L’Inter è in piena euforia, il Milan manca di equilibrio. Ma il derby non ha logica...

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Le tre sfide già vissute in questa stagione, confermano che contro i nerazzurri il Diavolo sa esaltarsi

Stefano Agresti

Giornalista

2 aprile 2025 (modifica alle 07:47) - MILANO

Se il derby fosse una partita logica, forse non si giocherebbe nemmeno. C’è una squadra che sembra una macchina perfetta: l’Inter, ovviamente. È in corsa in ogni competizione, è al comando in campionato, ha vinto sette delle ultime otto partite che ha giocato (una l’ha pareggiata, mica persa), vive in un’atmosfera di euforia diffusa e di armonia condivisa tanto che il contratto di Inzaghi sta per essere rinnovato fino al 2027. 

l'avversaria

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E poi ce n’è un’altra, di squadra, alla quale il motore si è ingolfato appena uscita dalla fabbrica e non si è mai più messo in moto benché a gennaio sia stato revisionato a dovere, con tanto di ingente spesa: il Milan, altrettanto ovviamente. Ha perso quattro delle ultime sei gare, è stato sbattuto fuori dalla Champions a opera del Feyenoord, in Serie A è staccato di venti punti dalla testa della classifica – occupata proprio dalla grande rivale – e non solo è lontanissimo dal quarto posto, ma rischia addirittura di mancare un qualsiasi piazzamento valga la qualificazione alle coppe, essendo precipitato al nono posto. Non finisce qui: l’amministratore delegato sta scegliendo il direttore sportivo che dovrà portare l’allenatore per il futuro, dunque è in atto una rivoluzione; intanto Sergio Conceiçao, assai nervoso, prende posto in panchina sapendo che a fine stagione, comunque vada, verrà mandato via. Sta nascendo un nuovo Milan proprio mentre il vecchio scende ancora in campo con un trofeo in palio. 

senza logica

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Il derby, però, non è una partita logica. Non lo è quasi mai e non è detto che lo sia stavolta, a maggior ragione se guardiamo cos’è accaduto in questa stagione negli scontri tra Inter e Milan: si sono affrontate tre volte e soltanto nell’ultima partita i campioni d’Italia sono riusciti a raccogliere la miseria di un pareggio (a tempo scaduto), rimediando due sconfitte nell’andata di campionato e nella finale di Supercoppa. Come dire: la squadra di Inzaghi vola sempre tranne che nel derby; quella di Conceiçao – e prima di Fonseca – si esalta solo quando vede nerazzurro. Perché in queste sfide entrano in ballo altri fattori, soprattutto emotivi. Magari l’eccessiva sicurezza, una specie di complesso di superiorità, può spingere gli interisti a prenderla inconsapevolmente alla leggera (si è parlato molto della presunzione dei nerazzurri dopo la sconfitta nel primo derby stagionale). 

precedenti

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Quanto al Milan, sembra essere capace di grandi imprese solo quando è a un passo dalla disfatta: nella disperazione trova la forza di reagire. È successo più volte in questa stagione, a cominciare dalle due partite che gli hanno dato la Supercoppa. A proposito di Supercoppa: chi dà oggi per spacciati i rossoneri pensi a quali erano le previsioni a Riad e a come (quasi) tutti ritenessero l’Inter strafavorita. Il derby, del resto, non è una partita logica. Per quanto ami sorprendere, nemmeno Conceiçao oggi potrà lasciare fuori di nuovo Leao. Lo ha fatto a Napoli e ha rischiato di essere travolto. È vero, Rafa non è un calciatore affidabile: può farti vincere una partita da solo oppure costringerti a giocare in dieci nonostante lui sia inutilmente in campo. Ma in questo Milan scombiccherato, senza equilibrio e capace di passaggi a vuoto inquietanti, il portoghese è uno dei pochi a poter accendere, strappare, incidere. Meglio metterlo dentro e vedere cosa combina, insomma. 

Illogicità e pragmatismo

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L’illogicità rossonera si scontra con il pragmatismo dell’Inter: solida, sempre uguale a se stessa dal punto di vista tattico, piena di calciatori esperti e concreti, ma anche capace di regalare momenti di grande calcio. Peserà l’assenza di Lautaro, così come il pensiero degli impegni futuri, tra campionato e Champions: per questo Inzaghi sembra intenzionato a fare riposare Mkhitaryan, 36 anni compiuti, alla vigilia delle trasferte di Parma e Monaco. Nell’ultimo periodo Simone è stato abile nella gestione delle forze, ora il compito diventa più difficile. 

verso roma

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Nel frattempo, il Bologna è già proiettato verso Roma, verso la finale del 14 maggio: un appuntamento storico per un club che ha un passato ricco di vittorie ma da molti anni non è abituato a certi eventi. Troppo netta la differenza con l’Empoli, che aveva già realizzato un’impresa eliminando la Juve nei quarti. L’andata della semifinale ha chiuso il conto (3-0), mettendo in evidenza la disparità di valori tra le due squadre. Una differenza accentuata dalla diversa condizione psicologica: gli emiliani volano grazie all’entusiasmo trasmesso dagli ultimi splendidi risultati e dalla qualità del gioco che riescono a produrre; i toscani devono investire ogni risorsa sulla conquista della salvezza, che vale molto più di una finale di Coppa Italia. La squadra di Italiano è la vera rivelazione della stagione: pensavamo potesse accusare tantissimo l’addio di Motta (e di Zirkzee, Calafiori...), invece il nuovo allenatore è stato abilissimo a ereditare quanto di buono fatto da Thiago mettendoci del suo. Ma, soprattutto, non ha avvertito il peso degli straordinari risultati di un anno fa. E ora aspetta l’Inter o il Milan.

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