Il compito del nuovo ct sarà quello di rimettere la Nazionale in linea di galleggiamento con la sua dimensione. I club di Serie A lo vogliono perché garanzia di dedizione totale
Qualcosa si muove. Anzi si è mosso. Ed è un contropiede in piena regola. Antonio Conte promesso sposo per la panchina azzurra è cosa nota e ribadita, un matrimonio che vada fino al prossimo Mondiale la novità uscita della ultimissime riflessioni sul tema. Il motivo dell'accelerazione verso un contratto di quattro anni nasce da una considerazione solo apparentemente banale: legarsi a un commissario tecnico che sa come si vince o ottengono i risultati ha un senso se questo legame vivrà fino al traguardo del 2030 quando dovremo presentarci al via della Coppa del Mondo in agenda tra Spagna, Portogallo e Marocco. Il ct della ripartenza da non fallire avrà, così, un orizzonte più ampio di ciò che potevamo aspettarci: la legislatura Malagò, infatti, durerà poco più di due stagioni, poi il voto, la missione del commissario tecnico del post shock di Zenica durerà, come detto, fino al 2030 per rimettere l'Italia in linea di galleggiamento con quella che deve essere la sua dimensione. Avanti con Conte, dunque. E avanti con Antonio per un quadriennio ricco di attese e novità: il ct degli Europei del 2016 potrebbe avere la possibilità di disegnare la sua Italia senza sosta, ma senza fretta perché al di là dei risultati immediati per uscire dal corto circuito dei cattivi pensieri, avrebbe la prospettiva di costruire un gruppo con ampi margini di miglioramento e crescita alla luce di un obiettivo fissato nel tempo e legato alla qualificazione ai Mondiali in agenda tra quattro anni. Conte vuole la Nazionale perché considera quella del 2016 una parentesi da aggiornare e da vivere con una consapevolezza più profonda.
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I club di Serie A vogliono Antonio per ciò che ha dimostrato in passato e per ciò che potrà fare nell'immediato futuro: Conte, per le società, è garanzia di dedizione, totale. In Francia, nel 2016, uscì dagli Europei a un passo dalle semifinali e dopo aver portato fino ai rigori una Germania favorita e affrontata con una formazione in piena emergenza: a centrocampo avevamo Parolo in regia, Giaccherini e Sturaro mezzali. Conte se ne andò subito dopo e ora è ad un passo dal grande rientro: rialzare la Nazionale, per lui, è una sfida da vincere. Quattro anni sono un arco temporale che può permettere di pensare in grande: dopo tre viaggi mondiali mancati, il calcio italiano vuole mettersi al sicuro, tra le mani di chi sa come centrare gli obiettivi seppur nel bel mezzo delle difficoltà. Quattro anni per Conte: la mossa del nostro calcio può essere questa. Una mossa ponderata.



