Dopo lo 0-0 dopo 90' contro la Seleçao, dagli 11 metri il portiere del Milan fa la differenza. Italia mai così in alto nella manifestazione
Pietro Scognamiglio
27 novembre 2025 (modifica alle 16:28) - MILANO
Due rigori parati da Alessandro Longoni, portiere della Primavera del Milan, valgono per l’Italia uno storico terzo posto al Mondiale U17 di Doha. Dopo lo 0-0 nei 90’ contro il Brasile (nonostante 75' con l’uomo in più), gli azzurri la spuntano dagli 11 metri: Longoni dice di no prima a Pacheco – il migliore in campo – poi a Luis Eduardo, dando modo così a Baralla di trasformare il tiro decisivo e far scattare la festa. Alla settima partecipazione a questo torneo, l’Italia raggiunge il suo risultato migliore di sempre e lo fa grazie al gruppo di Massimiliano Favo, selezionatore che a questi livelli è una garanzia: con l’U17, infatti, ha già vinto l’Europeo nel 2024. Per il Brasile rigori di nuovo amari, dopo l’eliminazione avvenuta nella stessa maniera in semifinale contro il Portogallo (nei sedicesimi e negli ottavi, però, gli era andata bene contro Paraguay e Francia).
SUBITO ROSSO
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La partita sembra girare dopo 14’: il centrale Vitor Fernandes commette il secondo fallo da ammonizione nel giro di pochi minuti (prima su Arena, poi su Bovio) e lascia i suoi colpevolmente in dieci. Ma gli effetti non sono dirompenti. Il Brasile si risistema con un difensore dalla panchina (Luis Eduardo per Gabriel Mec) e va a compattarsi con un 4-4-1 finalizzato a ostruire gli spazi facendo valere organizzazione e fisicità. La squadra di Dudu Patetuci è infatti molto “europea” per impostazione tattica, con un pizzico di qualità in meno rispetto a quello che ci si poteva attendere ma comunque in grado di produrre scintille in zona tiro (unico tentativo del primo tempo, quello di Ruan Pablo all’11’). Con l’uomo in più, l’Italia prende il controllo del palleggio ma fa comunque fatica a produrre vere occasioni: quella più importante capita alla mezz’ora a Maccaroni, che calcia di poco fuori dopo il gioco di sponda con Arena (si conoscono bene, entrambi nella Primavera della Roma).
ASSALTO
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Il copione nel secondo tempo non cambia, l’Italia attacca con continuità ma senza essere pungente e anzi corre un grande rischio quando Lontani si ritrova infilato al 62’ su sviluppo di calcio d’angolo, ma con un provvidenziale fuorigioco di Felipe Moraes autore della deviazione decisiva sulla linea. Brivido. Con le risorse ridotte per l’assenza degli squalificati Borasio e (soprattutto) Inacio, Favo aspetta l’80’ per i primi cambi (orientati anche alla scelta dei rigoristi): dentro Iddrisa e Lontani per Marini e Arena, poi Baralla ed Elimoghale per Maccaroni e Steffanoni. Gli ultimi minuti diventano un assalto al muro verdeoro e due volte arriviamo sul fondo a crossare, ma prima Campaniello e poi Iddrisa sono imprecisi di testa. Dal dischetto segnano Prisco e Lontani, Luongo sbaglia, ma poi sale in cattedra Longoni. E con i suoi guantoni va a prendersi le medaglie di bronzo, da mettere al collo di una squadra capace di vincere sei partite prima dello scivolone in semifinale con l’Austria. E così, pur arrivata in affanno al termine di un Mondiale maratona, l’Italia non lascia il Qatar a mani vuote. Era una finale senza coppa in palio (quella che conta di più se la giocano Austria e Portogallo), ma vale comunque una pagina di storia.



