Leclerc: "Ferrari, il Mondiale è ancora aperto. Ma l'emozione vera me l'ha dato il matrimonio"

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Il monegasco alla vigilia del "suo" GP: "La gioia, la voglia di vincere, la passione, sono esattamente le stesse del mio primo anno. Al mio matrimonio ero agitato: quello è un contratto importante!"

Giulia Toninelli

Giornalista

2 giugno - 09:24 - MILANO

Ripensandoci, ripensandosi, Charles Leclerc si illumina. Finalmente si torna a casa, nella sua Montecarlo, su strade che lo hanno visto attraversare ogni fase di una vita intensa, amara e dolcissima insieme. Al suo nono anno in Formula 1, l’ottavo con una Ferrari a cui ha giurato amore eterno, il Principe di Monaco fa i conti con passato e futuro: "Perché dentro mi sento come se stessi per correre la mia prima gara, ma so che alcune cose con gli anni sono cambiate". Di lui, degli altri, del mondo che lo circonda. Adesso che lì, nella sua Montecarlo, ha vinto, si è sposato, ha trovato serenità e consapevolezza. "Ma senza perdere la voglia di vincere".

Charles, crede che questo Mondiale sia aperto? 

"Sì, certo. Una stagione come quella che stiamo vivendo, con un nuovo regolamento tecnico, permette ai team di avere una curva di sviluppo molto ripida. Nelle prime gare abbiamo scoperto tanto della nostra vettura, per poi lavorare a Maranello per sviluppi importanti. Lo scorso anno ci ha insegnato quanto le gerarchie possano cambiare velocemente".

Battere questa Mercedes, che finora ha vinto tutte le gare, è ancora possibile quest’anno? 

"Certo, questa stagione può andare in tutte le direzioni e il Mondiale è ancora aperto. Dobbiamo continuare a lavorare nel modo giusto e non perdere l’entusiasmo, soprattutto all’interno del team".

Che clima si respira nel team in questo momento? 

"Non penso di aver mai visto la squadra così al limite. C’è una mentalità aggressiva che mi piace molto, in ogni aspetto: la produzione, l’innovazione, i rischi che ci siamo presi. L’altro aspetto diverso che percepisco è quello della calma: vogliamo i risultati però allo stesso tempo c’è una lucidità nel gestire il tutto che qualche stagione fa non avevamo".

Non penso di aver mai visto la squadra così al limite. C’è una mentalità aggressiva che mi piace molto, in ogni aspetto

Charles Leclerc

Otto anni in Ferrari, nove in F.1. Sente di essere nel paddock da quasi un decennio? 

"No. La gioia, la voglia di vincere, la passione… sono esattamente le stesse del mio primo anno. L’unico aspetto per cui sento di essere ormai di casa in questo posto è il rapporto che sono riuscito a instaurare con le persone. In Ferrari mi hanno visto crescere e insieme abbiamo passato momenti belli e brutti".

Da oltre un anno lavora con Lewis Hamilton. Cosa avete imparato l’uno dall’altro? 

"Lui da me? Non saprei proprio (ride, ndr). Ma so cosa lui ha passato a me, tantissimo. Un pilota che ha vinto tanto come Lewis ha un metodo di lavoro molto preciso, un modo che sotto certi punti di vista mi ha aperto la mente. Ho avuto una grande fortuna nella mia carriera: dei compagni di squadra di enorme talento e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa e mi ha permesso di crescere".

Pensa mai al giovane Charles, arrivato in Ferrari nel 2019? 

Sì, ogni tanto penso a quante cose abbiamo passato da allora. Oggi sono molto più paziente, perché quando sei giovane vivi ogni situazione con grande emozione, invece ora ho imparato ad andare oltre all’episodio singolo. Questo mi ha permesso di superare anche delle delusioni importanti".

Ferrari driver Charles Leclerc, of Monaco, drives during the sprint race at the F1 Canadian Grand Prix auto race in Montreal, Saturday, May 23, 2026. (Jacques Boissinot/The Canadian Press via AP)

Per esempio? 

"Eh, ce ne sono state parecchie. Monaco alla fine l’ho vinta, ma avrei preferito vincerla con qualche anno di anticipo. Poi mi viene in mente l’errore a Baku in qualifica nel 2019. Ma adesso sono in pace con il passato, penso che tutto mi sia servito".

In F.1 sono arrivati tanti giovanissimi. Che effetto fa vedere una nuova generazione di talenti? 

"Fa un certo effetto. Fino a un certo punto chi arrivava in F.1 erano piloti con cui avevo corso: poco più grandi o poco più piccoli di me. Adesso invece stanno arrivando dei ragazzi contro cui non mi sono mai confrontato nelle serie minori. Magari avevo già sentito parlare di loro, come Kimi Antonelli, di cui ho sentito parlare fin dai tempi dei kart. E questo solitamente indica un talento molto speciale".

La Ferrari non vince dal GP del Messico 2024. Quando tornerete sul gradino più alto del podio? 

"Spero presto, la squadra sta davvero lavorando bene. Monaco poi è sempre una pista un po’ speciale, dove tutto può succedere. L’anno comunque è ancora lungo".

Un anno speciale anche fuori dalla pista: a febbraio si è sposato con Alexandra Saint Mleux. Che giornata è stata? 

"Stupenda, indimenticabile. Abbiamo fatto una piccola cerimonia a Montecarlo, poi faremo una festa più grande più avanti. Non pensavo sarei stato così emozionato ma quando sono arrivato sul posto devo dire che l’agitazione c’era, quello è un contratto importante!".

Vi siete goduti anche un giro su una splendida Ferrari Testa Rossa del 1957. 

"Sì, l’abbiamo scelta insieme, con Alexandra. Le ho fatto vedere un po’ di macchine che potevamo avere per quel giorno e lei si è subito innamorata della Testa Rossa".

Avere Alexandra in pista, nei weekend di gara, è importante per lei? 

"Molto. Avere dei punti di riferimento, in questa vita così frenetica che facciamo, è fondamentale per restare sé stessi e avere anche un occhio sul fuori. C’è Alexandra, che è la persona con cui condivido la vita, ma ci sono anche tutti i miei amici e familiari, che sono fondamentali in questo, come mia mamma e i miei fratelli".

Mamma Pascale si agita ancora come un tempo nel vederla correre? 

"Forse un po’ si è abituata ormai, però sì credo che da mamma si preoccuperà sempre".

E a lei piacerebbe, un giorno, avere un figlio pilota? 

"No, meglio di no! Non sarò io a decidere ma dovessi scegliere vorrei che facesse altro. Già seguire le gare di mio fratello minore, Arthur, è una sofferenza. Non oso immaginare un figlio...".

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