La nuova Italia di Malagò: sale Conte in panchina, Maldini dt. Il progetto

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Il nuovo presidente eletto con il 68% dei voti e la sua rivoluzione. L'ex tecnico del Napoli preferito a Mancini

Elisabetta Esposito

Giornalista

23 giugno - 07:28 - MILANO

Sono le 15.13 di ieri quando al Cavalieri Waldorf Astoria di Roma il presidente dell’assemblea elettiva della Figc, Mario Luigi Torsello, annuncia che la nuova guida del calcio italiano sarà Giovanni Malagò. Lui si alza dal suo posto in prima fila, si gira verso chi lo ha sostenuto e alza le braccia al cielo. Poi sale sul palco e va ad abbracciare Giancarlo Abete, suo rivale in questa corsa elettorale. È Malagò, 67 anni e una lunghissima esperienza da dirigente sportivo che va dall’Aniene al Cio e alla Fondazione Milano Cortina, passando dai 12 anni da numero uno del Coni, il presidente della Federcalcio. È lui l’uomo chiamato a dare una svolta al pallone italiano, che continua ad appassionare tutti, ma che fa sempre più fatica a rotolare. Malagò vuole partire con una rivoluzione azzurra ad effetto, puntando su un nome forte come quello di Antonio Conte ct, con Paolo Maldini direttore tecnico. Uno scenario avviato – per l’ex rossonero è praticamente fatta – ma su cui c’è ancora da lavorare. Inizierà subito, facendo leva sulla propria credibilità, costruita in anni di successi. Può essere questa l’arma per convincere l’ex tecnico del Napoli (che molti preferiscono a Mancini) a fare - anche parzialmente - una scelta di cuore. Una delle tante sfide di quest’avventura: "Da solo non posso fare niente, insieme possiamo fare tutto". 

i numeri

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Malagò ha ottenuto il 68,58% dei voti dei 266 delegati presenti (su 273), Abete il 29,17% e le schede bianche sono state il 2,25%. Numeri che fanno sorridere il nuovo presidente: "Certo che sono contento! Avevo detto che qualsiasi cosa sopra il 61% sarebbe stata importante: solo un presuntuoso poteva pensare che ogni componente mi appoggiasse all’unanimità, qualcuno penso si sia astenuto, anche in Serie A". Vero, due schede bianche, quella annunciata di Lotito e quella di Stirpe (Frosinone), troppo amico di entrambi per fare una scelta, più un’altra dall’Aic. Considerato che partiva dal 54% di Lega Serie A, Serie B, Calciatori e Allenatori, meno lo 0,9% della Lazio, più il 3,7 del Comitato regionale Lombardia dell’Lnd (totale 56,8%), Malagò è andato oltre le previsioni del 12%. "Abete qualcosa ha preso - continua lui nella sua analisi - ma mi pare che circa un terzo dei Dilettanti abbia votato per me: come si fa a non essere contenti?". In effetti il presidente dei Dilettanti ha avuto qualcosa più del previsto in Serie B, qualcosa in meno in Lega Pro e parecchio meno nella sua Lnd: da sola valeva il 34%, lui si è fermato al 29. Poco meno di un terzo dei voti dei Dilettanti a quanto risulta è effettivamente andato a Malagò, dunque non solo l’annunciata Lombardia. Abete non può esserne contento, ma è convinto che non siano stati voti contro di lui, ma a favore del rinnovamento che viene chiesto al suo avversario. Per questo ha intenzione di andare serenamente avanti alla guida della sua componente.

riforme

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 Ma questo è il giorno di Malagò e della sua larga conferma, una maggioranza che gli dà ancor più forza nel portare avanti le riforme necessarie al sistema calcio. Un’impresa non da poco, come lui stesso ha riconosciuto, mettendo di fatto in discussione il famoso diritto d’intesa o diritto di veto che troppo spesso ha bloccato i progetti: "Se non si cambia, qualcuno ci metterà nelle condizioni di cambiare". 

politica

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Il riferimento è a un commissariamento che già negli ultimi tempi è stato più volte invocato dalla politica. Anzi, "da una parte della politica", precisa Malagò che pretende i necessari distinguo. Il calcio è rimasto profondamente scontento dal comportamento del ministro per lo Sport Abodi, soprattutto dopo il recente provvedimento che toglie l’1% delle risorse della mutualità (10,8 milioni) ai vivai della Figc per darlo alla Serie A femminile. Nei discorsi che hanno anticipato il voto, lo hanno fatto presente praticamente tutti, dall’uscente Gravina ("Forse pensavano di punire la vecchia e magari la nuova Figc: si sono sbagliati, hanno fatto il male del calcio") al presidente della Lega Serie A Simonelli ("La politica ha deciso di prendere le distanze dal calcio, poi salirà sul carro dei vincitori ma ce lo ricorderemo"), da quello della Serie B Bedin ("La politica non riesce mai a inserire il calcio nella sua agenda") allo stesso Abete ("Con la politica c’è un problema che dobbiamo risolvere"). E ne è ovviamente convinto anche Malagò: «La politica deve rispettare lo sport, si può accettare tutto ma non che non si venga coinvolti in un provvedimento che ci riguarda. Sono dinamiche che non fanno bene a nessuno». E che lui vuole cambiare. Tanto che già giovedì incontrerà proprio Abodi. È ora di voltare pagina.

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