L'ex tecnico del Liverpool ci racconta il suo Mondiale: "Atmosfera e qualità sorprendenti, ma ripeto: si gioca troppo. Vedo la Germania favorita, ma ci sono nazionali che hanno alzato tantissimo il livello come Giappone e Norvegia"
L’entusiasmo contagioso è sempre lo stesso. Jurgen Klopp si sta divertendo un sacco in questo Mondiale e lo dice alto e chiaro, come nel suo stile. Gli piace tutto, o quasi. Persino i criticati hydration breaks, anche se con un asterisco legato all’usura della prostata. L’entusiasmo però non gli annebbia la vista, lo spirito critico resta in primo piano e in questa chiacchierata realizzata nella cittadella dell’Adidas sotto il ponte di Brooklyn emerge chiaramente.
Prime impressioni?
"Molto positive. Sono partito dal Messico ed è stato incredibile. Sono andato allo stadio sei ore prima del calcio d’inizio e c’era una fila ininterrotta di gente che partiva dal centro. Un entusiasmo bestiale, contagioso, un’atmosfera unica. E poi a Dallas, a Houston, lo stesso. Magari con minore intensità ma l’ambiente è stato eccezionale ovunque sia andato".
E il calcio?
"Idem: grandissimo livello. I love it. Premessa: non ho visto tutte le partite, però ne ho viste tante. In ogni incontro c’è una dimostrazione di qualità, e non è stato sempre così, proprio no, ai Mondiali c’era sempre qualcosa legato alla tattica, o al risultato, che frenava lo sviluppo del gioco. Qui vedo una gran voglia di imporsi, di giocare, di segnare. Non ci sono speculazioni, le piccole vogliono impressionare, le grandi vogliono vincere e passare rapidamente. Il livello medio mi sembra molto alto, superiore alle mie attese. E un’altra cosa".
Prego.
"A Houston o a Dallas si gioca col tetto chiuso, poi passi a New York o a Boston e vai in campo sotto il sole cocente, e col campo super secco. La gente non vuole sentire questa cosa, ma l’erba secca cambia completamente il gioco".
Ci sono 48 squadre, e si giocano 74 partite per eliminare 16 squadre e tornare a 32, come in Qatar.
"Quindi poi possiamo finalmente cominciare!", Klopp ride.
Esatto. "Da ex allenatore l’ho detto e lo ripeto, ci sono troppe partite per i giocatori. Dicono che qui c’è solo una gara in più, una settimana in più, ma non è così: per i top players in generale c’è troppo calcio. Ma poi ora che sono qui e vedo tutte queste nazioni piene di colore, felici, che si divertono, che si impegnano allo spasimo, penso a Curaçao, a Capo Verde, ad Haiti… Come on, è bellissimo. Allora butto fuori il professionista dal mio cervello e mi godo lo spettacolo: è una cosa meravigliosa. Quarantotto squadre in un torneo non è il mio numero ideale, no, però anche se può sembrare una contraddizione in questo Mondiale mi va bene. Poi resta il problema: in generale c’è troppo calcio".
Altro argomento controverso, gli hydration breaks.
"Capisco che ci sia una discussione, legittima. Allora: se ci sono 30-40 gradi sono necessari, assolutamente. Ma io non penso che ci sia un problema con le pause, c’è un problema con la loro lunghezza e con quello che le tv, o la Fifa, fanno durante gli stop. Sì, il ritmo si rompe, ma in generale nel calcio il ritmo si spezza in tante occasioni, per un infortunio, un incidente o qualcos’altro. Se fa molto caldo, la pausa fa bene ai giocatori".
E agli allenatori serve?
"Mi piacerebbe aver avuto gli hydration breaks quando ero in panchina, sì, così come altre innovazioni tipo la Goal Line Technology, che ha preso piede quando ormai avevamo già perso una finale (col Chelsea, nel 2024 in Carabao Cup, gol non visto di Van Diyk, ndr) e ci avrebbe fatto comodo. Gli stop sono troppo lunghi, per bere non hai bisogno di due minuti e mezzo. Allo stadio va ancora bene perché c’è l’intrattenimento, a casa davanti alla tv con gli spot molto meno. Però occhio eh? Per chi come me non è più giovanissimo vanno bene per andare in bagno: 45 minuti alla mia età sono un’eternità".
Una favorita per la vittoria finale?
"Dico Germania. Per ora una vittoria larga, un’altra vittoria, ma soprattutto, cambi che funzionano, ed è lì che si fa la squadra, che si vincono competizioni come questa. La fase difensiva può migliorare, ma la strada è quella giusta".
Due outsiders? La Norvegia ha una generazione straordinaria, e poi il Giappone
Jurgen Klopp
E le altre?
"Diciamo che dagli ottavi si inizierà a fare sul serio, che non vedo grandi margini per le sorprese e che dai quarti resterà solo il meglio del meglio. E qui il campo in questo Mondiale è decisamente largo. Ora sono stati giocati due turni, le grandi sono andate bene, i grandi giocatori sono andati bene. E chi ha pareggiato, come Portogallo, Brasile o Inghilterra, non deve preoccuparsi, per due motivi: il primo è che nessuno conquista un Mondiale vincendo tutte le partite, il secondo è che è meglio partire piano e prendere il ritmo. Io dico che nei quarti ci saranno tutti i favoriti perché imporranno la propria qualità superiore, più quelle nazioni che hanno alzato l’asticella per arrivare al livello delle grandi. Faccio due nomi, Norvegia, generazione e squadra straordinarie, e Giappone" .
Come vede Ancelotti in Brasile?
"Benissimo. Se fossi stato brasiliano e mi avessero chiesto il nome dell’allenatore perfetto per la nazionale non avrei avuto dubbi: Carlo. Può gestire qualsiasi nazionale con il suo sopracciglio. Il Brasile per me ha un grande potenziale ma qualcuno lo deve tirar fuori, manca un po’ di disciplina tattica e non c’è una persona migliore per farlo migliorare. Carlo è incredibile, i brasiliani sono fortunati".
Una curiosità. Il Real Madrid per lei è mai stato un’opzione?
Klopp ci seppellisce con una grassa risata. "Ecco, ora rispondo a questa domanda e tutto ciò che ho detto finora sparisce, cancellato. C’è Jose (Mourinho, ndr). Va bene così. Quindi no comment".
Ma tornerà ad allenare?
"Mi alleno tutti i giorni, in palestra... Scherzi a parte, vedremo".



