L'Inter sta con Lautaro. Chivu smonta il caso: fiducia totale nel capitano

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Due sostituzioni in quattro giorni mal digerite, ma nessuno strappo: per il tecnico il capitano è centrale nel progetto e l’Inter continua a puntare su di lui e l'argentino resta centrale nel progetto

Roberto Maida

Giornalista

27 novembre - 23:43 - MILANO

Sessantasei minuti nel derby, settantadue a Madrid. Due volte sostituito in quattro giorni, nei momenti decisivi di un paio di partite niente male. Che sta capitando a Lautaro Martinez? La successione degli eventi è indiscutibilmente anomala, rispetto alla normale gestione della fatica. Ma non bisogna esagerare con i sospetti e le insinuazioni. Semplicemente, è cambiata l’Inter: lo scorso anno Inzaghi non poteva mai privarsi di lui, dal momento che in panchina scrutava alternative di basso rango tra riserve impigrite (Correa), attempate (Arnautovic) o sbagliate (Taremi). Oggi invece Chivu può contare su un quartetto di attaccanti di alto livello e decide di utilizzarli tutti, chi prima e chi dopo.

malumore

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La società e l’allenatore non hanno alcuna intenzione di discutere la centralità del capitano, che è un professionista esemplare e in ogni allenamento dimostra un’attenzione e una fedeltà alla causa encomiabili. Chivu in particolare lo sostiene e lo stimola, anche pubblicamente, rinnovandogli stima e ammirazione. Semmai è Lautaro a dover accettare il nuovo status, che gli impone di superare i suoi stessi limiti. "Credo che non fosse contento del cambio, forse ce l’aveva con il tecnico" ha detto in diretta su Prime il portiere del triplete, Julio Cesar, che era a bordo campo a Madrid e ha una certa familiarità con gli equilibri di spogliatoio. In effetti al Metropolitano, dopo aver già accettato a malincuore di lasciare il derby sullo 0-1, Lautaro sembrava parecchio infastidito quando ha letto sul display il numero 10 colorato di rosso, rosso come un’espulsione. Ma sono dinamiche legate alla contingenza. Chivu sta controllando una delicata transizione, che nei due impegni successivi alla sosta non è stata supportata dai risultati, e vuole sfruttare i giocatori che siano al massimo della condizione, miscelandoli con cura tra una partita e l’altra. Anche Calhanoglu, l’altro campione ingombrante, è stato sostituito due volte di fila. Non per gli errori reiterati, che per sua sfortuna sono costati i gol di Milan e Atletico, ma per un rendimento generale poco soddisfacente. Il paradosso è che Calhanoglu non è mai stato così prolifico: 6 gol già messi in cantiere non sono un’abitudine consolidata.

insieme

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Ma è soprattutto Lautaro ora la miccia da disinnescare. Fin qui il suo malumore è stato contenuto dentro la normale delusione di un cambio (o meglio due). Non risultano sfoghi privati, né con Chivu né con i compagni. È immaginabile anzi che tra capitano e allenatore una chiacchierata serena sia servita a chiarire le rispettive posizioni. Ma non c’è la volontà di uno strappo in una fase molto importante per il nuovo corso. Chivu ha bisogno di Lautaro come Lautaro ha bisogno di Chivu. Giusto pochi minuti prima della partita con l’Atletico, il presidente Beppe Marotta aveva assicurato che l’allenatore sarebbe «rimasto all’Inter per molti anni». E non può essere un gol incassato da calcio d’angolo al 93’ a scalfire la fiducia reciproca. Ecco perché i due, allenatore e capitano, devono sostenersi a vicenda. Ed è evidente che Lautaro, come il resto della truppa, debba riprendere una marcia spedita già dalla trasferta di domenica a Pisa. "L’ego va messo in secondo piano per il bene collettivo" ricorda spesso il leader democratico Chivu, che nei fatti ha dimostrato di non regalare minuti e indulgenza a nessuno: Lautaro è stato sostituito 12 volte su 15 da agosto in poi.

certezza

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L’invito recente a sorridere di più, per godersi il privilegio dell’onere di capitano, non ha prodotto la scossa sperata: Lautaro ha segnato 3 gol nelle ultime 9 partite, uno in 6 di campionato, salendo a 8 reti stagionali tra campionato e Champions. Lo scorso anno era partito più lentamente (5+1) e poi si era impossessato dello status di trascinatore dell’Inter, soprattutto in Europa. Insomma le crisette di inizio stagione, almeno in termini realizzativi, non sono una novità per lui. Ed è come se, inconsciamente, Lautaro trattenesse dentro al suo talento le giocate risolutive che possono cambiare il destino proprio quando arrivano le partite da dentro/fuori.

vado avanti

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Martinez è il primo a lamentarsi con se stesso quando la porta sembra rimpicciolirsi davanti ai suoi occhi, vedi la parata con palo di Maignan nel derby. Questione di centimetri e parleremmo d’altro. Ma giusto a Madrid, alla vigilia della sfida con l’amico e rivale argentino Julian Alvarez, Lautaro aveva chiarito: "Sento tante storie sul mio conto. Una volta mi rimproverano perché non segno in Champions, un’altra perché non segno in campionato. Io gioco per la mia squadra, per i miei compagni, per dare allegria ai miei tifosi. Il resto non mi interessa". È tipico di tutti i grandi calciatori alimentare il dibattito, le discussioni sui dettagli. I migliori sono coloro che creano le condizioni per avere l’ultima parola.

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