Il 40% dei casi di Alzheimer si può prevenire: ecco le quattro regole d'oro secondo gli esperti
Daniele Particelli
17 luglio - 13:54 - MILANO
Camminare, dormire bene, mangiare sano e vaccinarsi sono le quattro leve su cui agire per ridurre il rischio di Alzheimer e demenza. A dircelo sono le ultime evidenze presentate al 26° Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) svoltosi a Padova: fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto intervenendo sui fattori di rischio modificabili.
7.000 passi al giorno per proteggere il cervello
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Il primo pilastro della prevenzione è l'attività fisica moderata e regolare. Camminare intorno ai 7.000 passi al giorno può ridurre il carico di beta-amiloide nel cervello, una delle proteine tossiche associate all'Alzheimer, e ritardare la comparsa dei sintomi cognitivi anche di diversi anni. Non servono performance sportive, ma è sufficiente muoversi con costanza.
Dormire: né troppo né troppo poco
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Il sonno è un altro fattore determinante, spesso sottovalutato. Durante la notte il nostro cervello attiva un sistema di pulizia che elimina le proteine tossiche accumulate nel corso della giornata. Dormire meno di 6-7 ore o più di 8-9 ore è associato a un aumento del rischio di Alzheimer: la finestra ottimale, secondo gli esperti, si colloca tra le 7 e le 8 ore per notte.
Fino al 30% di rischio in meno con la dieta mediterranea
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Sul fronte alimentare, la dieta mediterranea si conferma ancora una volta uno dei fattori protettivi più solidi: il suo rispetto regolare è associato a una riduzione del rischio di declino cognitivo compresa tra l'11% e il 30%. Per ottenere questo risultato basta privilegiare frutta, verdura, legumi, pesce, olio d'oliva e cereali integrali nella propria alimentazione quotidiana.
Dai Vaccini una protezione inaspettata
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Il quarto fronte è forse il meno conosciuto: alcune vaccinazioni di routine, da quella contro l'herpes zoster a quella contro l'influenza, sono state associate a una riduzione del rischio di demenza fino al 40%.
Le nuove frontiere terapeutiche e diagnostiche
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Accanto alla prevenzione, però, il congresso ha fatto il punto sulle opportunità terapeutiche emergenti. I nuovi anticorpi monoclonali lecanemab e donanemab, ad esempio, rappresentano un passo avanti, anche se non ancora una soluzione definitiva. "Questi trattamenti rallentano la progressione della malattia, ma richiedono una profonda riorganizzazione del sistema sanitario, a partire dalla diagnosi precoce fino alla gestione dei pazienti nel tempo", ha spiegato Carlo Serrati, presidente eletto AIP.
Sul fronte diagnostico, sempre più concreta è invece la possibilità di individuare il rischio di Alzheimer attraverso un semplice esame del sangue, misurando i livelli di biomarcatori come beta-amiloide e tau. "Identificare precocemente i pazienti significa dover ripensare l'intero percorso assistenziale, oggi ancora largamente incentrato su una medicina ospedaliera non più adeguata alla gestione delle malattie croniche dell'anziano", ha precisato Angelo Bianchetti, segretario scientifico AIP.


