L'esperimento digital detox sui giovani calciatori e gli effetti sulla performance

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Il prof. Aldo Grauso toglie lo smartphone durante lo stage nazionale LND. L'abuso dei social compromette la performance sul campo 

Daniela Cursi Masella

20 aprile - 12:12 - MILANO

"Spegni lo schermo, accendi il gioco”. Questo il claim dell’esperimento di digital detox in occasione del primo raduno Nazionale dell’Under 16 organizzato a Pomezia da Lega Nazionale Dilettanti. Il prof. Aldo Grauso, psicologo dello sport per tutte le selezioni giovanili LND, ha coinvolto i ragazzi in un programma mirato a stimolare la socializzazione e il senso di gruppo. “Il presidente Abete tiene moltissimo allo sport come veicolo sociale. Detto questo, i ragazzi non erano pronti a rinunciare allo smartphone. Per molti di loro, abituati ad usarlo anche 6 ore al giorno, è stato un vero sacrificio”, ha testimoniato l’esperto.   

l'esperimento

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Seguendo le linee guida fornite dal Ministero dell’Istruzione contro l'abuso dei dispositivi digitali, l’iniziativa messa in campo dal prof. Grauso in sinergia con il coordinatore organizzativo Alberto Branchesi e il segretario del progetto sperimentale Fabio Ferrari, mira ridurre il tempo speso sui dispositivi mobili per favorire i benefici cognitivi e relazionali: “Da un uso più consapevole - sottolinea Grauso - derivano grandi benefici umani e sportivi. Basti pensare che i giovani giocatori che hanno reso meno in campo erano i maggiori fruitori dei social”. Entrando nel dettaglio dell’esperimento, l'esperto ha chiesto alla Rappresentativa Under 16 LND di accettare una sfida: consegnare i telefoni dalle ore 22.00 della sera precedente la gara, fino al termine della partita in programma contro i giocatori di pari età dell’AS Roma. Niente social, niente chat, niente notifiche notturne o pre-match. Input: conoscere i propri compagni di squadra, a partire da quello con il quale si condivideva la stanza. “I risultati osservati sono stati sorprendenti e vanno ben oltre il semplice "stare attenti: migliore qualità del sonno; recupero della socialità; e focus cognitivo”.  

sport o smartphone?

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L’occhio fisso sullo smartphone, lo dice la scienza, incide 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐠𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞𝐝 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 dei più giovani, con conseguente attenzione fragile (o frammentata), concentrazione scarsa e difficoltà nella gestione delle emozioni. “In altre parole - incalza Aldo Grauso - meno strumenti per affrontare contesti complessi, dentro e fuori dal campo”. In quest’ottica, il rettangolo verde diventa una sana alternativa: la rinuncia allo smartphone rappresenta un elemento essenziale della performance, al pari della sana alimentazione e dell’allenamento tecnico. “Lo sport - dichiara Aldo Grauso - allena la presenza, la relazione, il controllo emotivo e la capacità decisionale. L’eccessivo uso dello smartphone va nella direzione opposta. Il lavoro con questi ragazzi ha un messaggio chiaro: il giocatore non è una macchina, ma un individuo. Il "blackout digitale" favorisce la vita vera e accende la massima prestazione nello sport che l’atleta ama. Abbiamo il dovere di farglielo capire”.

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