Koleosho: "L'Italia tornerà al Mondiale con noi giovani. Sognavo l'azzurro, ma tra pizza e suya..."

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Dal Connecticut al Paris Fc passando per Spagna e Premier, il talento multiculturale convocato da Baldini si racconta: “Mamma è canadese di Campobasso, papà nigeriano e americano. Io sono semplicemente Luca. La Serie A? Un giorno mi piacerebbe”

È uno dei giocatori della speranza di rinascita azzurra. E con i suoi quattro passaporti, (italiano, statunitense, canadese, nigeriano), Luca Koleosho rappresenta quella diversità di culture e prospettive di vita che potrebbe cambiare le logiche stantie di un calcio nostrano paralizzato nel gioco e nelle idee. Freschezza benefica che ha esaltato, guarda caso, in uno dei club più ambiziosi della scena francese. Quel Paris Fc passato sotto la proprietà dei miliardari e re del lusso Arnault, risolvendo la prima stagione nell’élite con una salvezza brillante conclusa senza patemi all’undicesimo posto, e la prospettiva di una crescita costante per inserirsi stabilmente in un futuro non troppo lontano anche nel giro della Champions League. Anche per questo Koleosho ha scelto di lasciare a gennaio il Burnley e la Premier League per imporsi nel club della capitale francese. E il 21enne ha chiuso la stagione in bellezza, con l’assist ammazza Psg per il 2-1 nel derby dell’ultimo turno. In realtà Koleosho si era messo in mostra pure all’esordio in campionato con il gol vittoria del 2-1 a Nantes, il 18 gennaio, mettendo poi la firma sul 4-1 casalingo contro il più blasonato Monaco, e pure sul 4-0 al Brest. Il tutto esaltando grinta offensiva in percussione, e facile propensione al dribbling e al tiro. Oltre che il potenziale di un esterno di personalità che con il connazionale Diego Coppola, pure lui approdato in prestito a gennaio dal Brighton, può ridare ottimismo al movimento calcistico italiano. Magari con i consigli di Ciro Immobile che ha posato anche lui le valigie nella capitale francese durante il mercato invernale. 

L’italo-americano-canadese-nigeriano si era già fatto apprezzare con la maglia azzurra dell’Under 21 a marzo grazie a una doppietta e un assist nel 4-0 in Svezia, la nazione che ci ha privato del primo dei tre Mondiali. Il ct Silvio Baldini se l’è quindi portato anche nella Nazionale maggiore che traghetterà durante le due amichevoli di giugno, contro Lussemburgo e Grecia. Un bell’esame per Koleosho che il Paris Fc vorrebbe tenersi stretto facendo valere la clausola di riscatto inserita astutamente a gennaio, in una logica di investimento su giovani dall’alto margine di progressione. Insomma, un grande segnale di fiducia verso un giocatore che rappresenta il futuro anche in chiave nazionale: "L’Italia – spiega infatti l’attaccante parigino in esclusiva alla Gazzetta – è sempre stato un mio obiettivo, fin da quando ero ragazzino".

La sua è stata un’infanzia particolare, in una famiglia multiculturale.

"Non chiedetemi di scegliere tra un piatto di pasta o il jolof, tra la pizza e il suya. Per me sono i sapori e la cultura della mia vita. E mi piace anche l’hamburger americano. Mia mamma è canadese, ma originaria di Campobasso. Mio papà è nato in Nigeria e cresciuto negli Stati Uniti. Sono orgoglioso delle mie origini, per me è solo normalità. Io sono semplicemente Luca". 

In tv guardavo le partite del campionato brasiliano e la Liga. Così mi sono innamorato di Ronaldo, Ronaldinho, Kakà.... E ho scoperto il Milan

Luca Koleosho

E la passione del calcio come è nata?

"In Connecticut, tra Trumbull e Bridget, ma poi pure a New York. Ho praticato tanti sport, anche il football americano, ma in tv guardavo le partite del campionato brasiliano e la Liga. Così mi sono innamorato di giocatori brasiliani. Ronaldo, ma anche Ronaldinho, Kakà. E ho scoperto il Milan e ne sono diventato tifoso. Anche di Balotelli, certo atipico fuori dal campo, ma un vero talento con il pallone". 

La sua è stata anche un’infanzia breve. A 11 anni è migrato in Catalogna per il calcio. Non facile per un bambino lasciare la famiglia a quell’età.

"No, ma era troppo forte la passione per il calcio e il mio obiettivo di diventare un professionista. L’ho vista come una grande opportunità. Certo, ci sono stati momenti difficili, ma non ho mai mollato e al Reus prima e all’Espanyol poi ho stretto delle belle amicizie". 

È mai stato a Campobasso o in Nigeria?

"Non ancora. Ho sempre avuto una vita piena. E quando avevo un po’ di tempo libero lo passavo con i miei genitori e fratelli. Ma prima o poi ci andrò, lo prometto". 

Lei ha giocato nelle giovanili degli Stati Uniti ed è stato convocato anche dal Canada, però alla fine ha dato priorità all’Italia che in questo momento non è proprio la nazionale di maggior fascino, dopo i tre qualificazioni mondiali andate in fumo. 

"Per me l’Italia è sempre stata una priorità. La nostra è una nazionale forte, con giocatori di alto livello con cui si può tornare al Mondiale. Ma serve un po’ di tempo per far crescere la nuova generazione. Se posso dare il mio contributo, ci sono. Con Coppola ci diciamo che l’importante è concentrarsi sul lavoro quotidiano e dare il massimo sempre. E poi ogni cosa si fa a suo tempo".

Con il Paris Fc ha giocato molto da gennaio, ma è in prestito. Rimarrà?

"È stata in ogni caso una buona scelta, sento che sono migliorato molto, in un progetto importante. Per il resto vedremo. Intanto abbiamo chiuso in bellezza, vincendo il derby con il Paris Saint Germain, nell’ultima giornata di campionato. Certo, loro sono i più forti di tutti, ma abbiamo dimostrato che in 90’ tutto è possibile". 

Immobile? Parliamo molto, non solo di calcio. Mi dà molti consigli preziosi da grande attaccante

Luca Koleosho

Ha giocato in Premier League, Liga e Ligue 1: quali sono le maggiori differenze?

"In Liga c’è molta qualità tecnica. In Premier c’è velocità in transizione, in Ligue 1 c’è un po’ di sintesi, in una logica di calcio offensivo". 

Prima o poi allora andrà a giocare anche in Serie A?

"Un giorno mi piacerebbe. Vedremo se ci saranno proposte interessanti in futuro".

Ne ha discusso mai con il suo compagno di squadra Immobile?

"Con Ciro parliamo molto, mi dà molti consigli preziosi da grande attaccante per migliorarmi, ma è anche una bella persona con cui chiacchierare su tanti argomenti e non solo di calcio".

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