Le 6 puntate esploreranno i crimini e i misteri più emblematici della storia italiana, attraversando vicende legate a terrorismo, mafia e potere
Andrea Fiori
11 marzo - 11:36 - MILANO
Questa sera, mercoledì 11 marzo, debutta su La7 in prima serata La Giusta Distanza, una nuova serie documentaristica ideata e narrata da Roberto Saviano. Attraverso sei puntate, lo scrittore propone un viaggio profondo nell'Italia del passato recente, analizzando crimini e misteri emblematici che hanno segnato il nostro Paese. Il fulcro del programma è l'intreccio tra destini apparentemente inconciliabili: Saviano esplorerà come le vite di figure distanti si siano sfiorate o contrapposte, offrendo una prospettiva inedita sulla memoria collettiva e sulle dinamiche tra potere, mafia e terrorismo.
la puntata dell'11 marzo
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La puntata d'esordio è dedicato a una delle ferite più profonde della storia italiana: la strage di Capaci. Il racconto si sviluppa attraverso il contrasto drammatico tra due figure agli antipodi: Francesca Morvillo, magistrata di straordinario rigore e moglie di Giovanni Falcone, e Giovanni Brusca, il boss corleonese responsabile materiale dell'attentato che, il 23 maggio 1992, spezzò la vita di Giovanni Falcone, della stessa Morvillo e degli uomini della scorta. Un'analisi cruda di quel tragico momento della storia italiana, osservato dal punto di vista di chi ha dedicato la propria esistenza alla difesa dello Stato e chi, con estrema ferocia, ha tentato di abbatterlo.
Chi erano Francesca Morvillo e Giovanni brusca
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Francesca Morvillo (1945–1992) entrò in magistratura nel 1967, dedicando la sua intera carriera al servizio dello Stato. Ha lavorato a lungo presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo, occupandosi della protezione dei giovani in contesti fragili, per poi diventare Consigliere presso la Corte d'Appello.
Giovanni Brusca (1957) è stato un'esponente di spicco della cosca di San Giuseppe Jato e fedelissimo di Totò Riina, è stato uno dei più feroci esecutori della strategia stragista di Cosa Nostra. Autore di centinaia di omicidi e noto per l'atrocità del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, è stato colui che ha azionato il telecomando nella strage di Capaci. Arrestato nel 1996, ha intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia, fornendo rivelazioni determinanti per la comprensione delle gerarchie mafiose, pur restando una figura tra le più controverse della storia criminale italiana.


