Il centravanti azzurro ha messo a segno la quinta rete consecutiva in azzurro con una continuità che nel suo club quest’anno non ha mai trovato, l'ex Fiorentina invece è il simbolo della sua Nazionale nonostante i 40 anni
Pochi mesi fa erano “avversari” per conquistarsi al massimo una maglia da titolare in viola, martedì invece lo saranno davvero, uno contro l’altro, con le casacche di Italia e Bosnia. Sulle spalle di Edin Dzeko e Moise Kean c’è un Mondiale da regalare alla propria gente e loro ne sono i protagonisti. Con la rete di ieri sera il centravanti azzurro ha messo a segno la quinta consecutiva in Nazionale con una continuità che alla Fiorentina quest’anno non ha mai trovato; Dzeko, contro il Galles, è stato l’ultimo a mollare con il gol segnato nel finale (1-1 ai regolamentari), dopo 90 minuti in campo, nonostante i suoi 40 anni. A Firenze invece per Edin a gennaio è stato già un addio, mentre Moise aspetta ancora lo scatto decisivo per trascinare la squadra come aveva fatto la passata stagione, grazie alle 25 reti complessive. Un duello mondiale che a Firenze fa stropicciare gli occhi.
CHE FATICA IN VIOLA
—
Alla Fiorentina la strada è stata in salita, in particolare per Dzeko che ha detto addio dopo pochi mesi, poco spazio e zero reti in serie A. Il centravanti italiano invece rimane ancora l’uomo a cui aggrapparsi per la salvezza: lotta tanto su ogni pallone però ha segnato soltanto 9 centri stagionali, di cui 8 in campionato, a causa di due problemi fisici che lo hanno bloccato (prima la caviglia, poi la tibia). Numeri molto diversi da quelli collezionati con l’Italia attuale e con il club della scorsa stagione. Nei sogni viola Edin e Moise erano la coppia perfetta, in grado di squarciare le difese avversarie, anche per l’ottimo rapporto che avevano fra loro. “Io e Kean siamo una coppia perfetta e ci completiamo a vicenda” aveva detto il bosniaco appena arrivato in città e infatti nell’immaginario collettivo potevano fare staffetta e perfino giocare insieme, con Gudmundsson alle spalle in un tridente offensivo potenzialmente in grado di macinare decine di gol. “Edin è un esempio per tutti noi” ha sempre detto Moise del compagno di squadra. Quell’alchimia offensiva non è mai sbocciata però sul campo in una stagione immediatamente in salita e con gli attaccanti schiacciati dagli stessi problemi della squadra. Bassa condizione fisica e gol a fatica. Quella coppia è rimasta soltanto un potenziale inespresso e ha dovuto fare ben presto i conti con la crisi della zona retrocessione. Insieme, dall’inizio in Serie A, hanno giocato soltanto a Napoli e a Lecce, due sfide senza reti.
PIÙ MEGAFONO CHE GOL
—
La scorsa estate Edin Dzeko è arrivato a Firenze, motivatissimo e ricercatissimo, per diventare l’alter ego di Moise, per giocarci in coppia o fare staffetta. Stimato da Stefani Pioli e dalla dirigenza, sembrava l’uomo d’esperienza in grado di trascinare il resto della squadra, anche per lo spessore internazionale che lo accompagna da sempre. Numeri record con la Bosnia: 73 reti in 147 presenze, più di tutti nella storia della Nazionale. Tutto diverso con la Fiorentina: appena 236 minuti in campo e zero gol in campionato, due in Europa. Un feeling mai davvero decollato, una storia conclusa con largo anticipo e di cui rimane traccia più per il megafono utilizzato dall’attaccante, dopo l’ennesima sconfitta a Bergamo per parlare ai tifosi sotto il settore ospiti, che per le prestazioni. A gennaio, l’addio a Firenze è sembrato quasi inevitabile anche per la volontà dell’attaccante, da quanto ha raccontato successivamente: in un’intervista alla Bild, Edin ha puntato il dito su un episodio a Parma dello scorso dicembre, quando pensava di entrare per cercare di ribaltare la situazione di svantaggio e invece Vanoli lo ha lasciato in panchina. A gennaio aveva mercato e ha scelto lo Schalke04, nella seconda divisione tedesca dove ha già realizzato 6 gol e servito 3 assist in appena 8 presenze.
GOOD JOB
—
La rete di ieri sera di Kean con la Fiorentina è stata un’ottima notizia anche per la Fiorentina, tanto che il presidente del club Giuseppe Commisso dagli Stati Uniti ha voluto condividere subito un messaggio: “Good job and congratulation Moise”. Per i colori viola può essere la svolta decisiva per lo sprint finale, in ottica salvezza e per il percorso in Conference League perché è vero che il giocatore tornerà stanco dopo gli impegni azzurri, ma anche carico a mille se l’Italia conquistasse il Mondiale. Poi alla fine della stagione potrebbe esserci un addio, ma a suon di milioni ancor più se continuasse con questo ritmo in azzurro.

