La legge elettorale al via in commissione al Senato, la maggioranza per ora non corre

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   C'è chi parla di "work in progress" e chi evidenzia come sia necessario "dare il giusto tempo a una legge importante". Insomma, nella maggioranza, almeno per ora, l'idea prevalente non pare quella di forzare i tempi sulla riforma elettorale a Palazzo Madama. Il testo sarà incardinato alle 13 dalla commissione Affari Costituzionali: si tratta del primo step per l'avvio dell'esame. Poi, in ufficio di presidenza, si discuterà anche del timing.

   Le opposizioni hanno già fatto sapere che chiederanno un ciclo di audizioni. E "mi sembra giusto accordale", osserva un big di FdI. E quindi, guardando al calendario, e tenendo conto che questa settimana la commissione sarà dedicata in primis al decreto sulla giustizia, difficile ipotizzare che il testo venga chiuso per l'Aula prima della pausa estiva. I tecnici della maggioranza sono comunque in contatto e al lavoro. Ma i tempi un po' più dilatati, si ragiona, possono servire anche a svelenire il clima. Oltre che a far decantare i sondaggi e a ripartire con un quadro anche un po' più chiaro. Anche sulle preferenze dove le posizioni restano, comunque, varie nella maggioranza. Tanto che - da fonti del centrodestra - si spiega che una decisione finale sul punto non sarebbe stata ancora presa e che probabilmente servirà un confronto interno tra gli alleati.

    Il centrosinistra si prepara per la battaglia ma attende anche le mosse dell'altro campo chiedendosi se, davvero, ci sia la determinazione ad andare avanti. Anche perchè, osserva qualcuno, in caso si decida di perseguire la linea dell'intesa con Vannacci coi collegi del Rosatellum, forse, gli accordi potrebbero essere più semplici.

    Ad ogni modo l'opposizione continua ad avversare il testo, così come il fatto che la tematica resti al centro del dibattito. Il carovita è alle stelle, attacca il leader M5s Giuseppe Conte "e loro pensano alla legge elettorale per conservare il potere e penalizzare le forze di opposizione e agli slogan per trasformare l'Italia in un far west".

    Intanto i Dem ribadiscono: nessuna forzatura sul calendario.

    "Per le prossime settimane è già stato fatto. Mi auguro - sottolinea il capogruppo Francesco Boccia - che non ci siano forzature". Continua poi a montare la protesta sull'emendamento 'anti-frammentazione' inserito in Aula alla Camera che prevede che, al netto del miglior perdente di coalizione, non contribuiscano al calcolo dei voti per il premio i partiti rimasti sotto il 3%.

   "Porremo la questione in tutte le sedi, a tutti i livelli, fino ad arrivare al presidente della Repubblica", sottolinea il segretario di +Europa Riccardo Magi in una conferenza stampa insieme al segretario del Psi, Enzo Maraio, al presidente di Centro democratico, Bruno Tabacci, quello di Progetto civico, Alessandro Onorato, dal co-presidente di Volt Italia, Daniela Patti, la segretaria di Possibile, Francesca Druetti, e il presidente di Più Uno, Ernesto Maria Ruffini. La norma, anche secondo il costituzionalista Enrico Grosso, è "palesemente incostituzionale" e si presta, dunque, a ricorsi una volta che la riforma andrà in porto. Si tratta anche per il senatore Dem "più che di una norma anti-cespugli di una norma ruba-voti".  

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