guantoni
Contenuto premium
Dalla New York dei primi del Novecento ai grandi campioni come Roberto Duran e Larry Holmes, la storia del maestro che ha rivoluzionato il modo di allenare: disciplina, autocontrollo e dignità valevano più di qualsiasi risultato
Un vero Maestro non smette mai di apprendere tutto ciò che i suoi allievi possono insegnargli, volontariamente o meno. Lui poi, nato a Terre Haute nello Stato dell'Indiana e cresciuto a due passi da Harlem non poteva che diventare anche un uomo di frontiera, o di confine se preferite. Confine tra due mondi, tra due colori di pelle e tra i tanti modi in cui un uomo può combattere per affermare la propria identità. Ray Arcel era uno che insegnava prima agli uomini e poi ai pugili. Nella storia della boxe pochi allenatori hanno lasciato un’eredità tecnica paragonabile alla sua; lui che attraversò quasi tutto il Novecento, dopo averlo anticipato di un anno con la propria nascita, formando campioni di ogni categoria e di ogni epoca, da Benny Leonard a Roberto Durán, da Jimmy Carter a Larry Holmes. Eppure la sua grandezza non risiedeva soltanto nella capacità di preparare un pugile a vincere un incontro. Ciò che lo rese una figura quasi leggendaria fu il suo modo di concepire il rapporto tra maestro e allievo: prima dell’atleta veniva sempre l'individuo, per questo ha costruito o contribuito a forgiare anche delle persone, oltre che dei combattenti.


