L'ultimo Masters di Langer: "Ho 67 anni, giusto dire basta. Ma che emozione..."

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La settimana prossima il tedesco giocherà ad Augusta per la 41ª e ultima volta il torneo che ha vinto nel 1985 e 1993: "Non sono più competitivo, ma spero comunque di superare il taglio"

Silvia Audisio

4 aprile - 16:45 - MILANO

Bernhard Langer: 67 anni e non sentirli. Quella del tedesco è una carriera lunga 53 stagioni, con 125 titoli conquistati in ogni continente e ad ogni età, messi in fila senza saltare un solo anno. E poi una serie infinita di record e altrettanti festeggiamenti, come quello che fu organizzato nel 2022 per i suoi 40 anni di Masters da Mercedes, la Casa d’auto che lo ha accompagnato sui campi di tutto il mondo. Tedesca come lui, bavarese di Anhausen. L’omaggio speciale era un’auto che sulla carrozzeria raccontava a fumetti le sue gesta, le sue vittorie, il suo Masters. Appagato? Mai. Perché molto doveva ancora succedere in questi tre anni. Come vincere ancora quattro titoli senior, incluso un major. Inclusi anche un tendine d’Achille rotto nel febbraio 2024 giocando a pickleball ("praticare altri sport è parte del mio training"), un recupero incredibilmente veloce per tornare in gara tre mesi dopo e nuovamente alla vittoria prima di fine anno. Colpivano le sue parole subito dopo l’incidente. "Penso di poter produrre ancora molto per qualche anno, ho sempre tanto buon golf in me". Riprendere a giocare e vincere così, a 67 anni, sembra impossibile. Eppure è capace di rilanciare come solo i più grandi sanno fare. Come Seve Ballesteros quando, capitano della Ryder Cup 1997, appena chiusa la gara disse "abbiamo vinto, ma la prossima volta gioco anch’io". E come un certo Tiger Woods, sempre e comunque proiettato in avanti. La formula del professionista tedesco? "Come in un puzzle è la combinazione di tanti pezzi -  Forza e coraggio mi derivano dalla fede in Dio, credo in Gesù Cristo e leggo regolarmente la Bibbia. Mi piace allenarmi e mantenermi in forma. Metti un buon Dna, un fisico atletico e un talento speciale per lo sport, tutti gli sport: calcio, sci, ping pong, atletica, correvo veloce, lanciavo la palla lontano, avevo un'ottima coordinazione, mi piaceva e riuscivo bene. Ma non basta, occorrono lavoro e dedizione sotto tutti gli aspetti, ti servono un buon coach (il golf è lo sport più tecnico in assoluto), un bravo caddie e una solida famiglia, devi affrontare alti e bassi, superare questi ultimi e imparare dagli errori, come nella vita. Non ultimo, amo il golf e amo competere". Determinazione e volontà, appunto. Ancor più da quando, compiendo i 50 anni, è entrato nel mondo Seniores come un fiume in piena, un giovanotto in crescita in mezzo ad adulti in progressivo calo. Implacabile, ha continuato a vincere (47 volte), migliore della stagione sul Champions Tour per un record di sei volte. "Negli ultimi 18 anni sul Champions Tour ho avuto la fortuna di riuscire a vincere almeno un torneo a stagione, cosa molto difficile; le statistiche dicono che qui si vince soprattutto tra i 50 e i 55 anni, ma superata quest’età il successo è sempre più raro. Ed eccomi qui con un altro titolo a 67 anni. È vero, ho battuto un sacco di record, ma non gioco necessariamente per i primati, voglio essere il miglior golfista possibile e voglio divertirmi". 

Quale parte del gioco è ancora un punto di forza?

"Il gioco è lo stesso, ho perso circa dieci metri di lunghezza rispetto ai miei trent’anni e al mio periodo migliore, ma penso di aver guadagnato qualcosa in altri settori, conosco meglio il mio gioco, riesco a pensare meglio, ho più esperienza, posso ancora migliorare gli approcci, il putt o dal bunker, questa è la parte interessante del golf, non come altri sport tipo calcio, basket o tennis dove devi essere molto veloce, sport professionistici che a quarant’anni sono finiti; nel golf puoi ancora migliorare tanto a 50 o 60 anni. Da quella prima volta nel 1982, ha giocato il Masters 40 volte per 134 round e 9.760 colpi, e questo sarà l’ultimo".

Due giacche verdi nell'armadio, 1985 e 1993. Come si affronta l’Augusta National andando avanti con l’età?

"Qui i green sono tra più duri al mondo e su diversi livelli, bisogna fermare la palla molto rapidamente per lasciarsi un corto putt, per questo è diventato così difficile per me essere competitivo. Io arrivo in green con un ferro 2 o 3 quando i più lunghi giocano 9 o pitch, difficile fermare la palla. Questo campo di 6.900 metri è diventato molto complicato per me, considerando anche la posizione della palla spesso in salita o in discesa. Per questo ho deciso che sarà il mio ultimo Masters. So di non poterlo vincere e se non posso essere in competizione non ha più senso. Non passare il taglio e fare magari due score in 80 colpi non è l’obiettivo. Nei prossimi anni mi concentrerò sul Champions Tour, dove sono uno dei migliori perché giochiamo campi più corti".

Dunque il suo tocco magico intorno ai green non basta più. 

"In realtà tutti questi giovani campioni hanno un ottimo tocco oggi, sono bravi in ogni aspetto del gioco; se vuoi diventare uno dei migliori al mondo devi essere bravo in tutto e loro lo sono, quindi sì, ho un buon tocco, immaginazione e tutto il resto, ma gli altri tirano la palla 30-60 metri più lunga di me".

Lo scorso luglio ha disputato il suo ultimo evento del DP World Tour (513 partenze, 42 vittorie) e ha riassunto la sua lunga carriera dicendo.: “Ho potuto vivere il mio sogno”. Il Masters che sta per giocare un ultima volta, la 41esima, ha avuto certamente un ruolo importante in questo sogno. Cosa le mancherà di più di questo torneo, tra ambiente, buche, pressione, perfezione ovunque, grandi giocate…?

"Sono molte le cose che mi mancheranno. Il solo fatto di partecipare al torneo è davvero unico. Ma non sto dicendo addio al Masters per sempre, ho ancora intenzione di essere lì nei prossimi anni, di partecipare al Champions’ Dinner e di giocare il Par-3 Contest. Ma quello che mi mancherà sarà essere là fuori da solo a competere con gli altri, dentro le corde, perché non sono abituato a stare tra il pubblico, sarà molto diverso. Non è facile dire addio a qualcosa che ami, ma credo che sia il momento giusto per farlo, la decisione è presa. Certo mi mancherà quel nervosismo che ti prende sul tee della buca 12 e camminare poco dopo sul ponticello che attraversa il Rae’s Creek; così come essere annunciato sul tee della buca uno e scendere in campo con dei grandi giocatori, che in molti casi sono diventati anche buoni amici, e camminare sui fairway con loro; e poi la gente, gli applausi, i boati quando giochi un grande colpo, l’eccitazione che riesci a creare a bordo campo. Comunque continuerò a giocare un golf competitivo, ma non più ad Augusta".

Che cosa ha imparato dal Masters? 

"Molte cose, come l'importanza di avere una buona strategia per attaccare ogni buca, perché i green sono così difficili e complessi che devi avere una grande strategia e fare affidamento sui tuoi colpi per mettere la palla esattamente dove vuoi che sia. In definitiva, bisogna essere molto precisi ad Augusta. Anche solo mezzo metro può fare la differenza tra un grande score e un disastro. E qualche volte anche essere fortunati".

Cosa si aspetta quest’anno?

"L'obiettivo principale è quello di superare il taglio, ma so che sarà molto difficile, le probabilità sono decisamente contro di me per via del campo così lungo, ma spero di godermi il mio ultimo Masters da giocatore. Sto cercando di prepararmi emotivamente per affrontare il momento, quando vedrò tutta la mia famiglia, i figli, i nipoti, gli amici e i miei sponsor di tanti anni, là fuori oltre le corde a fare il tifo per me, sarà molto emozionante e spero una bella emozione".

Bernhard Langer è sinonimo di regolarità. Giocando il Champions Tour americano dal 2017, su 358 tornei ha mancato un solo taglio (oltre ad aver vinto 47 volte). Dove trova questa costanza di rendimento?

"È molto difficile essere costanti in questo gioco perché i campi sono diversi, come le erbe, le condizioni atmosferiche, i bunker e tutto il resto. Ognuno cerca solidità e costanza di rendimento, molto difficili da ottenere. Io sono stato costante per la maggior parte della mia vita (sullo European Tour ho vinto per 17 anni di fila), direi soprattutto negli ultimi 40 anni: credo che si tratti di uno swing affidabile, una buona tecnica, un buon gioco corto e la forza mentale per mantenere il focus sul gioco, senza farsi troppo distrarre da quello che sta fuori campo. Abbiamo una famiglia, siamo sposati, abbiamo dei figli, ci sono problemi da affrontare nella vita; io sono stato molto fortunato ad avere un buon manager (mio fratello Erwin) per 40 anni, un coach (Willie Hoffman) per lo stesso tempo, un caddie per 22 anni e poi quello attuale (Terry Holt) da 19. Dunque ci sono coerenza e continuità nella mia vita e in quella sul tour, sono una persona molto leale con chi sta intorno a me. Tutto ciò serve a metterti a tuo agio e a produrre buoni risultati".

Seve e Bernhard (due Masters ciascuno), grandi campioni e avversari per una vita, con personalità, caratteri e comportamenti in campo completamente diversi

"Eravamo come sale e pepe, all’opposto in molte cose: lui mostrava le più intime emozioni in modo aperto, era un giocatore spavaldo, mentre io ero più introverso e chiuso in me stesso. Quello che ho imparato nel corso degli anni è che devi essere fedele a te stesso, non siamo uguali, abbiamo personalità diverse e modalità diverse per produrre i nostri migliori risultati. Se dicessi a Lee Trevino, che parla in continuazione, di stare zitto per diciotto buche, probabilmente non giocherebbe molto bene, perché ha sempre eliminato il suo nervosismo in campo parlando con le persone. E vale il contrario. Dobbiamo essere ciò che siamo per rendere al meglio. È divertente vedere in gara queste diverse personalità, come anche Tiger, che non parlerà mai molto, ma è uno spettacolo".

Nel suo palmarès ci sono anche sei vittorie nel Father and Son Challenge, quattro con suo figlio Jason e due con Stefan. Dobbiamo aspettarci un altro super campione in famiglia?

"Direi di no, ormai sono grandi e hanno capito che quella del pro non è una vita facile se non sei veramente bravo e dunque si occupano di tutt’altro, investment banking e gestione patrimoniale. Ma quel torneo è molto speciale, uno dei preferiti della nostra famiglia dove partecipano tutti, anche chi non gioca, che viene a fare da caddie o da spettatore, è un bellissimo evento di famiglia giusto prima di Natale".

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