John Carew: "All'Aston Villa per il principe William, Totti il più forte. Futuro? Un film di James Bond"

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L'ex attaccante norvegese ha giocato una stagione con i giallorossi, da 16 anni è un attore: "Mi piacerebbe fare il cattivo in 007 e recitare in una storia d'amore italiana. Roma mi è rimasta nel cuore"

Francesco Albanesi

2 marzo - 08:06 - MILANO

C’è chi gioca le finali di Champions League e finisce per diventare una star di Hollywood. Magari portando avanti anche un’amicizia col Principe William, tra incidenti d’auto e qualche torneo di poker. John Carew nella vita è stato tante cose: calciatore, filantropo, fotografo, golfista, dj, pugile. La sua storia è un romanzo senza fine. In Italia è diventato un’icona cult per le sue esultanze folkloristiche ai tempi della Roma di Capello: “I raccattapalle erano i miei portafortuna”. Da 16 anni fa l’attore professionista e nel cassetto ha un paio di sogni: “Fare il cattivo nei film di James Bond e recitare in una storia d’amore italiana”.

Carew, a che punto è la sua carriera?

"Lavoro con Panorama, agenzia scandinava che gestisce gli attori. Ho recitato in una decina di film, tra horror, gangster e commedie. Uno dei migliori rimane ‘Maleficent, la Signora del Male’, girato a Londra con Angelina Jolie, candidato all’Oscar. Sono sbarcato anche su Netflix con la serie ‘Home for Christmas’: lo scorso dicembre è uscita la terza stagione”. 

Il calciatore l’ha fatto anche dietro la macchina da presa…

“Nella serie tv ‘Heimebane’ interpretavo Michael, un ex calciatore che entra in conflitto con Helena, la prima donna ad allenare una squadra maschile nella massima serie norvegese. Una storia basata su pregiudizi e parità di genere nel calcio”. 

Il suo genere di film preferito?

“Amo recitare nei film drammatici. Sono storie di vita che ti mettono alla prova e tirano fuori i valori dell’attore”.

Com’è nata la passione per la recitazione? 

“Nel 2009 giocavo all’Aston Villa, avevo 30 anni. Alcuni miei amici di Londra lavoravano in alcune industrie cinematografiche e un giorno mi dissero: ‘John, tu hai un aspetto interessante per fare l’attore’. Non ci credevo all’inizio. Poi mi sono convinto e ho cominciato a fare dei corsi. La recitazione mi ha permesso di creare un canale per arrivare alle mie emozioni”. 

Progetti futuri?

“Mi piacerebbe recitare in una bella storia d’amore italiana. E poi vorrei fare il cattivo in uno dei prossimi James Bond”.

Come si svaga Carew nel tempo libero?

“Faccio il dj a vari festival qui in Norvegia. Sto cercando anche di imparare l’italiano: spero un giorno di suonare a Roma. Il golf, invece, mi rilassa. Come gli scacchi. In passato ho fatto anche boxe”.

Pokerista, filantropo, fotografo, appassionato d’arte: lei ha sperimentato di tutto nella vita. 

“A poker ho partecipato alle World Series nel 2013. Ho fatto attività benefiche per la cattedrale di Oslo e mi sono appassionato d’arte, prestandomi come soggetto di un’opera legata allo sport di Roderick Buchanan. Facevo anche diverse foto a paesaggi e persone: alcune di queste sono esposte in varie gallerie”.

Macchine di lusso ne conserva ancora? 

“Un tempo avevo una Ferrari e una Bentley. Quando ero calciatore, a volte, facevo spese inutili. Poi col tempo capisci le priorità. Oggi ho due figli e sono felice”. 

Parlando di macchine: nel 2004 fece un incidente sulla strada per andare a Trigoria.

“Ero fermo al semaforo. Una macchina da dietro mi tamponò a grande velocità: presi un forte colpo di frusta. Non riuscivo a muovere il collo, avevo la schiena a pezzi. La fede in Dio mi salvò, poteva andarmi peggio. Rimasi fuori per un mese”.

Che ricordi ha di Roma?

“Totti il più forte con cui abbia mai giocato. In spogliatoio Cassano era matto, faceva scherzi a tutti. Non capiva una parola del mio inglese. Ho legato tanto con Delvecchio, un fanatico di musica americana: ascoltava Snoop Dogg e 50 Cent. Capello spinse per il mio trasferimento in prestito dal Valencia, dove avevo vinto una Liga e giocato una finale di Champions”.

In Italia la ricordano per le sue esultanze particolari…

“In un Roma-Reggina festeggiai un gol tirando un calcio a un bidone pieno d’acqua. Rischiai di fratturarmi un dito del piede. Un’altra volta presi in braccio un raccattapalle, dandogli un bacio in fronte. Era il mio portafortuna. Roma rimarrà sempre nel mio cuore, mi chiamavano Big John. Feci 8 gol, di cui uno a San Siro contro il Milan”.

Cosa successe con l’Inter nel 2013?

“Andai a Milano, ma non superai le visite mediche. Non mi è mai stato spiegato con chiarezza quale fosse il problema: credo riguardasse le ginocchia”. 

Tolga una curiosità: è vero che spaccò il naso a Riise? 

“In tanti hanno scritto questo, ma è falso. Durante un allenamento con la nazionale ci siamo un po’ presi. Volarono insulti e qualche spintone, al massimo un piccolo buffetto. Finì lì, cose da campo. Io non venni convocato per la partita contro il Portogallo. Con Riise ci siamo poi scusati a vicenda”.

Da dove nasce l’amicizia col Principe William? 

“Ci siamo conosciuti in Norvegia, durante una cena con la famiglia reale. Ricordo che parlammo solo di calcio e, poco dopo, mi invitò in Inghilterra a vedere una partita dell’Aston Villa, la sua squadra. Mi convinse a trasferirmi lì nel 2007: per tre stagioni consecutive sono andato in doppia cifra in Premier. Mi ammirava. Nel 2019 abbiamo visto insieme a Wembley la finale playoff contro il Derby County, valsa il ritorno in Premier”.

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