Il tecnico alla vigilia della partita contro il Torino gli aveva chiesto di aiutare di più la squadra e si è sentito rispondere "Non ce la faccio". La pubalgia dell'attaccante e quello che i rossoneri si aspettano da lui
Cure, esercizi blandi, carichi di lavoro dosati con precisione certosina, controlli medici per monitorare lo stato di salute del muscolo. No, non è decisamente questo il programma di lavoro che Leao avrebbe voluto seguire nell'ultima sosta per le nazionali prima del Mondiale. Ma non è tanto il dispiacere per non essere in ritiro con tutti i compagni chiamati dal ct Martinez, quanto la comprensibile agitazione generata dall'incertezza sull'evoluzione del suo adduttore destro. È purtroppo un grande classico della pubalgia: arriva, la curi, migliora, se ne va, ma resta dietro l'angolo e a volte si ripresenta proprio quando sembra archiviata.
pensiero fisso
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Fino a qualche settimane fa, era andata proprio così. Lo stesso Allegri in conferenza a metà febbraio aveva spiegato come il portoghese stesse meglio. Poi, come un indice azionario in tempo di guerra, le quotazioni hanno ricominciato a virare verso il basso e a Rafa non è rimasta che un'unica opzione possibile: provare a convivere col problema. Solo che la convivenza è complessa. Lo è in allenamento, quando occorre provare a forzare un po' per capire come risponde la gamba. E lo è ancora di più in partita, quando occorrerebbe spingere al massimo. Per lui nello specifico si tratta di una situazione particolarmente penalizzante: Rafa ha nello scatto e nella progressione in profondità la sua arma migliore, ritrovarsi a gestire la corsa lo limita. Lo dimezza. Equivale a scendere in campo col pensiero fisso di incorrere in potenziali guai ancora peggiori. E col Mondiale in arrivo, non è solo un problema fisico, ma psico-fisico.
lancette
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C'è sicuramente anche questo nella testa del portoghese, che in queste settimane è una sorta di frullatore in cui si rincorrono tanti pensieri tra critiche, difficoltà oggettive quando scende in campo, messaggi più o meno criptici sui social, attesa per capire quando le cure avranno effetto. E, a proposito di campo, ha spiccato la sua defezione col Torino, arrivata nell'allenamento di rifinitura. Un'assenza che ha inevitabilmente riportato le lancette indietro, cancellando i (teorici) progressi delle ultime settimane. La mancata convocazione è arrivata dopo un confronto in vigilia con Allegri in cui il tecnico gli aveva chiesto di aiutare di più la squadra, ricevendo una risposta che - parola più, parola meno - aveva questo senso: "Non ce la faccio". A quel punto Max ha deciso di non convocare Leao, che è rimasto spiazzato dalla situazione. Osservandola dal di fuori: legittima l'apprensione e le riflessioni di Rafa, altrettanto legittima la decisione dell'allenatore. Non significa che Allegri abbia perso la pazienza, tutt'altro: Leao era e resta assolutamente centrale nelle idee di Max - lo dimostra la gestione di questi mesi, quando il portoghese è stato lasciato in campo nonostante l'adduttore lo costringesse praticamente a camminare -, ma il tecnico lo rivuole integro per lo sprint finale. A partire da Napoli, in uno stadio dove Rafa ha saputo regalare spettacolo. Ora come ora accanto a Pulisic è comprensibilmente favorito Nkunku, ma se nei prossimi dieci giorni il decorso di Rafa andasse per il verso giusto, non ci sarebbero dubbi sulle scelte di Allegri.



