La vita oltre le sbarre, al Meeting le storie di riscatto

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Potere guardare oltre le sbarre della propria cella e sperare in un futuro diverso, magari con una professione consolidata ed un lavoro. Le storie di riscatto approdano al Meeting di Rimini che vedrà nel giorno di apertura, venerdì 21 agosto, un focus proprio sulle carceri, "La vita oltre il muro".

Tra le esperienze c'è quella della cooperativa milanese Cds, Cooperativa di Solidarietà Sociale, che forma cablatori di quadri elettrici e li produce per primarie imprese italiane e internazionali. Impiega anche giovani del Beccaria di Milano, dove funziona un vero laboratorio per imparare il mestiere, e pure giovani sotto osservazione della giustizia minorile a piede libero, con formazione in azienda. I quadri elettrici di Cds vanno in tutto il mondo (più del 50 per cento del prodotto è infatti per l'export).

Sono una decina all'anno gli inserimenti lavorativi presso aziende del territorio di giovani che sono stati formati e seguiti da Cds dentro e fuori dal carcere. A portare l'esperienza nella Fiera di Rimini sarà il presidente della cooperativa Antonio Baldissari. Ad ascoltarlo anche il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. "Uno strumento importante per giovani che si riscattano grazie a un percorso legato a un processo di produzione. Una eccezionale storia di educazione e lavoro tra i giovanissimi", sottolineano gli organizzatori. Storie dunque che vogliono guardare oltre la repressione e le misure meramente punitive. Secondo una recente ricerca condotta dal ministero della Giustizia negli istituti penali minorili, i ragazzi immaginano, dopo il carcere, un domani "normale", fatto di legami, amicizie e anche di "un lavoro pulito".

Esperienze come quelle di formazione al Beccaria si inseriscono dunque in questo desiderio di non rimanere impantanati nell'esperienza del carcere. E soprattutto il lavoro e la formazione sono un altro modo di guardare questi giovani, in fretta identificati tutti nelle cosiddette baby gang. Proprio dal Beccaria si era levata di recente la voce del cappellano, don Claudio Burgio: "I ragazzi a 14, 15, 16 anni, a volte purtroppo anche dopo, sono profondamente incoscienti, ancora immaturi, a volte non riescono a percepire la gravità dei loro reati. Spesso questi ragazzi non sono stati educati in un codice etico, un codice di valori. Parlare di maranza, parlare di baby gang - le sue parole rilanciate dai media vaticani - significa voler semplificare un fenomeno giovanile di disagio molto profondo".

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