Il vento del referendum non soffia sulle elezioni comunali. La vittoria schiacciante dei no alla riforma della giustizia, che era suonata come un campanello d'allarme per la maggioranza di governo, al momento non si sostanzia, come il centrodestra temeva, in risultati tangibili e netti a favore del centrosinistra. Gli analisi su questo sono concordi: l'effetto della consultazione popolare sulle ultime amministrative - che hanno coinvolto circa 750 comuni e quasi 6,3 milioni di elettori - è 'non pervenuto'. Così, in attesa dei ballottaggi che daranno il segno della tornata, a spiccare è il verdetto di Venezia. E non perché la Serenissima abbia cambiato colore, bensì per le grandi speranze che il campo largo aveva di espugnarla. Per il resto, a prevalere è il dato della complessità di tante sfide locali, molto diverse tra loro.
Riflettori puntati anche sull'affluenza definitiva che si attesta nello stivale al 60%, quasi cinque punti percentuali in meno rispetto alla tornata precedente. Ma nel confrontare i numeri puri, c'è un dato di cui tener conto: gran parte delle città considerate andò al voto l'ultima volta nel 2020, in concomitanza con diverse elezioni regionali e con il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, circostanza che potrebbe aver fatto lievitare la partecipazione. Dunque, al netto del calo, i sondaggisti parlano di un flusso di votanti che tiene.
Considerando i 18 capoluoghi chiamati alle urne, Lorenzo Pregliasco di Youtrend - a dati ancora parziali - scatta questa fotografia: "Nei Comuni più grandi, c'è Pistoia che passa al centrosinistra e Reggio Calabria al centrodestra: una sorta di pareggio. Per il resto, in un ottica complessiva, non si notano stravolgimenti". Il dato odierno è nel segno della "continuità. Si vedrà ai ballottaggi. Certo - conclude -, la speranza di un risultato positivo che il centrosinistra coltivata dopo il referendum non trova concretezza e il centrodestra tira un sospiro di sollievo". Sulla stessa linea Antonio Noto, del Consorzio Opinio-Rai, secondo cui "il voto ai partiti ha premiato il centrodestra, contrariamente a quanto accaduto con il referendum. Ed è la prova che gli italiani votano in modo diverso" in base alle circostanze. Da domani "potrebbe cambiare il tono della narrazione politica - ipotizza Roberto Weber -. Di certo, non c'è un effetto referendum" e i numeri della consultazione popolare sulla giustizia "vanno riletti, perché non danno meccanicamente risultati politici".
Sui risultati locali, inevitabilmente, possono incidere equilibri diversi da quelli nazionali: l'appeal di candidati pesanti (come l'ex governatore Vincenzo De Luca, che vince a mani basse a Salerno); il rilievo territoriale di singole forze politiche (come Sud Chiama Nord che ha spinto la rielezione di Federico Basile a Messina); nuovi leader che iniziano a misurarsi sui territori (come Roberto Vannacci a Vigevano), e la compattezza delle squadre di governo uscenti. E questo è il caso di Venezia, come sottolineato da Noto: "Qui, la particolarità sta nel risultato della lista civica di Venturini che totalizza circa il 30% dei voti, come all'epoca fece quella di Brugnaro.
In questa lista ci sono molti uscenti", insomma "l'apparato politico che ha retto la giunta di Brugnaro. Dunque è una vittoria di Venturini ma anche di Brugnaro. Come insegna anche il caso Occhiuto - chiosa - non è detto che le inchieste macchino il consenso".
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