(di Michele Cassano)
A meno di 48 ore da uno degli eventi
principali della fase preparatoria della Biennale, la
presentazione del Padiglione Centrale restaurato, resta alta la
tensione tra l'istituzione e il governo per la partecipazione
della Russia. La Fondazione ha annunciato di aver inviato tutte
le carte chieste dal ministero della Cultura, ribadendo che
"nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la
Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da
nostro dovere".
La documentazione è ora al vaglio del ministro Alessandro
Giuli, per verificare se effettivamente le leggi siano state
rispettate. Verrà esaminata in particolare la corrispondenza con
le autorità russe, per capire in che modo sono state definite
l'organizzazione e la gestione della performance degli artisti.
La Biennale ha sempre sostenuto di aver semplicemente preso atto
della comunicazione arrivata da Mosca, che avrebbe chiesto, come
da prassi, di partecipare alle mostre in quanto proprietaria di
un padiglione.
Il ministro, prima ancora di chiedere l'invio delle carte e
le dimissioni della rappresentante del Mic nel Cda dell'ente
veneziano, aveva sottolineato che il governo è tenuto a
rispettare l'autonomia della Biennale. È però opinione diffusa
nella maggioranza, ad esclusione della Lega, che in questa
situazione debba prevalere l'interesse nazionale, in linea con
la politica estera del Paese. Non è chiaro, comunque, fino a che
punto possa spingersi il ministero: il commissariamento, a cui
secondo alcune ricostruzioni si potrebbe far ricorso nel caso in
cui si accerti la violazione del quadro sanzionatorio, in
passato si è verificato per diverse fondazioni liriche solo in
caso di gravi violazioni di legge o di dissesto finanziario. C'è
chi ha ipotizzato la possibilità di dichiarare persone non grate
gli artisti russi, presenti solo nella fase che precede
l'apertura ufficiale del 9 maggio per registrare una performance
che sarà poi proiettata nel padiglione, impedendone così
l'ingresso nel Paese. In realtà dalle forze di governo è
piuttosto arrivato l'auspicio che sia il presidente della
Biennale Pietrangelo Buttafuoco a fare un passo indietro
chiudendo le porte alla Russia, ma al momento da Venezia
arrivano tutt'altri segnali.
È evidente, in ogni modo, che la questione travalica le
stanze di via del Collegio Romano e coinvolge i piani alti del
governo, tanto che sarebbe previsto un incontro tra il
sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e Giuli per decidere i
prossimi passi. Domani il ministro dovrebbe sciogliere la
riserva sulla sua presenza giovedì alle 12 alla presentazione
del Padiglione Centrale, sede delle mostre allestite dai
curatori scelti dalla Biennale. Una sua assenza farebbe molto
rumore, anche perché l'edificio è stato riqualificato con i
fondi stanziati proprio dal Mic nell'ambito del Pnrr.
La vicenda divide non solo la maggioranza, ma anche
l'opposizione. Il leader della Lega Matteo Salvini torna a
difendere l'operato della Biennale, schierandosi contro "la
russofobia", proprio mentre i parlamentari M5s in commissione
Cultura stigmatizzano la decisione di escludere Svetlana
Zakharova, étoile del Bolshoi di Mosca, dal Gala di danza di
Roma, definendola "censura culturale". Una doppia presa di
posizione che spinge il senatore del Pd, Filippo Sensi, a
rimarcare la "convergenza gialloverde", "anche su Zacharova,
come su Biennale e gas russo".
È tornata a far discutere in queste ore anche l'iniziativa
del collettivo Art Not Genocide Alliance, che con una lettera
firmata da 178 fra artisti, curatori e operatori
dell'esposizione d'arte ha chiesto al presidente e al consiglio
della Biennale di impedire la partecipazione ad Israele, in
quanto "responsabile di genocidio".
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