Italnuoto d'oro, Barelli punta l'Olimpiade: "Forti a dispetto di tutto. Ma il governo ci aiuti"

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Il presidente Fin e le 43 medaglie europee: "Soddisfazione grande, senza sostegni però non c’è futuro. A Los Angeles vedrete anche tanti giovani. Che emozione i record mondiali della Curtis"

Elisabetta Esposito

Giornalista

19 agosto - 12:29 - ROMA

Paolo Barelli ripensa ai trionfi europei di Parigi, al lungo percorso di rinascita del nuoto italiano e sussurra: “Ma sì, chiamiamolo pure miracolo, ma un miracolo che nasce dalla nostra organizzazione”. Perché in un Paese in cui le società sportive faticano, gli impianti lasciano a desiderare e le scuole (al contrario di quello che avviene in altre parti del mondo, “sapete che in Olanda è obbligatorio alle elementari?”) non possono fare la loro parte, tornare dalla spedizione francese con 43 medaglie, 13 d’oro, conquistando più podi di tutti, non è per niente facile. Il presidente della Federnuoto, onorevole di Forza Italia e sottosegretario di Stato, è convinto che ci si riesca grazie al “metodo Italia”, fatto di competenza, dedizione e un po’ di scaltrezza, anche se ripete con una certa frequenza: “Piedi per terra”. Lo dice da sempre. Sembra funzionare. 

Barelli, il primo pensiero quando si è chiusa quest’avventura? 

“Posso essere sincero? Il primissimo è stato un po’ di stizza per le due medaglie d’oro perse per un centesimo, ma presto è rimasta solo la gioia per questi ragazzi, per le società che li hanno preparati e per i grandi margini di miglioramento che vedo. Sappiamo che Olimpiadi e Mondiali saranno un’altra cosa, però è chiaro che c’è una grande soddisfazione nel vedere che in mezzo a mille difficoltà riusciamo sempre a emergere al meglio. Io non smetto mai di ricordare che abbiamo impianti complicati, monodisciplinari, con spese energetiche altissime che le società non riescono a sostenere. E se c’è da risparmiare la prima cosa che salta è lo spazio per l’agonismo. È necessario supportarle, altrimenti tra qualche anno, altro che 43 medaglie...”. 

Sembra preoccupato. 

“Noi siamo sempre sul chi va là, perché le difficoltà economiche sono tante e questo mette a repentaglio il futuro delle nostre discipline. Se negli ultimi 4 anni non ci fossero stati questi benedetti 170 milioni di contributi dal governo distribuiti in maniera meritocratica, molte piscine oggi sarebbero chiuse e allora addio grandi risultati, che danno anche visibilità al Paese e sono da traino, come dice il ministro Tajani, anche per il made in Italy. Credo che il governo dovrà nel proprio interesse essere ancora più vicino alle società sportive, cercando di abbattere certi oneri non più tollerabili. Finora ci siamo confrontati con persone che hanno saputo ascoltare, come i ministri Abodi e Giorgetti, che peraltro - vi do una chicca - è un grande appassionato di nuoto e tre volte alla settimana si allena con Stefano Battistelli”. 

Oggi riusciamo comunque a fare la differenza. Merito anche di centri federali e tecnici, giusto? 

“Giusto. I centri federali hanno sicuramente dato uno spunto e una spinta maggiore viste le difficoltà di molti atleti a trovare spazi d’acqua adeguati, per questo continuiamo a lavorare su ulteriori potenziamenti: siamo in attesa di definire un accordo con il Comune di Palermo, città strategica. Si fa tutto in grande sinergia con le società e con i gruppi sportivi militari, ma i centri federali sono un valore aggiunto a cui tanti si sono affidati, da Fioravanti a Pellegrini, Paltrinieri, Ceccon, Razzetti... Quanto agli allenatori, abbiamo un settore d’istruzione tecnica all’avanguardia e osservato speciale di tanti Paesi. I nostri sono tra i migliori al mondo perché sono obbligati ad affinare le competenze per scovare ogni campioncino e oggi è difficile che qualcuno ci sfugga. Poi sanno comprendere al meglio gli atleti. La gestione di Sara Curtis ad esempio è stata molto oculata: fino allo scorso anno nuotava poco più di una volta al giorno, c’è stata l’attenzione di rispettare i tempi della sua maturazione. Ne valeva la pena”. 

Quando è iniziata la rinascita del nuoto italiano? 

“Prima di Sydney 2000. Quei primi ori di Fioravanti e Rosolino sono stati un volano di interesse per le nostre società e i giovani, è stato il punto di svolta da cui è partita la crescita costante del movimento, un lavoro fatto all’unisono con la Federazione ad alimentare questo circolo virtuoso”. 

Che ora punta su Los Angeles 2028. 

“Questi risultati un certo ottimismo ce lo danno, ma io sono prudente: noi siamo bravi a sfruttare al meglio ogni carta che abbiamo, ma gli altri hanno un mazzo molto più numeroso da cui pescare. Fortunatamente continuiamo a scovare piccoli campioni: ai recenti campionati giovanili di Roma qualche bel fenomeno si è visto, come Cristian Tassan Caser, 48”37 nei 100 stile libero. E poi Alessandra Mao, una ragazza che teniamo protetta perché ha 15 anni e ha uno spazio enorme di miglioramento”. 

Presidente, parliamo delle emozioni di Parigi? 

“Ne voglio ricordare quattro: i record del mondo di Sara Curtis, le cinque medaglie di Chiara Pellacani, i due ori nel fondo di Ginevra Taddeucci e la tripletta di Simona Quadarella che mi fa sperare in una stupenda medaglia olimpica”. 

Oggi, 19 agosto 2026, qual è il sogno ad occhi aperti di Paolo Barelli? 

“Eguagliare a Los Angeles il numero di medaglie di Parigi, ma con le squadre di pallanuoto qualificate per le finali”. Anche nei sogni, meglio tenere i piedi per terra...

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