L'Iran si prepara al Mondiale: ritiro in Messico e trasferte lampo per dribblare Trump

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Donald non voleva la nazionale, ma la Fifa ha mediato: concordati soggiorni di 48 ore a Los Angeles e Seattle. Il prossimo 4 giugno Taremi e compagni affronteranno la loro ultima amichevole in Turchia, poi ci sarà il trasferimento a Tijuana

Il mare di Antalya ha dato pace e serenità ai giocatori, l’ambasciata messicana di Ankara i visti necessari per passare l’oceano e installarsi in territorio americano (anche se non negli Stati Uniti), i 3 gol al Gambia il morale necessario per affrontare il Mondiale più difficile nella storia dell’Iran.

il messaggio

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La squadra diretta da Amir Ghalenoei è atterrata in Turchia il 20 maggio scorso, decisa a prepararsi per una competizione la cui partecipazione è stata conquistata sul campo e messa in dubbio, e in pericolo, da una delle tre nazioni ospiti. "La nazionale iraniana è benvenuta alla Coppa del Mondo, ma io non credo davvero che per la propria vita e sicurezza da parte loro sia appropriato esserci". Un gran welcome inviato via social network dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 12 marzo. La Fifa, che organizza il Mondiale, ha la sua sede a New York nella Trump Tower: da Zurigo non hanno commentato il post ma evidentemente si sono messi al lavoro perché la diplomazia salvasse la partecipazione di una delle 48 squadre al torneo di calcio più importante del pianeta.

al lavoro

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Altro che separazione di sport e politica: nel Caso-Iran l’unione tra le due sfere continua a essere indissolubile e non potrebbe essere altrimenti visto il conflitto in atto con gli Usa, col Paese che organizza il Mondiale che il 28 febbraio scorso ha attaccato una delle nazioni partecipanti. Al messaggio di Trump Mehdi Taj, presidente della federcalcio iraniana, aveva risposto affermando che se quelli erano i presupposti la sua nazionale non avrebbe mai partecipato al Mondiale. Il presidente Fifa Gianni Infantino ha incontrato la delegazione iraniana il 31 marzo, rassicurandola e assicurando poi pubblicamente che l’Iran al Mondiale ci sarebbe stato.

ecco il messico

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Un mese dopo il messaggio di Trump la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha fatto sapere che la Fifa aveva respinto la richiesta avanzata dalla federazione iraniana di spostare in Messico le 3 partite del Team Melli, previste a Los Angeles (contro Nuova Zelanda e Belgio) e Seattle (con l’Egitto). Però un compromesso messicano è stato comunque trovato: la scorsa settimana la stessa Scheinbaum ha ufficializzato il cambio di programma organizzativo dell’Iran, con lo spostamento del campo base dall’Arizona al suo Paese. Gli americani non gradivano la presenza fissa sul proprio territorio della delegazione iraniana e così il Team Melli ha portato la propria base a Tijuana, Baja California. Dalla città messicana di frontiera l’Iran volerà sulla vicina costa ovest per andare a giocare le sue 3 partite. Poi si vedrà.

i limiti

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Gli Stati Uniti non potevano opporsi in maniera diretta alla partecipazione dell’Iran, però ne limitano al massimo la presenza entro i propri confini: il volo che trasporterà la squadra a Los Angeles e Seattle sarà iper controllato e il gruppo non resterà negli Stati Uniti più di 48 ore (ricordiamo che la Fifa impone alle squadre di dormire nella sede delle partite alla vigilia delle stesse). In tutta questa fibrillazione diplomatica e organizzativa il ct Amir Ghalenoei ha cercato di portare avanti il suo programma. Il 31 maggio ad Antalya è arrivato il Gambia, battuto 3-1, e il prossimo 4 giugno l’Iran affronterà la sua ultima amichevole, sempre in Turchia, col Mali. Poi ci sarà il trasferimento a Tijuana, sperando che i visti necessari siano pronti. Da parte del Messico hanno concesso alla delegazione iraniana di non presentare le impronte digitali lasciando che tutti i passaporti siano gestiti da un solo rappresentante.

la lista

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Intanto ieri l’Iran ha dato la sua lista definitiva, e la sorpresa è la conferma dell’assenza del “Messi d’Iran”, ovvero l’ex romanista Sardar Azmoun. Il giocatore al momento è allo Shabab negli Emirati, ma la sua relazione con la nazionale si è letteralmente congelata mesi fa, tra voci di indisciplina e questioni politiche e/o patriottiche. Nei 26 convocati 17 sono tesserati per squadre locali, col campionato iraniano che è sospeso dall’attacco statunitense di fine febbraio. Altri 5 elementi giocano negli Emirati, uno, Jahanbakhsh, è appena retrocesso nella B belga, un altro, Mohebi, è al Rostov in Russia. Poi ci sono due giocatori assai simbolici. Il primo è l’ex interista Mehdi Taremi, 10 gol (l’ultimo a febbraio) con l’Olympiakos nel campionato greco chiuso al secondo posto. Ha 33 anni ed è la bandiera del Team Melli.

il tedesco

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Il secondo si chiama Dennis Eckert, è nato a Bonn nel 1997 da padre tedesco di origini iraniane e madre galiziana e ha giocato nelle giovanili della Germania. Quest’anno era allo Standard, in Belgio, e in marzo ha ottenuto il cambio di cittadinanza calcistica ma non è ancora riuscito a debuttare per problemi burocratici. Ha scelto di abbracciare la nazionale dei nonni nel momento più difficile: il premio sarà il Mondiale, sempre che la politica non decida altrimenti.

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