Grosso, lento, ma con due mani fatate: il centro di Saint Louis, occhialoni e mille soprannomi, è uno dei giocatori universitari più amati d'America. Il suo futuro? L'Nba sembra troppo, ma sa giocare e in Europa può spaccare...
Occhiali neri da secchione che pensa di essere ancora sui banchi di scuola, il pizzetto nero che lo rende riconoscibile dalla piccionaia delle arene di pallacanestro. Alto e grosso, molto grosso, carnagione bianca latte. Robbie Avila è uno dei grandi personaggi della March Madness 2026. Il centro di Saint Louis, pittoresco certo, ma anche maledettamente efficace, triple e assist, punti e rimbalzi, ha catturato l’attenzione di tutti. Certo era già conosciuto, uno così non passa mica inosservato in quattro stagioni di college, ma ha sempre giocato per atenei periferici per le gerarchie Ncaa. Per due anni a Indiana State, l’alma mater di Larry Bird, e poi appunto altri due nel Missouri. Però con i Billikens capaci di vincere contro Georgia al primo turno della Big Dance, di concedersi un altro ballo, questo finito inevitabilmente col pestone subìto dalla corazzata Michigan, che aveva gli anfibi ai piedi, altro che i tacchi, l’hanno visto tutti, stavolta. In tanti si sono risistemati gli occhiali, proprio come fa lui, perché non credevano ai propri occhi. Cosa ci fa quello lì sul parquet a questo livello?
Avila impnotizza l'america
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Beh, Avila ha fatto spesso il fenomeno, nonostante l’apparenza ingannevole. Rappresenta l’essenza della March Madness che non è solo chi vince, ma semmai chi ipnotizza l’America davanti alla tv, chi lascia un ricordo. Un flash, un’emozione. Avila ha saputo colpire al cuore. Ha lasciato il segno, s’è ritagliato il suo pezzettino di storia collegiale. E ora? Tutto finito adesso che ha esaurito l’eleggibilità quadriennale da studente/atleta? Gli toccherà fare un lavoro d’ufficio, con sedia extra large su misura, o il sogno continua e giocherà ancora, da professionista? Ha una chance Nba via Draft, magari?
LARRY NERD
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I soprannomi si sono sprecati. Ha stuzzicato la fantasia degli americani. "Larry Nerd" è quello classico, il paragone con Larry Legend era inevitabile, avendo entrambi indossato la maglia dei Sycamores. Forzato, ovviamente, tra i due non ci può essere comparazione, per valore assoluto. Lesa maestà. Gli altri sono ancora più fantasiosi, spassosi persino. "Cream Abdul Jabbar" e "Milk Chamberlain" sono spettacolari anche se certo irrispettosi, "College Jokic" è il paragone contemporaneo. Il suo soprannome preferito è "Rob Wave", comunque scenografico, ma meno irrealistico. Il ragazzone sa il fatto suo, appunto, non vive sulle nuvole.
ANDAMENTO LENTO
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In un mondo che va di fretta, Avila si è sempre preso i suoi tempi. Ha fatto le cose con calma sui parquet collegiali. Lento, ma inesorabile. Implacabile per gli avversari. Quattro stagioni in doppia cifra di punti, dai 10.7 di media da matricola a Indiana State ai 17.4 e 17.3 di secondo e terzo anno. In questa annata Ncaa 12.8 punti, 4.5 rimbalzi e 4.1 assist, tirando col 41% da 3. Giocatore dell’anno dell’Atlantic 10 Conference, riconoscimento vinto da Obi Toppin nel 2020 e da Bones Hyland nel 2021, per capirci. Giocatori Nba adesso, e di livello oltre la linea di galleggiamento. Avila non è un fenomeno da baraccone. Oltre il look c’è di più. Al torneo Ncaa non ha strabiliato. Buono contro i Bulldogs di Georgia, 12 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 2 stoppate. Molto peggio contro i Wolverines di Michigan che gli sono saltati in testa, inevitabilmente. 9 punti e 5 assist, ma tirando 3/13 e facendo una fatica dannata in difesa contro quei super atleti. Gli occhi del pubblico erano tutti per lui, comunque. Ogni volta che scoccava una tripla sembrava quasi scontato dovesse muovere la retina perché la meccanica di tiro è quella giusta e la favola meritava di non finire mai per quanto bella da scoprire, capitolo dopo capitolo, o meglio avversario dopo avversario. Ma la vita reale non fa sconti neppure a un gigante di 208 centimetri e 108 chilogrammi. Trattabili, diciamo così.
futuro prossimo
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E dunque la March Madness gli ha già mostrato il capolinea. E ora? Avila continuerà la carriera da professionista. Sarà pagato per giocare a pallacanestro. Ci mancherebbe altro, nonostante i limiti atletici palesi merita una chance, sa giocare. Però la Nba pare un prospettiva utopica. Contro chi può difendere a quel livello? Nessuno, probabilmente. Forse a qualche General Manager verrà la voglia di chiamare il suo nome con una scelta di secondo giro del Draft perché Avila può aiutare a vendere biglietti, dopotutto. Ma non è detto che succeda. L’Europa pare la prospettiva più verosimile. In un contesto meno proibitivo sul piano atletico Avila può far valere la stazza e i fondamentali. E quel tiro da 3. Chissà che in Italia qualcuno non si sia innamorato di lui. Farebbe la sua figura, qui. Di Larry Nerd sentiremo ancora parlare.




