Mentre James diventa il primatista per partite giocate in carriera, KD supera Michael Jordan al quinto posto nella classifica dei realizzatori all time. Mentre i "grandi vecchi" si prendono ancora le copertine, l'Nba fatica a trovare nuovi protagonisti che ne raccolgano la gigantesca eredità mediatica
LeBron James supera Robert Parish e diventa il primatista per partite giocate in stagione regolare, addirittura 1612. Kevin Durant supera Michael Jordan come quinto miglior realizzatore di sempre, ora dietro solo a Bron, Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone e Kobe Bryant. James e Durant, Durant e LeBron. Ancora loro, sempre loro. E c’è Steph Curry infortunato, altrimenti parleremmo pure delle sue implacabili triple, del trio che è fotografia della Nba da oltre 15 anni. Dei tre che a Parigi nell’estate 2024 hanno vinto la medaglia d’oro olimpica per gli Stati Uniti alla faccia dell’anagrafe. Possibile che l’Nba non trovi alternative, non tanto tecniche - Nikola Jokic è un campione mai visto prima, domina senza saltare - quanto di immagine? Sì, è la realtà delle cose. Il Joker, Luka Doncic, Giannis Antetokoumpo, Victor Wembanyama, insomma gli europei da copertina, ci provano a imporre il cambio della guardia, ma sinora con alterne fortune. Poi ci sono, anzi non ci sono ancora, gli americani. Ant Edwards, Cade Cunningham, Jayson Tatum e Jaylen Brown sono tra color che son sospesi, scriverebbe Dante. C’è il canadese Shai Gilgeous-Alexander che vince, ma non muove una foglia in termini di impatto carismatico. Negli States sperano tanto in Cooper Flagg. Proiezioni, aspettative. Ma manca “la polpa”. Grandi giocatori, certo. Ma non i “mostri” capaci di abbinare prodezze e trionfi, titoli e personalità debordante. Cercasi ricambio, disperatamente.



