Nel 2024, in lacrime, lasciava la nazionale con una toccante conferenza stampa. Poi i tifosi avrebbero voluto un suo ritorno e lui non ha mai chiuso le porte. "Se serve, ci sono". Bielsa, però, ha dare spazio ai giovani
Soffre, si sbraccia, applaude. Luis Suarez vive dalla tribuna la sfida del suo Uruguay contro Capo Verde con la stessa intensità con cui giocava in campo. E con la Celeste l’ha fatto per una vita: 69 gol in 143 partite, nessuno come lui. La domanda però resta. Oggi perché è sugli spalti e non in campo? Inquadriamo il contesto degli ultimi due anni e proviamo a dare una risposta.
addio e ritorno
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Nel 2024 la punta dell’Inter Miami aveva annunciato il suo ritiro dalla nazionale. “Penso di aver dato tutto quello che ho all’Uruguay, lascio spazio ai più giovani”, aveva detto tra le lacrime. Il Pistolero ripone l'arma nel cassetto. È stato il miglior marcatore della storia della Celeste, in patria è un idolo ed è stato osannato per vent’anni. Per questo, ai vociferava di un suo possibile ritorno in Nazionale. Un’elezione… a furor di popolo. E Luis non aveva chiuso le porte. “Se serve, io ci sono”. Bielsa, invece, ha scelto di farne a meno. Chissà quanto se ne possa essere pentito ieri sera. Uno come il Pistolero, anche a 37 anni, avrebbe fatto comodo eccome…
36 anni fa
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Una volta in 52 anni. L’ultima 36 anni fa. Questo è lo score dell’Uruguay ai Mondiali senza Suarez. L’unico successo in una Coppa del Mondo dal 1974 a oggi risale al 1990, 1-0 alla Corea del Sud, poi il buio. Suarez è stata luce. Ha riacceso le attenzioni del mondo intero sull’Uruguay, riportandolo sulla cartina del mondo del pallone. Luis e il suo partner in crime Edinson, anche lui nato a Salto.
in tribuna
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Ieri, quindi, era in tribuna. Nella sua Miami, nuova casa da un paio d’anni. E avrebbe voluto essere in campo, aiutare i più giovani, sostenere un popolo intero. Anche i tifosi nel post partita l’hanno ammesso. “È un po’ vecchiotto ma è il miglior giocatore mai visto con questa maglia. Ci sarebbe servito lì davanti”. In tribuna era indemoniato. Il primo tempo l’ha vissuto con la maglia da trasferta dell’anno prossimo dell’Uruguay - nera e blu, con il numero 7 sul petto - , il secondo con una maglietta e una giacca sopra. Una ripresa lo inquadra triste e sconsolato nei minuti finali. E al novantesimo c’è stato uno scambio di occhiate con Godin, che gli ha fatto un gesto ripreso dalle telecamere. “Manca fame”, sembra dire. E poi, Luis stesso, in zona mista ha rincarato la dose. “Questa maglia ha storia e carattere, in questo momenti bisogna dimostrarlo. Paghiamo alcuni errori, la prossima partita sarà decisiva. E l’Uruguay non molla mai”. E se solo Bielsa potesse farlo entrare per un quarto d’ora, la sensazione è che la pistola avrebbe ancora colpi in canna…


