi anni e di due gare rimaste particolarmente nel cuore.

I DOLORI

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Leclerc associa la Ferrari a una fase dolorosa, quella legata alla perdita del padre Hervé. Nel 2017, poco prima che una malattia portasse via il genitore a soli 54 anni, Charles gli raccontò di aver firmato con la Rossa, anche se il matrimonio vero e proprio si sarebbe realizzato due stagioni dopo: "Sapevo che erano i suoi ultimi giorni di vita. Così gli dissi che avevo già firmato con la Ferrari. Era una bugia, ma per lui era molto importante". Proprio Hervé era stato il primo a mettere Charles al volante di un kart: "Avevo tre anni e mezzo, non volevo andare all'asilo. Così mi finsi malato. Papà, per coincidenza, doveva andare in un kartodromo gestito dal suo migliore amico, il padre di Jules Bianchi, e mi aveva portato con sé. Arrivato al circuito, non mi sentivo più malato. Feci il primo giro attaccato a un altro kart con una corda. Poi continuai da solo finché non finì la benzina". Quel giro in pista lo legò alla famiglia di Jules, suo amico e mentore scomparso nel 2015 dopo un incidente a Suzuka: "La sua perdita è stato un momento difficile da accettare. Ma non ho mai pensato di smettere: questo è ciò che mi fa sentire più vivo al mondo".

MOMENTI MAGICI

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Leclerc ha colto otto vittorie in F1, tutte con la Ferrari. Ma due di queste sono particolarmente speciali ai suoi occhi. La prima è il successo a Monza nel 2019: "Ho faticato a rimanere concentrato. La settimana di Monza è sempre particolare perché si sente tutta l’Italia che spinge la Scuderia. Vincere con tutta quella pressione rende il momento ancora più bello". L’altra perla è il GP di Monaco 2024: "Ho vinto sulle strade in cui prendevo il pullman per andare a scuola. Aspettavo l’autobus letteralmente sulla griglia di partenza. Era un momento che sognavo da tempo insieme a mio padre. Sono sicuro che lui e Jules vedano tutto da lassù. Voglio continuare a farli sorridere".

TIMORE

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C’è anche un terzo momento magico, che Leclerc ha ricordato con affetto: "Direi il mio matrimonio, perché è stato un giorno molto speciale". Poi sorride: "Ho avuto più paura quel giorno che durante una qualifica. Si può rifare un giro secco, ma il matrimonio no…". E a proposito di timori, Charles ha spiegato: "Mentre guido, la paura non deve far parte delle emozioni. Corro con il cuore, con l'emozione di fare qualcosa di speciale, con l'adrenalina. Quando avrò paura, mi fermerò e mi metterò da parte, perché non posso avere questa sensazione nell'abitacolo".

l'aspetto mentale

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"Quando prendi tutti noi 22 piloti nel nostro giorno migliore non abbiamo differenza nella performance. Quello che fa davvero la differenza è l’aspetto mentale. Riuscire ad accantonare le emozioni sul giro in q3, o in gran premio, durante un sorpasso al massimo della pressione: questo fa più differenza del talento puro. Per essere in Formula 1 tutti abbiamo talento. Quando avevo 11 anni sono andato in un centro di Viareggio, chiamato Formula Medicine, e ho iniziato a fare preparazione mentale, per la concentrazione, per controllare le emozioni nel modo migliore, ed è stato di grande beneficio per la mia carriera. Avevo una fascia in testa che mi diceva quando ero concentrato, quando ero rilassato e altro, e questo aiuta molto a capire le emozioni. Iniziare così giovane a curare questo aspetto mi ha aiutato nella carriera".

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